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La regina
delle influencer
Un italiana alla corte di Francia
DI Marco Gemelli

Tempo medio di lettura: 6' 20''

Oggi la definiremmo una trendsetter, l’equivalente rinascimentale degli influencer che affollano i social media. E in effetti Caterina de’ Medici, la nipote di Lorenzo il Magnifico che divenne regina di Francia sposando Enrico d’Orleans, dalla corte di Parigi estese la sua influenza sui più svariati campi del vivere quotidiano, dalla tavola all’abbigliamento, introducendo innovazioni che ancora adesso sono di uso comune.

 

 

Pensiamo al gelato, alle forchette, ai tacchi a spillo e persino alle mutande: anche se pochi lo sanno, è a Caterina, di cui quest’anno ricorrono i 500 anni dalla nascita, avvenuta il 13 aprile 1519, che dobbiamo la diffusione di queste e altre invenzioni, nonché molti dei piatti che oggi consideriamo di tradizione gastronomica francese. Mezzo secolo fa, in tempi in cui il telefonino non era nemmeno nella fantasia di scrittori visionari come Jules Verne e le innovazioni dei costumi (gli stili e le tendenze, diremmo oggi) vedevano nelle corti reali l’equivalente delle attuali piazze virtuali dei social media, visse una donna che partì sposa dalla Toscana alla volta della Francia con un bagaglio di novità di costumi e cultura. L’unico aspetto differente rispetto ai moderni influencer è proprio… l’aspetto.

 

Caterina de’ Medici, nobile fiorentina, fece il suo ingresso alla corte di Francia nel 1533, quando, quattordicenne, sposò Enrico II, futuro re di Francia. La sovrana, che non era particolarmente bella, ma che comunque dalla sua aveva il fatto saper essere elegante, sentendosi insicura a causa della sua statura, con l’aiuto di un artigiano fiorentino disegnò i primi tacchi a spillo, alti 10 centimetri.

 

Se oggi i guru di Instagram e Facebook fanno del sex appeal una delle leve della propria capacità di influenzare comportanti e orientamenti di spesa, l’iconografia coeva ci consegna una Caterina ben poco attraente e aggraziata. Ciò non è però stato un ostacolo nell’ascesa della nobile fiorentina diventata sovrana nell’ottobre 1533, quando sia lei sia il consorte avevano 14 anni. Le nozze tra Caterina ed Enrico furono organizzate dal papa Paolo III e dal re Francesco I per ristabilire gli equilibri di potere che si erano rovinati quando l’esercito asburgico del re Carlo V sbaragliò le truppe francesi, in anni in cui il Paese era insanguinato dalle lotte religiose tra ugonotti e cattolici. Fu in questo clima che Caterina fece il suo ingresso a corte, portando con sé uno stuolo di sarti, gioiellieri e profumieri: tra questi spicca il nome di Renato Bianco, conosciuto come René le Florentin, che selezionava le essenze per creare profumi che Caterina poi portava, solidificati, in boules dorate appese al collo, le pomander o «melograni odorosi». René il fiorentino viaggiò in lungo e in largo per la Francia cercando le materie prime per la sovrana, e le trovò in Provenza, a Grasse, che da allora divenne la capitale della profumeria francese.

 

 

Particolare del «Ritratto di donna» di Nicholas Neufchâtel (XVI secolo)

 

 

A corte, inoltre, Caterina si sentiva insicura a causa della sua bassa statura: con l’aiuto di un artigiano fiorentino disegnò i primi tacchi a spillo moderni, alti 10 centimetri, come espediente per non sembrare eccessivamente piccola.

 

Erano i primi passi dell’italianizzazione della corte francese, anche se, spiega la scrittrice Lia Celi, autrice del volume Caterina la Magnifica con Andrea Santangelo, «quando arriva a Parigi, Caterina è solo una ragazzina. In un primo tempo i veri influencer sono i gentiluomini della piccola corte che si è portata da Firenze, raffinati e scaltri. I francesi da un lato li giudicano fatui e infidi, dall’altro ne subiscono il fascino e imitano il loro modo di vestire, le loro maniere suadenti e persino l’accento». Pochi anni dopo, Parigi impazzì presto per una specialità chiamata gelato. Era stata Caterina a intodurla, grazie al gelataio toscano Ruggeri, umile pollivendolo vincitore qualche tempo prima della gara indetta dai Medici per il piatto più singolare, con un ghiaccio all’acqua inzuccherata e profumata. Nonostante Ruggeri fosse tutt’altro che interessato ai fasti di corte, la regina lo fece prelevare a forza dai soldati e portare a spalle sulla nave che l’avrebbe condotto da Livorno a Marsiglia. In riva alla Senna la vita gli fu resa difficile dall’invidia degli altri cuochi: dopo essere stato malmenato e derubato, se ne tornò in Italia. Insieme a René le Florentin e a Ruggeri, Caterina de’ Medici condusse in Francia le forchette disegnate da Benvenuto Cellini con inciso lo stemma mediceo e cuochi di prim’ordine, che fecero scoprire alla rozza ma sfarzosa cucina parigina, avvezza a mangiare portando il cibo alla bocca con tre dita, le delizie della besciamella (la «salsa colla» delle campagne fiorentine), delle crespelle (le «pezzole della nonna» che sarebbero diventate le omelette), nonché dei carciofi, di cui andava ghiotta, e dell’olio d’oliva.

 

 

E non è tutto: tra le influenze che Caterina ebbe sugli usi culinari d’Oltralpe ci sono il canard à l’orange (l’anatra all’arancia, arrivata a Parigi come il «papero alla melangola», antico nome del melograno), la soupe d’oignons (la zuppa di cipolle che in Toscana chiamavano Carabaccia), o ancora lo «stiracchio» (un bollito che in Italia viene chiamato, appunto, «francesina» e passate le Alpi il boeuf miroton). Infine, dal momento che la sovrana fu la prima a introdurre la separazione tra portate salate e dolci, anche il dolce che chiamiamo zuccotto in origine era l’Elmo di Caterina, rivisitazione di un dolce fatto con frutta ghiacciata e zabaione che in Francia venne ricreato con pan di Spagna, canditi, gelato alla nocciola e alla vaniglia (e servito, per l’appunto, in un elmo militare). Lo zampino di Caterina si ritrova anche nei macarons, il cui nome è la storpiatura dei maccheroni, portati dall’Italia, e negli sciù, i bignè ideati dal pasticcere di corte Pantanelli e così chiamati perché la forma ricordava quella del cavolo (choux).

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