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La diplomazia

del vestire bene

La forma è sostanza. La scelta dell’abito suggerisce un modo di essere. Il dettaglio è sinonimo di buon gusto. A metà degli anni 50 il Ministro Gaetano Martino ha portato nei palazzi della politica un’interpretazione magistrale dell’eleganza

DI Furio
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 Gaetano Martino, il ministro che ha portato nei palazzi della politica un'interpretazione magistrale dell'eleganza

In foto: Gaetano Martino, Ministro per gli Affari Esteri tra il 1954 e il 1957

A ripensarvi, appare pressoché inverosimile che anche Palazzo Chigi abbia avuto, nell’immediato dopoguerra, un periodo di sanculottismo: quando un Ministro per gli Affari Esteri, cioè, infrangendo una secolare tradizione ch’è rispettata persino al Cremlino, ostentava di giungere al Ministero in maniche di camicia, e, a maniche rimboccate e senza cravatta, riceveva i suoi alti funzionari, immutabili nella irreprensibilità dell’elegante abbigliamento. Né, questa, è prerogativa italiana. I diplomatici d’ogni Paese hanno un «loro» modo di vestire. Non è una norma scritta, ma è accettata, a priori, all’atto d’accingersi a sostenere gli esami d’ammissione alla carriera diplomatica. Oggi che l’on. Gaetano Martino è, con successo, Ministro per gli Affari Esteri fa piacere parlare di lui come uomo elegante, di una eleganza – per esser precisi – sobria e austera e raffinata ch’è la migliore conferma alla rara sua sensibilità. Una eleganza – la sua – che non ammette originalità né bizzarrie, né meno le più lievi. E ch’è, poi, uno dei più simpatici aspetti del suo costume di vita. Del resto, anche gli stranieri hanno avvertito questa sua eleganza: gli inglesi, dapprima, gli americani poi. E, in molti giornali, si sono letti lusinghieri accenni alla distinzione del suo vestire. È un particolare che ha, però, la sua importanza in campo diplomatico: ove si rileva, e si apprezza, – pur senza farne parola – la finezza d’un fazzoletto da taschino, la finezza d’un paio di calze, la finezza del taglio d’una giacca sportiva; ove si apprezza, soprattutto, come «si porti» il tight e quell’abito che gli inglesi dicono dinner suit e quell’altro, altrettanto abituale al gentiluomo, ch’è l’evening dress. Questa sua eleganza così seria, così apparentemente inavvertita è, invece, una delle cause del successo ch’egli va riportando in campo straniero, oltreché delle aperte simpatie rispettose ch’egli ha raccolto a Palazzo Chigi ove le buone tradizioni conservano ogni prestigio. Vero, bensì, che S. E. l’on. Martino ha un privilegio non comune a molti: ha volto chiaro e simpatico che, all’istante, dice della nobiltà ch’è in lui oltreché del suo carattere fermo di gentiluomo; ha persona slanciata e asciutta; ha passo spedito e sicuro, proprio di colui che si sente a proprio agio ovunque; sa vestire impeccabilmente, con la naturalezza caratteristica di chi abbia sempre vestito bene senza cedere alla moda, se, con tale vocabolo, si alluda alle eccessività di taluni, che sono, poi, i meno eleganti. Non so s’egli abbia, da ragazzo e da giovanotto, avuto consuetudine con gli sports, ma ritengo che così sia stato.

 Gaetano Martino, il ministro che ha portato nei palazzi della politica un'interpretazione magistrale dell'eleganza

In foto: Gaetano Martino giunge a Palazzo Chigi, il 1° ottobre 1956, accompagnato dall’Onorevole Guido Cortese

E ciò spiega la scioltezza ch’è in lui, rimasto giovanilissimo, com’è degli sportivi. Alla educazione familiare si deve il suo parlare pacato, la sobrietà del gesto e la non comune contenutezza, ch’è anche frutto della sua profonda cultura. Di cui non fa sfoggio, perché egli ha il buon gusto, altresì, della contegnosità. Il che è una forma di eleganza. A Londra, ove non sono molto proclivi ad ammettere la superiorità altrui in tema di vestire elegante, S. E. Martino lasciò sorpresi moltissimi  giusto i più pronti alla critica mordace, in virtù della sua nonchalance che non era manierata o occasionale, ma – come s’appalesò a tutti – abituale in lui. E qualcuno disse: «È elegante come un inglese; ma ha, per di più, un qualcosa che noi non abbiamo». A Washington, a New York, i riconoscimenti sono stati ancor più espliciti, sia da parte degli uomini che delle donne. S. E. Martino è stato, presto, considerato «il più signorile degli uomini politici eleganti».

 Gaetano Martino, il ministro che ha portato nei palazzi della politica un'interpretazione magistrale dell'eleganza

Non è un mistero ch’egli, anche in anni lontani, abbia saputo contenere l’eleganza del suo vestire nei toni più sobri dell’abito e degli accessori, sì da acquisire – anche sotto tale aspetto – una personalità precisata. Com’è difficile a molti, egli ha, per istinto, quasi guidato da un sesto senso, saputo conciliare, sempre, la tradizione con la novità. Non è mutato oggigiorno. Il grigio e il blu sono i colori ch’egli preferisce e sa dare una certa vivacità ad essi con l’accorta scelta delle cravatte. Per certo, egli non ignora che il collo della camicia che molto scenda in avanti dà più giovanilità alla persona. Nella «continuità » ch’è nel modo con cui si veste egli ha fatto sì che gli anni passassero senza che alcuno se ne avveda. E ciò è prova di molta accortezza. Così non v’è caso ch’egli indossi, al pomeriggio, scarpe nere da mattino. Veste l’abito da sera e l’abito da società con la stessa disinvoltura con cui indossa l’abito di flanella grigia per recarsi al concorso ippico o l’abito sportivo per recarsi ad una battuta di caccia.

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