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L’uomo
libero
Vendette, processi sommari e furti sono alcuni dei crimini perpetrati dai partigiani dopo la Resistenza, il cui ruolo, seppur fondamentale, andrebbe ridimensionato. Come hanno fatto certi autori
DI Vittorio Feltri

Tempo medio di lettura: 3' 50''

ll 25 aprile si festeggia la Liberazione dell’Italia dal nemico (ex alleato) nazista. Le celebrazioni, come noto, sono sempre state strumentalizzate dal Partito comunista, che ne ha fatto un caposaldo della sua propaganda. I tedeschi sono stati sconfitti. Sottinteso: dai partigiani rossi, col modesto aiuto di altri gruppi armati. Nei cortei, sono stati fischiati politici moderati come Letizia Moratti e sono stati costretti a uscirne i rappresentanti della Brigata ebraica, inserita nella Quinta Armata, proprio quella a cui dobbiamo il massimo sforzo bellico contro nazisti e fascisti.

 

 

In compenso sventolano ben visibili le bandiere della Palestina. Viene così istituita un’equazione agghiacciante: gli ebrei stanno ai tedeschi come i palestinesi stanno agli ebrei. Israele dunque è messa sullo stesso piano del Terzo Reich. Dobbiamo a studiosi come Renzo De Felice e a geniali divulgatori come Giampaolo Pansa, il crollo del mito della Resistenza. De Felice ha ridotto drasticamente il numero dei partigiani e il loro reale apporto militare. La massa dei nostri connazionali formava una zona grigia che desiderava una sola cosa: la fine di quella guerra che aveva colato a picco l’Italia. Pansa invece ha sollevato una questione sepolta dalla storiografia di regime ovvero gli eccidi partigiani posteriori al famoso 25 aprile. Vendette, processi sommari, furti; e poi le lotte fratricide dei gruppi partigiani sul confine orientale, il sostegno offerto a Tito, le foibe.

 

Parole che raramente vediamo associate alla Resistenza nei libri degli storici allineati al Pci. Il sangue dei vinti restituiva voce agli italiani dimenticati nonostante fossero in maggioranza. Gli italiani che non si schierarono o si schierarono in buona fede per la Repubblica di Salò. Poi ci sarebbero i militari. Anche quelli sono stati messi tra parentesi. Ma non furono pochi i soldati che scelsero la lotta in clandestinità oppure, fatti prigionieri, si rifiutarono di collaborare con i tedeschi, finendo così in un lager. Questa sorte toccò, per esempio, a Giovannino Guareschi. Ormai di fronte all’evidenza, i custodi del mito della Resistenza hanno reagito nel peggiore dei modi, cercando di delegittimare o addirittura censurare chi, proprio come Pansa, girava il Paese dicendo la semplice verità. Una volta ridimensionato il ruolo della Resistenza, agli storici poco obiettivi non è rimasta che una via: ridimensionare anche il ruolo degli Alleati, i veri liberatori. Se la Resistenza ebbe delle falle, dicono, la responsabilità è anche della azione poco incisiva della Quinta Armata di Clark. Fu la lentezza degli americani nel risalire la penisola a causare i rastrellamenti che decimarono i partigiani. Tale lentezza, secondo alcuni, fu studiata proprio per fare piazza pulita dei comunisti italiani. Una tesi folle. La Quinta Armata pagò un colossale conto. I tedeschi erano asserragliati anche nel più piccolo dei paesi. Da agosto a dicembre 1944 il generale Clark perse 6mila soldati: 50 morti al giorno. Nei cimiteri italiani sono sepolti quasi 90mila militari alleati. Non sono inclusi i dispersi. I caduti partigiani, secondo le stime più attendibili, sono 7.581.

 

 

L’Anpi arriva a 23mila ma include nel computo caduti militari, disertori, ebrei, sbandati, religiosi, prigionieri e carabinieri. Le nazionalità dei caduti alleati sono le più disparate: americani, inglesi, francesi, polacchi, ebrei, brasiliani, sudafricani, indiani, pakistani, marocchini, australiani, neozelandesi, greci, italiani del corpo di liberazione. Il 25 aprile ci fu il sollevamento delle città già abbandonate da tedeschi e fascisti. Ci furono scontri ma di scarsa importanza militare.

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