EDITORIALE CATEGORIA NEWS BOCCIATI & PROMOSSI RUBRICHE EVENTI INVIA LE TUE STORIE

Non c'è

un pianeta B

È il monito di One Ocean Foundation all’uomo che sta compromettendo la propria salute ed esistenza inquinando la Terra con plastica e rifiuti di ogni genere

DI Alessandro Botrè - FOTO DI Massimo Corradi
Tempo medio di lettura: 7' 35''

Non c'è un pianeta B: è il monito di One Ocean Foundation all'uomo che sta compromettendo la propria salute ed esistenza

Gustare un riccio di mare appena aperto con il nostro coltello da sub, appollaiati su uno scoglio. Osservare le creature che popolano il «Mondo del silenzio». Godersi i benefici di lunghe nuotate. Assaporare l’acqua viva di un fiume di montagna. Sono solo alcuni dei piaceri che rischiano seriamente di diventare solo bei ricordi per noi, e bei racconti per le future generazioni. Piaceri che già adesso sono compromessi. Ogni anno circa otto milioni di tonnellate di plastica entrano nei mari (di cui 570mila solo nel Mediterraneo). Celebri sono i loro accumuli dove convergono le correnti, come il Great garbage patch, il più grande agglomerato di plastica, nell’oceano Pacifico: 1,6 milioni di chilometri quadrati. Se ne crea uno ciclicamente anche nel Mediterraneo, fra l’Elba e la Corsica. Ma non tutte le componenti plastiche galleggiano: molte affondano. Tant’è che sono state osservate piccole confezioni plastiche persino nella Fossa delle Marianne, a 11mila metri di profondità. Una bottiglia di plastica si smaltisce in 100-1.000 anni, durante i quali si decompone in frammenti sempre più fini e pericolosi: le microplastiche. Ormai sono ovunque, dall’aria alle acque dolci e salate, alla terra, ai ghiacciai: viaggiano per centinaia di chilometri con il vento, vengono ingerite da pesci e altri animali entrando nella catena alimentare. Ce le stiamo mangiando, bevendo e respirando da anni, anche perché le particelle più infinitesimali passano direttamente dalle confezioni agli alimenti.

Pensiamo poi all’immissione di rifiuti chimici, petroliferi, radioattivi, metalli pesanti, pesticidi, diserbanti, batteri e gas, oltre all’immenso spreco di cibo. Si traslocano i problemi, si rimandano, ma non si risolve. Il risultato è che la Terra, che potrebbe essere un paradiso, negli ultimi 100 anni è diventata una discarica. Un secolo che ha visto crescere gli abitanti da circa 1,5 a 8 miliardi. Il fenomeno della plastica è esploso invece negli ultimi 60 anni. Sono dieci i fiumi responsabili dell’80% dei suoi versamenti in mare, tutti tra Asia e Africa. Ci si mette anche l’acidificazione dell’acqua, causata dell’incremento dei livelli di anidride carbonica nell’atmosfera, che si dissolve con conseguenze negative per le specie marine come i coralli e i molluschi. È un problema perché l’oceano ha un impatto fondamentale sul globo: regola il clima, crea le condizioni per la vita dell’uomo e offre benefici vitali per la salute umana. Copre il 75% della superficie terrestre, contiene il 97% dell’acqua, rappresenta il 99% dello spazio vivibile in termini di volume. Basterebbero poche leggi inflessibili per correre ai ripari, ma nessun governo mondiale sembra essere di questo avviso, e così l’iniziativa è affidata ai singoli. Parlo, per esempio, di organizzazioni come One Ocean Foundation, che sviluppa progetti specifici per diffondere la consapevolezza su quanto siano urgenti azioni per contrastare questi processi e per indirizzarle su iniziative concretizzabili dai privati, dalle associazioni e dalle aziende. Guidata dalla principessa Zahra Aga Khan, presidente, e dal vicepresidente Riccardo Bonadeo, commodoro dello Yacht Club Costa Smeralda, ha mosso il suo primo passo stilando la Charta Smeralda, una costituzione per la tutela del mare che omaggia l’omonima costa sarda. Tra i partner che la appoggiano ci sono Rolex, Audi, Allianz e Ferrarelle. Dato che si tratta di una questione culturale, One Ocean facilita la comunicazione di tutte le suddette problematiche al pubblico generico incrementando l’impegno sociale attraverso laboratori, campagne e l’uso dei media. Si rivolge a persone che amano il mare e passano il tempo sull’acqua per piacere e per attività professionali, come yacht club e comunità costiere.

