EDITORIALE CATEGORIA NEWS BOCCIATI & PROMOSSI RUBRICHE EVENTI INVIA LE TUE STORIE

La comodità

è di casa

Indiscusso punto di riferimento, la camiceria Siniscalchi confeziona su misura capi tipicamente milanesi, che il patron definisce «pratici», usando accorgimenti non comuni. Tra i clienti storici, il re del Marocco

DI Alessandro Botré - FOTO DI stefano triulzi
Tempo medio di lettura: 5' 55''

I titolari Alessandro e Cinzia Siniscalchi: il cartamodello sul tavolo riporta 30 anni di aggiunte di «centimetri» del cliente (siniscalchicamiciesumisura.com).

 

La prova del nove della camicia non è il momento in cui la si indossa, ma quello in cui la si toglie. Se alla sera sbottonandola non si manda a quel paese il camiciaio, vuol dire che è comoda». Alessandro Siniscalchi va dritto al bersaglio, con la fermezza e la disinvoltura di chi il proprio mestiere l’ha nel sangue e non deve dimostrare niente a nessuno. La camicia è a tutti gli effetti un capo di biancheria e come tale deve rispecchiare le esigenze di ciascuno, molto più di una giacca, anche in virtù del fatto che la serriamo alla nostra pelle, alle nostre vie aeree e sanguigne in ben tre punti, oltre a infilarla nei pantaloni. Ecco perché è importante affidarsi a un bravo artigiano, con il quale si potrà instaurare un rapporto di fiducia. La camiceria Siniscalchi di Milano rappresenta in questo senso un’eccellenza italiana, che tra i clienti storici annovera la famiglia Moratti, Umberto Agnelli, Luciano Barbera, Sergio Loro Piana e il re del Marocco Hassan II. L’attività nasce nel 1948, quando Vittorio Siniscalchi, padre dell’attuale titolare Alessandro, faceva le camicie agli amici nella sua casa di via Monte Napoleone.

 

Gli esterni della camiceria nell’attuale sede aperta nel 2013, a piano terra nel cortile di un palazzo come usavano le botteghe una volta.

 

Aprì il primo laboratorio, di sola camiceria, in via Cerva, per poi avviare con un socio un negozio anche di abbigliamento, Point of Siniscalchi, in piazza San Fedele, e tornare in seguito in via Monte Napoleone al 19, dove era nato. Si separò dal socio, a cui lasciò il negozio, per occuparsi solo di camiceria, inaugurando una bottega in via Gesù 8 nell’attuale cortile dell’hotel Four Seasons. Da lì si trasferì in via Carlo Porta 1, in un appartamento al terzo piano, fino al 2013, quando l’azienda è finalmente tornata in un cortile a pian terreno, l’ideale per una bottega artigiana, con uno spazio ampio e arioso dove non rimbomba l’eco della città: in viale Vittorio Veneto 32, quasi all’angolo con piazza della Repubblica. Tutto viene fatto qui eccetto l’eventuale ricamo delle iniziali, da sempre affidato a una libera professionista esterna. Alessandro Siniscalchi è affiancato dalla moglie Cinzia e da sei lavoranti, tutte donne, una piccola ed efficiente catena di montaggio.

 

L’ampia sala della camiceria Siniscalchi di Milano, nel cortile di viale Vittorio Veneto 32. Colpisce la quantità dei tessuti, stipati in ogni dove: circa 1.500 le stoffe a disposizione dei clienti. In fondo a sinistra, una camicia sahariana nera in lino; poco più a destra, appesa, una camicia da smoking con le mutande integrate, come si usava in Inghilterra; in fondo a destra, un pigiama in seta. In questa stanza Alessando Siniscalchi e la moglie Cinzia prendono le misure dei clienti, mentre le camicie vengono lavorate nel laboratorio attiguo.

 

La stoffa scelta dal cliente passa in primis dalla lavatrice, dove viene bagnata a 97 °C in modo che si stabilizzi definitivamente. Da qui si passa al taglio, sul cartamodello del cliente, quindi due signore assemblano le varie parti, mentre un’altra sarta, alla fine della costruzione, si dedica all’attaccatura del collo. Dopo di che si cuciono le asole a mano, infine la camicia viene stirata e impacchettata. Se il cliente è nuovo, naturalmente bisognerà prima avere preso le misure, che servono a tagliare una bozza per realizzare la tela con un tessuto di prova, con collo e polsi finti, i quali servono solo per misura e forma. Dopo una settimana si chiama il cliente per la prima prova, si correggono i difetti e dopo un’altra settimana viene imbastita la camicia in seconda prova, con il tessuto definitivo ma sempre con collo e polsi finti. La si smonta e si correggono nuovamente carta e stoffa. Viene dunque cucita e consegnata dopo tre settimane totali, ma il procedimento non è ancora terminato. Il cliente infatti la deve usare due o tre volte e poi tornare, perché capita che salti fuori qualche problema. «Durante la prova i clienti sono tutti impettiti», spiega Alessandro Siniscalchi. «Si mettono per riflesso incondizionato in posizioni innaturali, ben diverse da quelle che si tengono durante la vita quotidiana». La camicia viene quindi riaperta dove serve, modificata, chiusa e consegnata: a questo punto si può dire finita. Una volta era prassi generale impegnare il cliente in ordini minimi di mezza o una dozzina, e ancora oggi alcuni artigiani impongono due camicie per volta, mentre da Siniscalchi se ne può ordinare anche una sola. La Siniscalchi è una camicia tipicamente milanese, che il patron definisce «pratica», tanto da sembrare più povera rispetto alla napoletana. Ma in bottega si può cucire di tutto, anche vestaglie, pigiami o mutande in seta. «I colori più richiesti sono il celeste, l’azzurro, il bianco e il rigatino bianco e azzurro», prosegue Alessandro, «perché quella che gravita su Milano è una clientela finanziaria e imprenditoriale, che spesso va di fretta: anche vestendosi al buio e velocemente si sa di essere a posto, perché la scelta è tra camicie bianche o azzurre e abiti grigi, blu o gessati. Al sud va più il colore, hanno altri ritmi».

 

L’attacco di una manica. «Alcuni clienti chiedono l’intera camicia cucita a mano», dice Alessandro Siniscalchi «compreso l’orlo sul fondo». «Ma è più delicata e richiede un’amministrazione casalinga che ti permetta di mantenerla per esempio lavandola a mano, altrimenti rischia di aprirsi».

Effettua il login per visualizzare l'articolo completo - clicca qui