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La carta
non morirà mai
È un’invenzione non perfettibile né sostituibile, come il cucchiaio, il pettine e le forbici, avvertiva Eco. Non è la tecnologia che non riesce a eliminarla, ma la società a volerla ancora
DI Giuseppe Martini

libri168

Tempo medio di lettura: 2' 35''

In questi tempi grami chi è che se la ride? La carta. Perché ha capito che i funerali che le hanno preparato negli ultimi 15 anni non si faranno mai. Molti giornali perdono colpi non perché il digitale è meglio, ma perché, fuffa per fuffa, tanto vale la fuffa a gratis su Internet: gli sponsor migrano e il gioco è fatto. Gli ebook, che avrebbero dovuto sollevare il mondo, sono meno belli, oltre a stancare gli occhi, e come tutte le novità hanno avuto un chiassoso picco e poi il loro bravo calo. Già Eco, si sa, avvertiva che la carta è un’invenzione non perfettibile né sostituibile, come il cucchiaio, il pettine e le forbici; ora Mark Kurlansky, poligrafo giornalista del Connecticut con svariati best seller a carico, ribadisce il concetto seguendo il ruolo della carta nelle sorti magnifiche e progressive dell’umanità.

 

Carta. Sfogliare la storia (24 euro, Bompiani) ha il pregio di rinunciare all’enfasi di chi dimostra chissà cosa. Ha anzi il tono dimesso del «si sa che è così», senza sbrodolare sul profumo della legatura o il sensuale fruscìo delle pagine. Di più: suggerisce che è la società a volere ancora la carta, non la tecnologia che non riesce a eliminarla. Riletto da punto di vista, il libro diventa un elogio della saggezza, o della cautela.

 

Letto invece con sguardo a ritroso, Le intelligenze dell’arte. Gallerie e galleristi a Milano 1876-1950 (19,90 euro, Nomos) appare il regesto orgoglioso di una piccola malinconia culturale. Angela Madesani, docente a Brera e firma di Artribune, ha l’accortezza di far parlare molto i protagonisti e di annusare il temperamento della città. Ecco l’intuizione: nell’Italia postunitaria che ha livellato i localismi, i localismi si vendicano e riemergono, dunque soffermarsi sul gallerismo milanese non è un limite, ma la definizione di un attitudine che ha avuto un peso nella storia artistica italiana, anche perché si parla di gente come Segantini, i futuristi allevati a casa Sarfatti, De Chirico, Guttuso, Fontana e di gallerie come Pesaro, Milione, Corrente, Cardazzo. Cioè istituzioni il cui ruolo è ormai in estinzione.

 

Belle foto di una Milano che non c’è quasi più. O meglio, che così si capisce con più sottigliezza in quella sua sprezzante difesa dei propri «particulari» e allo stesso tempo nella fierezza del fare per tutti senza dar l’impressione di pretendere qualcosa in cambio. Vedete dalla copertina qui sopra che a questo giro c’è anche Arbasino. 

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