Non c'è un pianeta B: è il monito di One Ocean Foundation all'uomo che sta compromettendo la propria salute ed esistenza

In foto, da sinistra: Sandro Lazzari, presidente di Dolomiti Superski, Riccardo Bonadeo, commodorodello Yacht Club Costa Smeralda e vicepresidente di One Ocean Foundation, Fabrizio Longo, direttore Audi Italia, sponsor di One Ocean, e Federico Pippo, docente di finanza aziendale alla Sda Bocconi che ha contribuito a redigere la Charta Smeralda

Fondamentale è la collaborazione con altre associazioni ambientaliste, per organizzare operazioni di pulizia. Operazioni utili come quella a cui chi scrive ha partecipato lo scorso 1° luglio, benché non organizzata dalla Fondazione, nelle acque di Santa Margherita Ligure. La spedizione è stata coordinata dal giornalista subacqueo Gianni Risso di apneaworld.com, che ha arruolato una squadra di una trentina tra subacquei e apneisti, tra cui il primatista Gianluca Genoni, che per un’ora hanno recuperato materiali di ogni genere su un fondale di una dozzina di metri sotto la strada tra la città levantina e Paraggi. Poco il materiale plastico, molto quello metallico, tra cui grate e sbarre strappate a una passeggiata dalla mareggiata del 29 ottobre 2018. Giornate come queste vengono svolte da tanti anni in svariate località del Mediterraneo come iniziative private, anche se molto meno rispetto agli anni 90. Ha fatto soprattutto piacere vedere dei ragazzi immergersi in apnea: l’educazione della gioventù è fondamentale, dato che dovrà riparare i danni causati dalle generazioni dei loro genitori e nonni, distintesi per consumismo e scarsa coscienza ambientale. Sono all’opera a tal fine altre associazioni come Greenpeace, Legambiente, Worldrise o Marevivo, che ha chiesto l’approvazione di una legge che renda obbligatoria l’etichettatura dei capi d’abbigliamento contenenti oltre il 50% di fibre sintetiche e che propone alle aziende di progettare sistemi di filtraggio più efficaci per lavatrici e di produrre tessuti più sostenibili con minor rilascio di microfibre, in quanto anche queste ultime finiscono in mare, entrando nella catena alimentare.

Non c'è un pianeta B: è il monito di One Ocean Foundation all'uomo che sta compromettendo la propria salute ed esistenza

Tornando a One Ocean, tra chi ha firmato e adottato la Charta Smeralda ci sono il sindaco di Asiago (Vicenza) Roberto Rigoni Stern e quello di Arzachena (Sassari) Roberto Ragnedda, il quale ha emesso due ordinanze che impongono dal 1° giugno 2019 il divieto di fumare in spiaggia e di gettare mozziconi o sigari e di utilizzare oggetti monouso in plastica nel territorio comunale. Anche Cortina d’Ampezzo l’ha sottoscritta, e a sua volta ha promanato la Carta di Cortina, documento a tutela del suo territorio. Le due Carte si alleano e Cortina vuole addirittura divenire plastic free. Valerio Giacobbi, ad della Fondazione Cortina 2021, ha spiegato che dal punto di vista pratico hanno dato ai cantieri per il rinnovamento di impianti e strutture per i prossimi Campionati mondiali di sci alpino 2021 delle regole da seguire: devono comunicare una serie di misurazioni come quanto gasolio hanno consumato e quanta acqua utilizzato, così da capire l’impatto ambientale e ristabilire l’equilibrio per esempio piantando nuovi alberi, oltre a gestire correttamente i rifiuti. Audi, partner non solo di One Ocean ma anche della Fondazione, sta sviluppando una rete di punti di ricarica elettrica sul territorio, mettendo a disposizione di tutti gli utenti infrastrutture e servizi per la mobilità sostenibile.

Non aspettiamo le leggi, come quella europea che dovrebbe limitare le plastiche monouso dal 2021!

Non c'è un pianeta B: è il monito di One Ocean Foundation all'uomo che sta compromettendo la propria salute ed esistenza

In alto, i partecipanti dell’ultima edizione di Fondali puliti, cui «Arbiter» ha preso parte

Effettua il login per visualizzare l'articolo completo - clicca qui