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JACKIE, LA BELLEZZA

È DONNA

In un gioco di rimandi tra passato e presente si riscopre il senso estetico di quella sensualità mediterranea che trova in Sophia Loren la sua icona e in Madalina Ghenea una nuova musa

DI
Tempo medio di lettura: 5' 45''

IERI,OGGI E… DAMIANI

Un amarcord dell’Italia della Dolce vita, in un gioco di rimandi tra Sophia Loren e Madalina Ghenea. Lei e l’altra, con quella bellezza mediterranea che è una certezza. E sulla quale scommette il gruppo di Valenza Po
di Stefano Salis

Belle sono belle, non c’è dubbio. Anzi. Sono belle oltre ogni ragionevole aspettativa; e, come dire?, lo sono persino troppo. Forse è proprio questo che è richiesto a chi deve «incarnare» la bellezza, la sensualità ma anche l’eleganza, la certezza di un bello appariscente sì, ma mai volgare, l’esplosione di gioiosa libertà, di un sorriso spontaneo che porta ad ammirare genuinamente, oltre che concupire. Effettivamente, viste da lontano, si assomigliano in maniera impressionante. Lo sguardo ora sognante ora imbronciato, l’occhio che immagina chiuso in posa sensuale o aperto a interrogare, quasi a sfidare quello dell’interlocutore, i capelli scarmigliati eppure mai fuori posto, le pose, arruffate o elegantissime: tutto sembra suggerire un accostamento, voluto e rispettoso, tra due donne di travolgente presenza. Lei, naturalmente, è Sophia Loren, musa di almeno due generazioni, desiderio infuocato ma anche rispetto dovuto, una carriera e una vitalità instradata su binari che non la hanno mai fatta deflettere o abbassare, un mito del made in Italy. Leggenda del boom italiano in tutti i sensi: l’attrice e forse la donna che lo ha interpretato in maniera più cristallina, anche nell’avviarsi al ritiro e alla presenza discreta dell’età. L’altra è Madalina Ghenea, rumena esplosiva, modella e attrice, che della Loren riprende, reinterpreta, forse, i tratti: mediterranei, caldi, sensuali. E la femminilità, morbida e seducente, proprio come quella che piaceva all’Italia Felix della ripresa del dopoguerra. È un omaggio a un periodo felice del nostro essere, la rinascita di una nazione che aveva scelto di scacciare i fantasmi di una guerra celebrando la fisicità femminile, trasmettendo, in quelle forme generose, in quei dettagli sensuali, ma anche in quell’ironico traboccare di senso estetico, la speranza di un futuro radioso. Ecco: qui e ora, dopo anni di dubbie bellezze eteree, di fisici prestati dalle palestre alle passerelle, dell’equivoco del corpo scolpito con la statuarietà iconica di un corpo femminile pieno, forse è arrivato il caso di ripensare a una Bellezza italiana 4.0. In più, nel rifarsi alla Loren, al suo fisico prorompente, c’è anche la memoria di ciò che l’attrice napoletana ha rappresentato: una tipologia femminile alternativa ma, allo stesso tempo, testarda. La Loren che dice no, in tempi non sospetti, a chi le suggeriva di trasformare il suo aspetto e il suo fisico per avere maggiori possibilità a Hollywood, rifiutandosi di cambiare per adeguarsi alle volontà altrui, è anche un esempio di convinzione e personalità. Non è un caso che sia stata proprio lei, nella sua autobiografia, a scrivere (e a testimoniare in una formidabile carriera) che è la fiducia sul proprio essere, sulla propria individualità irripetibile, a essere decisiva. «Niente rende una donna più bella della convinzione di essere bella», ha vergato. E no, non è un caso che Damiani, la storica casa di alta gioielleria fondata a Valenza nel 1924, abbia scelto una testimonial così importante e un’«ombra» (quella della Loren) così ingombrante per realizzare la sua ultima campagna pubblicitaria. Affidando al corpo, ai gesti, alle pose della giovane rumena il compito di rilanciare quella immagine vincente e positiva, solare e tutto sommato sfacciata, ma esibita con il garbo sereno di chi sa che la bellezza si indossa al pari di ogni altro indumento e gioiello. Ma non solo: gli scatti immortalano la Ghenea negli scorci, intuibili a volte, altri più decisamente identificabili delle più belle e significative città italiane. Naturalmente Venezia, città d’arte quant’altre mai, e poi Portofino, emblema della solarità spensierata e ricercata, infine Milano, simbolo dell’eleganza e della nobiltà del lavoro, e quindi, magari, della femminilità che si prende la rivincita, speriamo, nel business, come nella vita, di un mondo testardamente e spesso ottusamente maschio. C’è, insomma, una nuova voglia di riassaporare quel lifestyle italiano che ci ha fatto grandi nel mondo. Dici Sophia Loren e subito la memoria corre a quei film, quelle inquadrature singole, quelle scene madri che ne hanno fatto la musa di registi che si sono resi protagonisti della rinascita italiana. Allo stesso modo in questi scatti, una sorta di Grand Tour contemporaneo per l’Italia, nel quale le creazioni del brand illuminano e accompagnano la bellezza di Madalina, c’è la forte voglia di una rievocazione: le scenografie contemporanee, talora scattate in luminosi biancoenero, sembrano citare i capolavori neorealisti di Fellini, De Sica, Rossellini. Sembrano, cioè, citare una stagione felice, forse irripetibile, del nostro essere italiani, un brand che funziona ancora oggi a decenni di distanza in tutto il mondo. Se dobbiamo scegliere gli ambasciatori della nostra bellezza nel mondo non possiamo che rivolgere il pensiero a ciò che abbiamo saputo fare (le città d’arte) e a ciò che ogni tanto madre natura ci fa essere: la bellezza assoluta, incontrovertibile, di Sophia Loren. Una coppia irresistibile con la quale confrontarsi, da omaggiare, da inseguire, da ripetere con la speranza, l’auspicio, il desiderio che la magia possa accadere ancora.

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