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Non facciamo
i cucù
Oggetto da relegare al folclore elvetico o ancora attualizzabile? Rispondono 20 giovani creativi, studenti di un progetto lanciato dalla scuola di design di Ginevra
DI Alessandro Botré
WW2015-imgHD_exhibition-cuckoo_Display2_©_Michel-Brunelle

Una installazione della mostra «24 ore nella vita di un orologio svizzero a cucù».

Tempo medio di lettura: 1' 25''

Lorologio a cucù è ancora un oggetto iconico, buono solo per il folclore e i turisti?». Questa la domanda che ha posto Claudio Colucci, designer svizzero che lavora tra Europa e Asia, a 20 studenti dello Head-Genève, la scuola di arte e design di Ginevra nata nel 2006, su invito del direttore Jean-Pierre Greff. Il risultato? Unesposizione itinerante di 24 attualissimi orologi a cucù: da Langenthal (Svizzera) a Parigi, da Montreal a Boston, fino al Watches&Wonders di Hong Kong, la fiera asiatica organizzata dalla Fondation de la Haute Horlogerie.

 

Gli studenti hanno dovuto conferire un tocco contemporaneo agli oggetti, seguendo un tema di fondo: mantenere i necessari elevati standard di questi tradizionali segnatempo e far loro segnalare le ore con una canzone ripetuta. Al loro fianco, si sono messi al lavoro anche i professori della scuola ginevrina, rinomati designer. Dal progetto, denominato «24 ore nella vita di un orologio svizzero a cucù», sono scaturiti dunque oggetti ricchi di creatività: uno, Cuckoo family, è composto da minuscoli cucù che prendono vita se posati su un iPad; un altro, Semaphore, consiste in un nastro di carta che gira arrotolandosi per terra e misurando lintero anno; un altro ancora, Papagei clock, è in grado di riprodurre le vocalizzazioni umane. Insomma, per rispondere alla domanda di cui sopra: no, il cucù è bello arzillo e canterino.

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