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Pitti
di qualità
Al centro della nostra lounge il dialogo tra innovazione e cultura del prodotto
DI Alessandro Botré - FOTO DI Simone Padelli / Aka studio

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Tempo medio di lettura: 1' 55''

Una ottantanovesima edizione di Pitti Uomo all’insegna della concretezza, tanto nel macrocosmo della Fortezza da Basso nella sua interezza quanto nel microcosmo della nostra lounge Arbiter. Da un lato, la rassegna internazionale di abbigliamento maschile, tenuta a Firenze dal 12 al 15 gennaio, ha registrato un record di partecipazioni di espositori (1.219), dall’altro, all’interno del nostro tradizionale salotto, arredato elegantemente dall’azienda toscana Arketipo, questa volta abbiamo intrattenuto gli ospiti con un dibattito culturale su come comunicare al cliente la qualità di un capo nei negozi multimarca. Un problema culturale, che andrebbe affrontato seriamente a tutti i livelli, dai tessutai che hanno paura del mercato ai governanti che non fanno nulla per tutelare il fatto in Italia.

 

La conferenza che ha catalizzato la giornata centrale, mercoledì 13, dal titolo «Innovare nella qualità», è stata animata da illustri relatori, e moderata dal direttore di Arbiter Franz Botré, che con queste parole l’ha dichiarata aperta: «Sempre più spesso, per essere più competitive nei confronti del pubblico, molte aziende abbassano la qualità. Dalla gioielleria all’orologeria, dalla scarpa al tessuto, dal capospalla all’auto. Il mondo in cui viviamo sta schiacciando l’uomo verso il basso. Arbiter vuole fare l’opposto: innalzare la società e l’uomo attraverso la cultura. Ma come si percepisce la qualità intrinseca di un oggetto al momento dell’acquisto?».

 

Per discuterne avevamo con noi Nicolas Bargi, ideatore del marchio Save the duck e innovatore del panel Audi Innovative Thinking, Giancarlo Maresca, l’economista Francesco Pontelli e i negozianti Lino Ieluzzi di Al Bazar (Milano), Ugo Cilento di Cilento (Napoli), Gianni Dal Cortivo di Tailor’s & Ties (Verona) e Gavino Macciocu di Macciocu (Sassari).

 

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