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L'ARTE

SI TRAMANDA

Spalla insellata, petto sagomato, giro stretto e una storia iniziata oltre un secolo fa a Ortona. È la sartoria Tommy e Giulio Caraceni di Roma

DI Alessandro Botrè - FOTO DI Stefano Triulzi
Tempo medio di lettura: 3' 5''

Le rossicce mura aureliane cingono Roma da 1.700 anni. Quando vennero edificate dovevano difendere dalle invasioni dei vitali europei del nord una città ormai in decadenza. Oggi, imponenti ma pericolanti, sono inutili bastioni contro un abbruttimento dell’anima e della materia che si sta impossessando del nostro stanco continente. Tuttavia, ai piedi del loro tratto settentrionale, sorge uno dei baluardi che resistono al cattivo gusto e alla sporcizia morale dilaganti: la sartoria Tommy e Giulio Caraceni. La sua storia centenaria è oltremodo ingarbugliata e ha generato confusione tra il pubblico di appassionati, motivo per cui vale la pena ripercorrerla facendo chiarezza su questo mitico nome della tradizione sartoriale italica.

Sono i primi del ’900 quando il quindicenne Domenico Caraceni arriva a Roma da Ortona a Mare, in Abruzzo. Suo padre Tommaso possiede una sartoria, non particolarmente di lusso. Ma è fortunato: ha avuto l’occasione di mettere mano alle giacche di alcuni nobili locali, cucite in Inghilterra. Sono eccessivamente strutturate, così a Tommaso viene richiesto di alleggerirle. Inizia dunque a fondere la lavorazione inglese con quella che era abituato a fare, e in particolare imposta una spalla più costruita e una tela anteriore più robusta. Acquisite queste conoscenze, suo figlio Domenico, si diceva, arriva a Roma dove svolge l’apprendistato in una sartoria come lavorante, divenendo tagliatore e quindi primo tagliatore. Nel 1913 tenta di aprire bottega ma fallisce a causa dello scoppio della Grande guerra. Ci riprova, con successo, nel 1926 in via Boncompagni. L’atmosfera romana degli anni 20-30 è moderna, si respirano innovazione e ripresa, la metropoli è frequentata da attori americani: nel giro di pochi anni l’attività esplode. Domenico chiama i due fratelli Augusto e Galliano ad aiutarlo.

Augusto lavorava già in sartoria a Ortona, ma è Galliano il più carismatico dei tre: si occupa di amministrazione e pubbliche relazioni. Le cose vanno a gonfie vele: tra i clienti abituali ci sono il principe del Galles e attori come Gary Cooper, Cary Grant, Douglas Fairbanks, Tyrone Power. I tre fratelli decidono di aprire un altro atelier a Parigi in avenue des Champs-Élysées, affidato ad Augusto, e uno a Napoli, affidato a Galliano. Ma dopo pochi anni, anche a causa della Seconda guerra mondiale, i due nuovi punti vengono chiusi. Se ne inaugura uno invece a Milano, in piazza San Babila, dove viene mandato Domenico, il quale però muore prematuramente lasciando la proprietà di entrambe le sartorie al figlio Augustarello, che non essendo un sarto non riuscirà a gestirle. Così Augusto, nel 1946, ne avvia una propria sempre a Milano, in via Fatebenefratelli 16 (la futura «A. Caraceni»), seguito nel 1972 dal figlio Mario e successivamente dal genero di questi, Carlo Andreacchio, affiancato dai figli Massimiliano e Valentina, tutt’ora saldamente al timone dell’azienda di famiglia.

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