EDITORIALE CATEGORIA NEWS BOCCIATI & PROMOSSI RUBRICHE EVENTI INVIA LE TUE STORIE

L'Addyi è il farmaco

più inutile della storia

Nessuno vuole negare il diritto femminile al piacere. Tuttavia il cosiddetto Viagra rosa, è per molte ragioni una pillola assolutamente superflua

DI Paul de Sury
Tempo medio di lettura: 5' 5''

Accogliamo, con l’applauso riservato dalla curva in delirio al gol in rovesciata del bomber, l’arrivo del farmaco più inutile mai concepito da Ippocrate in poi: l’Addyi, il cosiddetto Viagra rosa. Le vendite sono iniziate negli Stati Uniti a metà ottobre. A catechismo ci insegnavano che il più grande raggiro perpetrato da Satana sia stato di instillarci il dubbio sulla sua esistenza. Passando dal sacro al profano, credo che la panzana più assurda mai spacciata sia stata di convincerci che il sesso sia un piacere maschile che le donne devono subire. Il dovere coniugale, come veniva definito un tempo. Balle. I cinesi sostengono che l’appagamento erotico sia una torta di cui la donna si mangia nove fette lasciandone solo una al compagno di giochi.

 

Ci credo. L’orgasmo maschile è semplicemente ridicolo. Uno spasmo che induce il malcapitato a esibirsi in smorfie da pagliaccio. Quello femminile è un’estasi trasfigurante che presenta le caratteristiche del piacere ma anche quelle del dolore. Non per niente i francesi lo chiamano la petite mort. Secondo il Commissario Sanantonio (la grande creazione di Frédéric Dard) le donne contraggono e distendono, in quel momento, le dita dei piedi «a mazzo di violette». Certo, per alcune è un traguardo quasi impossibile. Condizionamenti educativi e religiosi in passato inducevano forme di frigidità. Ma oggi? Anche le riviste parrocchiali ne parlano in modo esplicito. Persino la pornografia, un tempo dominio maschile, vede crescere vertiginosamente il pubblico muliebre. Per non parlare della pratica disgraziata del turismo sessuale. La pillolina azzurra e i suoi cloni, che festeggiano quasi 20 anni di esistenza, hanno un loro perché. 

 

Cerco di non cadere nel pecoreccio, ma noi maschietti, che pensiamo al sesso incessantemente (nelle pause del campionato di calcio), non possiamo limitarci a desiderare, dobbiamo anche esprimere le condizioni fisiche necessarie. Un aiutino dalla chimica può agevolare. Hugh Hefner, il fondatore di Playboy, a quasi 90 anni convive con sette bionde sotto i 25 e confessa che il ménage sarebbe insostenibile senza farmaci. Come uno possa coabitare con un harem così affollato senza impazzire è per me un mistero. Comunque, fatti suoi. Alle signore, beate loro, la vergogna del fallimento per palese incapacità di agire come Rocco Siffredi è risparmiato. Leggo sui giornali che il nuovo preparato deve essere assunto per un periodo di tempo considerevole prima che dispieghi i propri effetti. Le volontarie che lo hanno testato dichiarano di avere raggiunto un rapporto sessuale soddisfacente in più al mese, rispetto ai tre precedenti. Al gruppo di controllo è stato somministrato un placebo: anche le donne che hanno preso una pillolina di farina e zucchero hanno sostenuto di avere migliorato la loro vita sessuale, seppure in misura minore.

 

Ma se una pensa al sesso così intensamente da prendersi il disturbo di assumere una pillola, che presenta effetti collaterali pericolosi, ogni sera per otto settimane, non farebbe prima a impegnarcisi con maggiore frequenza? In fondo, se compie un atto volitivo per aumentare il suo desiderio, significa che già lo prova. Senza contare che se lui deve prendere una pillola per l’erezione e una contro l’eiaculazione precoce, lei una per aumentare il desiderio e una che provoca orgasmi multipli (esiste, è un farmaco per i malati di Parkinson), la serata romantica rischia di diventare divertente come una visita dal callista. Il New York Times rivela che la Food and Drugs Administration, il potente ente che autorizza la commercializzazione dei farmaci negli Usa, avrebbe concesso il suo beneplacito anche perché soggetto a una forte pressione da una lobby denominata Even the Score (pareggia il conto). Un gruppo di consumatrici che sostiene che l’approvazione solo di medicinali per la cura della disfunzione erettile (che termine poetico!) sia una pratica discriminatoria a danno delle donne. Per carità, nessuno nega il diritto femminile al piacere: personalmente, ma credo di parlare a nome di molti, sono solo ansioso di conoscere signore ansiose di praticare il gioco della bestia a due schiene, come lo chiamava il cigno di Avon nell’Otello.

 

Forse pecco di semplicismo, ma non posso fare a meno di pensare che la colpa dello Hsdd (disordine da desiderio sessuale ipoattivo, come lo definisce fantasiosamente il produttore, che nel frattempo, grazie all’approvazione del farmaco, è stato comperato per un miliardo di dollari) sia da condividere fra la coscienza più matura delle esigenze femminili e l’incapacità di noi altri di soddisfarle. Dicono che Maria Antonietta, per giustificare la sua condotta allegra da questo punto di vita, abbia dichiarato «A me costa così poco… e loro sono così felici!». Un dubbio: non è che con l’Addyi stiamo portando vasi a Samo (o carbone a Newcastle come si dice nel Regno Unito)?

Effettua il login per visualizzare l'articolo completo - clicca qui