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Così
lo disegno
Nella prospettiva di un’artista, l’inquietudine assume un  significato positivo perché indica la fatica dell’essere appagata da un’opera. E quindi la necessità di perfezionarla
DI Elisa Carutti

Tempo medio di lettura: 1' 40''

Ho avuto per anni lo studio a Milano, vicino a una restauratrice, Anna Lucchini. Anna mi spiegò che uno dei criteri per verificare l’autenticità di un’opera d’arte sta nella presenza di «pentimenti» dell’artista, ossia i suoi ripensamenti. Il pentimento avviene perché si cambia idea, è il risultato di uno stato d’animo inquieto, insoddisfatto del risultato. Mentre lavoro su un quadro, c’è sempre un momento in cui non mi piace quello che sto facendo, in cui mi sento inquieta. Allora ho due possibilità, come mi disse il mio insegnante Alastair Mackinven: «Puoi iniziare un altro lavoro, dove probabilmente si ripresenteranno gli stessi problemi non avendoli affrontati e risolti, oppure continuare a lavorare sullo stesso quadro e cambiarlo finché non ne sei soddisfatta».

 

 

In questa fase del lavoro, l’inquietudine e la tensione dell’artista alla perfezione diventano una condizione necessaria per fare il meglio. La pittura assume un valore terapeutico, poiché permette di rovesciare il negativo in positivo e passare da uno stato di ansia a uno di entusiasmo. Per il quadro di copertina, rispetto al piano iniziale ho corretto degli elementi che sulla tela non funzionavano cambiando l’andamento di alcune linee nella composizione. Infatti, il quadro si intitola Rabisch che in dialetto brianzolo significa «arabesco», perché deriva da un disegno di linee che, come in un arabesco, si adeguano al contorno architettonico creando un intreccio tra architettura e forma organica (in alto, abbozzi sul tavolo da lavoro di Elisa Carutti, nel suo studio londinese).

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