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Leggere
la complessità
È un errore interpretare la realtà attraverso i media. Decisamente preferibile muoversi nel passato senza timori, perché conservare è la forma più raffinata di rivoluzione
DI Giuseppe Martini

libri

Tempo medio di lettura: 2' 10''

Nel globo connesso in cui fingere di pensare è la forma più tenace di rivoluzione, l’errore marchiano è leggere la realtà attraverso i media. Il meme si traveste da ragionamento e crea convinzioni. Poi arriva l’episodio e ci si sveglia presi a pugni. Ci si accorge che il mondo non è come ce lo eravamo dipinto. Quando è scoppiato il movimento del Family Day, pareva un’accolita di fanatici casa e chiesa: presto si è rivelato spia di un pensiero diffuso, ovviamente legittimo e rispettabile, che sarebbe un errore scambiare per resistenza retrograda. Nel libro-intervista di Stefano Lorenzetto a Massimo Gandolfini (L’Italia del Family Day. Dialogo sulla deriva etica con il leader del comitato Difendiamo i nostri figli, Marsilio editore, 16,50 euro), è illustrato da un uomo tutt’altro che incolto (è neurochirurgo), con argomentazioni non irrilevanti che coinvolgono il piano scientifico e filosofico.

 

Sia chiaro, c’è anche una discreta dose di opinabilità, ma questo lungo dialogo è un allarme sul modo approssimativo con cui viene interpretata la complessità del Paese. Si sa, Lorenzetto è abile intervistatore, volpino nel portarsi a spasso l’intervistato: lo psicanalista travestito da nonna, ma più ancora sa sistemare domande e risposte. Quanto al tema di fondo, lo scontro maturato intorno alla legge Cirinnà, si dimostra ancora una volta che si tratta, prima che di morale, di un discorso di linguaggio.

 

Adesso, non so perché passo di botto a Lettori selvaggi (Giunti, 50 euro), libro poderoso, ambizioso, minaccioso, capzioso, nel quale in 1.920 pagine Giuseppe Montesano, appartato scrittore napoletano per palati fini, si cimenta in un percorso fra uomini e letteratura dalla Preistoria a oggi. Già lo si descrive come un libro che fa paura, inafferrabile, indicibile. Non badate. Trovo semmai una gran leggerezza, nel senso liberatorio dell’intelligenza, in questo tentativo d’altri tempi di abbracciare il mondo proprio nel pieno dell’epoca delle specializzazioni, di guardare il disegno anziché la scaglia di grafite, di muoversi nel passato senza timori.

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