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Così
lo fotografo
Il privilegio di entrare nei sancta sanctorum di celebri chef e vivere in diretta la creazione di un piatto. Quindi, dargli vita con una tecnica inedita per le fotografie di food
DI Alfonso Catalano

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Tempo medio di lettura: 1' 30''

L’idea alla base di Colortaste è stata raccontare l’analogia che c’è tra la pittura astratta e l’altissima ricerca estetica che oggi caratterizza l’alta cucina. Per questo, ho seguito un metodo soggettivo e ben distante dalle rigorose regole della fotografia di food. Il punto in cui, infatti, le fotografie di Colortaste maggiormente si discostano da quelle di food in senso stretto, è l’assenza di tridimensionalità. Tutte le foto dell’opera sono riprese dall’alto con lo scopo di ottenere immagini simili a quadri su tela. Ho lavorato inoltre sulla trasparenza degli ingredienti e su un’illuminazione proveniente dal basso, attraverso un piano traslucido. Le immagini prendono vita nel momento in cui il flash attraversa la lastra.

 

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L’aspetto più divertente di questo lavoro è senza dubbio stato quello di poter entrare nei backstage delle migliori cucine d’Italia e avere una visione privilegiata dall’interno. Problemi in particolare non ne ho avuti, unica piccola difficoltà, forse, è stata trovare un «buco» nell’agenda degli chef, che sono personaggi sempre impegnatissimi. Spesso mi chiedono se, dopo questo lavoro, è cambiato il mio modo di approcciare a un piatto, quando sono al ristorante, per esempio. Devo dire che ero e resto una buona forchetta e apprezzo sempre la buona cucina sia tradizionale sia d’avanguardia. Ho notato che oggi viene prestata molta più attenzione alla presentazione e questo fa solo piacere. 

 

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