EDITORIALE CATEGORIA NEWS BOCCIATI & PROMOSSI RUBRICHE EVENTI INVIA LE TUE STORIE
L'acciuga
povera ma buona
E' un pescetto senza pretese, ma dà un quid unico a tanti piatti. L’estate è la stagione ideale per riscoprire il mitico «argento degli dei»
DI Andrea Grignaffini

acciughe

Tempo medio di lettura: 1' 30''

Magra come un’acciuga. eppure carnosa, saporosa, ammiccante, maliziosa, l’acciuga si presta volentieri a interpretare i vezzi dell’animo femminile, tanto più che l’uomo l’ha sempre utilizzata per i suoi scopi e, per mezzo di essa, ha edificato storie e perfino anche qualche impero. Numerose, comunque, le antropizzazioni subite dall’umile pescetto, che ha trovato la propria forma di esistenza all’interno, anche, del repertorio linguistico popolare nazionale: oltre al detto «pigiati come acciughe», famosa è la pratica di «far l’acciuga in barile», detto di coloro che non intendono esporsi; ancora, a indicare una cosa di scarso valore, si dice «vale come l’argento delle acciughe».

 

Ebbene, nonostante queste locuzioni sminuenti, una delle qualità che più s’addicono all’acciuga è proprio la vanità, e questo per via di un’antica credenza secondo la quale le acciughe sarebbero nient’altro che la punizione che Dio riservò alle Engrauline, stelle molto piccole ma molto luminose che avevano offeso la Luna e annoiato il firmamento a causa del loro vaniloquio. Così Dio le fece precipitare in mare e, così facendo, disse loro: «Da oggi sarete costrette a correre, a stancarvi, a patir la fame e la paura», decretando così, in virtù della loro prolificità, una nuova fortuna per l’animale umano che, da quel momento, ha intrapreso una parte importante del proprio percorso verso la prosperità. E

Effettua il login per visualizzare l'articolo completo - clicca qui