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La radica

del piacere

Dove il tempo determina la qualità, le pipe Savinelli ne sono la sublimazione da più di 140 anni. Dagli 80 ai 100 passaggi di lavorazione manuali, che restituiscono tutta l’essenza della materia prima e il senso estetico di linee morbide e sinuose dall’accento marcatamente italiano

DI Marco Tonelli
Tempo medio di lettura: 4' 10''

Magritte non conosceva la dinastia Savinelli o forse la conosceva benissimo. In uno dei suoi quadri più famosi il pittore belga ritrae una pipa e una frase che in qualche modo nega l’immagine che dovrebbe descrivere: «Questa non è una pipa». Si tratta di surrealismo, come a dire: «Ho disegnato un oggetto, ma state attenti che la realtà è un’altra». Se Magritte avesse conosciuto la famiglia Savinelli e la loro passione per l’oggetto da lui ritratto, la frase nel dipinto sarebbe potuta essere: «Questa non è una pipa, ma un capolavoro». Italiano, bisognerebbe aggiungere, anche perché all’epoca in cui cominciò l’avventura dei Savinelli lo strapotere delle pipe straniere era assoluto. A completare lo scenario le parole di Giancarlo Savinelli (quarta generazione della famiglia, anche se oggi si sta già affacciando la quinta): «La pipa italiana, per carità, si produceva, ma era di bassa qualità rispetto a quelle made in Gran Bretagna e Francia. Il motivo? Era realizzata in serie, velocemente (anche troppo), nonostante in Italia avessimo la miglior materia prima al mondo». Quale? L’erica arborea, arbusto mediterraneo che nel nostro Paese, specie in Sardegna, Toscana, Sicilia e soprattutto Calabria, trova il suo habitat naturale. Di esso si utilizza una parte, detto ciocco, incastonato tra radici e rami. Una volta estratto, il ciocco viene lavato, poi si attende, nella ricetta Savinelli, per almeno tre anni. Il capostipite, Achille Savinelli senior, capì che la qualità si sarebbe potuta anche migliorare, ma sarebbero state le linee e le forme a fare la differenza. La pipa sarebbe dovuta essere la stessa, in quanto a funzionalità, ma riscritta secondo un gusto italiano. «Per le nostre abbiamo scelto linee molto pure, essenziali», dice Giancarlo Savinelli. Un concetto difficile da spiegare, meno se alle parole subentrano i sensi. Una pipa Savinelli brilla sempre per immediatezza, tattile e visiva, sommata a una certa riconoscibilità estetica, una che parla di classe con accento marcatamente italiano.

Detta così, o meglio scritta così, si rischierebbe di rimanere sul piano delle soggettività se non addirittura sul tema dell’indefinibile, lo stesso che tuttavia fa di una Ferrari qualcosa d’oltre, e altro, rispetto a un’automobile. La pipa di Savinelli si compone ovviamente di fornello e bocchino, ma anche di una certa sinuosità morbida oppure di un’essenzialità di linee un po’ austere, ma indubbiamente pure, a seconda delle venature del legno, sempre diverse, quindi uniche.

Proprio le condizioni di vita dell’erica arborea sono essenziali alle proporzioni e alle nuance della futura pipa, anche se in qualche modo secondo Giancarlo Savinelli «il legno deve combattere, per avere delle belle venature». Per questo la lavorazione le sottolinea e non le uniforma, seguendo un iter realizzativo che parte dal disegno, si protrae attraverso limature, sgrossature, forature per creare lo spazio che ospiterà il fornello, e poi ancora assemblaggio, messa in asse del bocchino e altre infinite operazioni di lucidatura. In un mondo che va veloce e «fa» veloce, il tempo per Savinelli è ancora il fattore che determina la qualità dei suoi manufatti, qui da intendersi nel senso più verace del termine, visto che ogni pipa subisce dagli 80 ai 100 passaggi realizzati esclusivamente a mano.

Una lenta sottrazione alla materia, che ne fa emergere quelle piccole, in alcuni casi lillipuziane, imperfezioni, che alle volte si manifestano come elementi distintivi, altre come veri e propri difetti. Se il diamante non smette di essere tale pur evidenziando differenti gradi d’impurità, la pipa può accadere che non diventi mai tale, restando niente più che un embrione, qualora mostri difetti insuperabili. Tutto il resto trova posto nell’ampio catalogo di Savinelli. Se l’eccellenza qui si traduce grazie alla linea Giubileo, solo lo 0,1% rientra in questa gamma. La pipa più prossima alla perfezione prende il nome di Punto oro.

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