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La condanna morale

del XXI secolo

Se un uomo paga una donna per sesso subisce pubblico biasimo. Dominique Strauss-Kahn insegna. Ma qual è la vera vergogna?

DI Paul de Sury
Tempo medio di lettura: 5'

La parabola di Dominique Strauss-Kahn è terrificante e offre una serie di spunti di riflessione sulla società moderna e la morale imperante. Riassumo i fatti per chi non li conoscesse. Dominique Strauss-Kahn nel 2011 era il temutissimo direttore generale del Fondo monetario internazionale e considerato uno dei candidati di sinistra più credibili per la presidenza francese. Una cameriera dell’albergo di New York in cui alloggiava lo accusò di stupro e venne trascinato in carcere in manette davanti alle telecamere.

 

La versione dell’inserviente presentava però una serie di incongruenze rilevate dal tribunale che lo prosciolse da ogni accusa. Lo scandalo gli costò comunque il posto al Fmi, il divorzio e l’addio a ogni chance di salire all’Eliseo. Nello stesso anno, la magistratura francese ha aperto una seconda inchiesta su DSK, accusandolo di sfruttamento aggravato della prostituzione. Lui si è difeso sostenendo di non sapere che le partecipanti a una serie di festini fossero professioniste. Gli organizzatori di queste serate confermarono la sua tesi sostenendo di avere pagato loro di nascosto le ragazze per ingraziarsi il probabile nuovo presidente della Repubblica francese. Ancora una volta le accuse sono state ritirate e la magistratura ha chiesto il proscioglimento.

 

È interessante la linea di difesa di DSK. Lui sostiene di essere un libertino e in tribunale ha tenuto una serie di lezioni su questa figura. Colpisce che la condanna morale subita da quest’uomo sui media di mezzo mondo sia stata pronunciata nel XXI secolo. Lo stesso Bill Clinton visse una vicenda simile anche se, nel suo caso, non era stata adombrata la violenza. Casanova e De Sade finirono in carcere ma in secoli passati quando la giustizia tendeva a uniformarsi alla morale religiosa. Oggi chi può dubitare della libertà di uno o più adulti consenzienti di spassarsela come meglio credono, anche pagando per il proprio piacere? Purtroppo non è così. In certi Paesi il fondamentalismo religioso condanna il libertinaggio. In altri, che pretendono di essere più evoluti, si pratica comunque la condanna etica del vecchio sporcaccione. La superiorità morale della monogamia, esercitata nel tranquillizzante recinto della coppia, induce la società ad additare con sdegno la giocosità anarchica del libertino che rifiuta gli schemi prevalenti. DSK soffre di almeno tre circostanze aggravanti. La prima di essere un uomo di potere e di ricchezza. Credo che qualsiasi paragone con casi nostrani sia superfluo. In secondo luogo le signorine lo hanno accusato di brutalità, senza però denunciarlo. Infine è decisamente antipatico. Ha affrontato con arroganza le accuse e non ha mai dato segni di pentimento. Possiamo condannarlo? Io non me la sento. L’indignazione fremente con cui la televisione ha bollato di infamia Vanna Marchi a me l’ha fatta diventare simpatica (la figlia no, c’è un limite a tutto). La deplorazione dei comportamenti eterodossi è l’anticamera della dittatura.

 

Capisco l’invito rivolto da Isabella Bossi Fedrigotti mesi fa sul Corriere a non trasformare Dominique Strauss-Kahn in un martire ma non posso fare a meno di rilevare la diversa posizione espressa da Emanuele Trevi sulla stessa testata. Non c’entrerà per caso che il biasimo in questo campo venga più facile a una donna? Nell’era del giovanilismo obbligato, io punto soltanto a diventare un vecchio porco. La letteratura che si rivolge agli adolescenti celebra amori monogami, che nascono sui banchi di scuola e durano per sempre. Peccato che non sia vero, come ognuno di noi ha più o meno dolorosamente imparato dalle proprie esperienze. Allora viva il satiro attempato che tenta di palpeggiare qualsiasi natica che gli venga a tiro, naturalmente a condizione che ci sia condiscendenza. La condanna della prostituzione, poi, è una manifestazione di ipocrisia intollerabile. Vendere o comperare un corpo (oppure alcune delle sue componenti) non è considerato un reato in nessuna società civile; il rischio maggiore a cui dovrebbe andare incontro chi lo fa è quello di buscarsi una scarica di legnate dal coniuge. Attenzione: non parlo assolutamente di una quindicenne romena attratta con l’inganno nel nostro Paese e poi violentata e picchiata da un connazionale che ne vuole mungere tutti i guadagni.

 

In questi casi sono favorevole alla fucilazione alla schiena. Parlo, piuttosto, di una trentenne che decide liberamente di giocare alla bestia a due schiene con qualche fessacchiotto che è disposto a scucire un po’ di bigliettoni per il privilegio. Mi spiace soltanto di non poterlo fare anch’io, per integrare il mio lauto stipendio da professore universitario. Ho il timore che la domanda femminile per fare sesso a pagamento con un quasi sessantenne pelato e panzuto sia piuttosto esigua.

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