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La riscossa
di Basilea
Superato l’inizio anno non facile, il mondo delle lancette riparte puntando su precisione, meccanica e servizi post-vendita. Con qualche contrattempo
DI Alberto Gerosa
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Il nuovo Rolex Oyster Perpetual Explorer.

Tempo medio di lettura: 1' 40''

Baselworld 2016 ha avuto l’effetto del classico colpo di reni, in un frangente sicuramente non facile da gestire. Gennaio è stato infatti un mese da dimenticare per l’orologeria elvetica, che per ovvi motivi dà il tono all’intero settore: -7,9% nelle esportazioni, dovuto a un mix di circostanze sfavorevoli quali il superfranco svizzero con la conseguente contrazione della domanda, la crisi cinese (incluse Hong Kong e Taiwan) e, non da ultimo, gli attacchi terroristici a Parigi, tra i cui effetti c’è anche quello di aver inciso negativamente sugli acquisti di inizio anno.

 

Un unico dato riassume la situazione in maniera più eloquente di tante parole: all’ultima edizione di Baselworld gli espositori erano 1.500, laddove nel 2000 se ne contavano quasi 2.500. Complici anche i prezzi degli stand, a detta di molti elevatissimi. L’organizzazione della fiera, per contro, si giustifica appellandosi alla qualità e alla necessità di garantire a ciascun espositore uno spazio congruo per la presentazione dei propri prodotti. Le aziende reagiscono alla congiuntura non proprio vantaggiosa aguzzando l’ingegno sia sul versante della meccanica sia nei servizi post-vendita.

 

 

Se così l’ultrasottile Octo Finissimo Ripetizione Minuti con gong a cattedrale vale a Bulgari il titolo non ufficiale di «eroe di tutta la fiera», Rolex introduce un proprio «sigillo verde» di qualità cronometrica con tolleranze ancora più ristrette (solo -2/+2 secondi di scarto giornalieri) rispetto a quelle ammesse dal Cosc, estendendo nel contempo a cinque anni la garanzia su tutti i suoi orologi.

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