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Così ho disegnato
Raffaello Sanzio
Raffaello ci attende sulla soglia per farci entrare nel mondo della bellezza. Architetture e stile compositivo attraversano sei secoli di storia dell’arte e delle sue avanguardie
DI Pierluigi Longo

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Tempo medio di lettura: 1' 45''

Ho scelto di rappresentare Raffaello non certo immaginando di fare un’indagine psicologica del personaggio, anche considerando la richiesta di una copertina che lo ponesse, in generale, quale ambasciatore della bellezza dell’Italia. Ho scelto di inserire una rivisitazione del suo più noto autoritratto in un contesto di paesaggio, di architetture citando vari esempi della nostra bellezza artistica. Il fondo giallo oro richiama a un’epoca precedente a Raffaello, in cui le figure si stagliavano in uno sfondo prezioso, astratto e spirituale. L’impostazione rinascimentale è nel busto posto di tre/quarti, incorniciato da un equilibrato festone di frutta.

 

C’è un richiamo alle avanguardie artistiche del ’900 nell’abito, nella rappresentazione delle architetture antiche e delle colline sullo sfondo, e infine uno sguardo a Casorati nel gioco di luci e ombre del volto. Sicuramente a un primo sguardo è il riferimento rinascimentale a risaltare maggiormente: è un effetto voluto, perché dovendo raccontare il binomio che lega la bellezza all’Italia, l’effetto più immediato cui ho pensato per ottenerlo è riferirmi all’armonia senza tempo dei dipinti del Rinascimento, in cui l’uomo era al centro di un mondo regolato da proporzioni estetiche perfette.

 

L’immagine è una «soglia» davanti alla quale lo spettatore deve essere sedotto e convinto a entrare, altrimenti l’autore ha fallito il suo compito. Spero di aver catturato l’attenzione del lettore in due mosse: a un primo sguardo, per l’armoniosa composizione dell’antico; a un’analisi più attenta, per la scomposizione e ricomposizione in chiave contemporanea della medesima. Missione compiuta?

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