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L’ispirazione
sta nel movimento
Giacche dalle linee asciutte, tassel loafer, Fred Perry, smoking blu mezzanotte dal gilet tagliato su un modello di fine ’800. L’avvocato Filippo Frumento fa rivivere oggi i valori dei «modernist»
DI Alessandro Botré - FOTO DI Stefano Triulzi

Tempo medio di lettura: 4' 25''

Quadrophenia, film musicale del 1979 prodotto dagli Who che racconta l’avventura mod, si apre sul mare e con il mare: al tramonto, tra il vento, i gabbiani e lo sciabordio delle onde sulle scogliere dell’East Sussex, il giovane Jimmy Cooper cammina in controluce. Veste un’attillata giacca bordeaux tre bottoni con i primi due allacciati, cravatta ben annodata su camicia bianca, pantalone scuro, mocassini con le nappine, parka americano M51.

 

Lo stato d’animo del disilluso ventenne «modernist» è ben dipinto da una frase tratta dal romanzo La guerra dei bottoni del francese Louis Pergaud (1912): «E dire che quando saremo grandi, diventeremo anche noi bestie come loro». Forse è per questo che bande, movimenti e correnti giovanili, più o meno di protesta o rivoluzionari, non cessano di destare fascino in tanti ragazzi e anche uomini che rimangono, per loro fortuna, dei Peter Pan nell’accezione più positiva del termine, come a dire «Io non ci sto: mi ribello al Sistema». Tra questi, l’avvocato Filippo Frumento, 48 anni, la cui storia ha inizio sempre sul mare, ma un po’ più a sud della fredda Manica: a Genova.

 

L’angolo della cabina armadio con le camicie sportive e le cravatte.

 

Racconta Frumento: «Ho sempre apprezzato le bande giovanili, l’appartenenza a un gruppo, da I ragazzi della via Paal a I guerrieri della notte. E poi ho sempre amato la musica: a nove anni, il 31 agosto del 1980, sono andato a vedere un concerto dei Kiss accompagnato da mia cugina e mia sorella, più grandi. Quando avevo 13 anni, Rai3 trasmise un documentario sui movimenti di Milano: è lì che ho visto per la prima volta i mod; puliti, ordinati, ben vestiti, con le Vespa. Ho iniziato a studiarli, poi li ho incontrati dal vivo a Carnaby Street. Da lì ho preso ad andare a studiare vicino a Londra d’estate, a partecipare ai primi raduni, come quello internazionale del 1986 a Brighton, rigorosamente con sacco a pelo. Sul pier, il pontile, c’era scritto “Vietato l’ingresso ai mods”. Amo la sottocultura mod anche se non faccio parte della working class, e sono un appassionato di Vespa e Lambretta, che colleziono, oltre che di ballo northern soul».

 

I pantaloni per gli spezzati e il tempo libero.

 

Frumento, non a caso, quando era all’università rivestiva la carica di Doge della Goliardia genovese, con la feluca blu. La sua estetica continua ancora oggi a essere foriera di molti canoni del modernismo, che da tanti anni lui esige dal suo sarto di fiducia: Quintino, genovese come lui. «Quasi tutte le mie giacche sono monopetto tre bottoni, con revers abbastanza stretti, spacchi laterali, linea asciutta anche se non troppo. E gli abiti sono quasi tutti tre pezzi», spiega. «Il sarto deve eseguire pedissequamente ciò che il cliente gli chiede, e non deve cercare di imporre il proprio stile. Solitamente faccio realizzare due paia di pantaloni, uno con i passanti per la cintura e uno con i bottoni per le bretelle, anche se sarebbe più mod utilizzare le clip. Abbino spesso il mocassino, magari con nappine, che è un classico qui a Genova.

 

Il settore della cabina armadio dell’avvocato genovese Filippo Frumento che custodisce gli abiti per l’inverno e la mezza stagione, quasi tutti confezionati dal sarto Quintino nella città della Lanterna.

 

Per lo smoking, in barathea di lana-mohair blu mezzanotte, ho fatto fare un panciotto doppiopetto sulla base di alcuni disegni di fine ’800». La maggior parte del guardaroba di Filippo Frumento ruota attorno a una essenziale e funzionale cabina armadio accessibile dalla camera da letto. Sulla sinistra colpiscono le cravatte: regimental e lane di Finollo, ça va sans dire, microfantasie di Marinella, fantasie cashmere. Numerosi anche i giubbini, tra cui spiccano un bomber e uno in denim indossati nei raduni mod e di vespisti. Non può mancare il cassetto per le polo Fred Perry, icona mod che veniva abbinata alle desert boot Clark’s, ai jeans Sta-prest e al cappello pork pie a falde strette: attira l’attenzione una a righe, della linea South Sea Deckchairs, dedicata alle sedie a sdraio di Brighton, storico ritrovo mod nonché campo di battaglia con le bande degli antagonisti rocker.

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