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Lingerie
per il matrimonio
Così sotto un casto abito da sposa la fanciulla destinata all’altare mostra il meglio di sé
DI Paul de Sury

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Tempo medio di lettura: 4' 55''

Maggio, mese durante il quale l’industria matrimoniale affila i coltelli e dà il meglio di sé. Sartorie, società di catering, noleggiatori di auto improbabili si sfregano le mani pregustando la possibilità di incassare delle piccole fortune accontentando le richieste strampalate di spose e genitori. Perché una famiglia di onesti cittadini decida di spararsi i risparmi di vent’anni di lavoro per fingere per un pomeriggio di viaggiare abitualmente in Rolls-Royce o di pasteggiare tutti i giorni a caviale e Champagne è un altro dei grandi misteri dell’universo.

 

Lasciamo perdere. Nelle foto che accompagnano questo pezzo potrete ammirare dei pezzi di ragazzone che esibiscono dei fisici scultorei in cui i punti più intimi sono celati da francobolli, al massimo fazzolettini, di tessuto. Lingerie per le spose, un settore fiorente anche se destinato a rimanere nascosto sotto rigorosi abiti virginali. Ma il pizzo intimo sotto il velo è uno dei grandi temi dell’immaginario erotico (la sposa che arriva all’altare è pur sempre simbolo di verginità…) e l’effetto, su noi maschietti, è piacevole.

 

Non possiamo però nasconderci che questo è forse il punto di massima ipocrisia della celebrazione. Nell’iconografia tradizionale, lei, ottenuto il sospirato status, impacchetta al meglio la ricompensa per lui. Forse era vero tre secoli fa (ne dubito), ma oggi? La coppia è sessualmente attiva dalla sera del primo incontro e già tediata dalla ripetitività della copula coniugale. Hanno già sperimentato scambi,  flagellazioni e ogni forma di perversione per ravvivare gli ardori. Immaginare che lui cadrà in uno stato di deliquio solo perché il solito minestrone stasera gli verrà servito in una porcellana di Sèvres è chiedere un po’ troppo. Il punto, però, è un altro. Tranne i pochi farisei fra di voi che liquidano il televisore con frasi tipo «Ci vedo ogni tanto un documentario su National Geographic Channel», gli altri sono cinture nere quinto dan di zapping.

 

Quindi non negate di essere incappati in una di quelle trasmissioni in cui mamma e futura suocera si disputano il diritto di vestire la nubenda o quest’ultima se la prende con il suo prossimo marito per avere organizzato il ricevimento in una discarica di rifiuti tossici. Avete notato qualche vaga rassomiglianza fra le trepidanti sposine della realtà e queste algide bellezze patinate? Sembrano appartenere a classificazioni tassonomiche differenti. Le femmine della razza Snarfors di Betelgeuse a confronto con le omologhe di etnia Vixen di Alpha Centauri.

 

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il romanticismo di una giovane sposa secondo Yamamay: balconcino imbottito in pizzo allover e tulle bianco (29,99 euro), culotte perizoma (13,99 euro).

 

Accomunate dalla fascia di età e dal genere sessuale, le sposine della vita vera sono alte la metà, pesano il doppio e, soprattutto, non sono mai sole ma circondate da uno stuolo di altre donne tutte indaffarate. Nei matrimoni televisivi, la scena, più o meno, è sempre la stessa. Alba del giorno fatidico. Appartamento dei genitori di lei. Salotto buono con vetrinetta, porcellane, nubenda stravaccata su una sedia che la regge a stento. Intorno un nugolo di assistenti infervorate. Nessuna stazza meno di un quintale. «Fatemi passare. Devo disboscare le sopracciglia della Maria Angela, sono la sua migliore amica. In due ore ho finito». «Bene perché dopo io devo farle i capelli. Ha una ricrescita nera larga una spanna. E io sono la sua migliore amica». «Sì, ma io sono la mamma e devo controllare che il mio angioletto sia nella sua forma migliore. A proposito, ho fatto preparare due vassoi di bomboloni, nessuno per caso vuole gradire?».

 

In questo andirivieni di spuntini e cosmesi, la promessa sposa è l’unica a mantenere un certo aplomb, esibendo la placidità di un bovino. A un certo punto il clima si ravviva. Arriva la più scafata, quella che aveva tentato invano di convincere le altre a passare l’ultima sera di nubilato in un club di stripper maschili. «Io e le ragazze ti abbiamo comperato una sorpresina, non che il tuo Alessio ne abbia bisogno». Esibisce un pacchettino infiocchettato da 200 nastrini. La sposa si lancia come un bimbo sul regalo di Natale ed estrae una serie di indumenti intimi lillipuziani. La mamma si fa il segno della croce. Ciò nonostante il dono viene accolto da un tripudio di volgarità allusive che causerebbero imbarazzo in una bettola di camionisti ubriachi. Il matrimonio è il momento della celebrazione dell’amore e del trionfo muliebre. La prima notte non riveste forse più l’importanza che aveva per Renzo e Lucia ma va comunque onorata. Resta il problema del dress code per lei (di quello di lui non frega niente a nessuno).

 

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