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Massimiliano Capobianco ha scelto la sua strada nella bottega dello zio, cucendo divise per Carabinieri. Poi il coraggio di aprire uno spazio a Roma, con un tratto personale che nasce da un bloc notes
DI Giancarlo Maresca - FOTO DI Guido Fuà

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Avevo 15 anni quando a casa arrivò questo messaggio, redatto dal preside di suo pugno: «La informo che il giovane Maresca Giancarlo, della classe I B, è stato assente nel giorno 04.12.1971. Invitato a entrare nell’Istituto dal bidello, si è rifiutato ed è rimasto, durante le ore di lezione, in una sala da gioco nelle vicinanze del liceo. Prego giustificare personalmente». Accadeva a quell’epoca che le sale da biliardo attirassero lontano dalla scuola i Lucignoli e i Pinocchi, così come le osterie distraevano da casa i Mastri Ciliegia dal naso rosso di vino. Quei terreni, dove cresceva una virilità ingenua e cialtrona, sono stati espropriati e bonificati da tempo, anche se un Paese dei balocchi tutto nuovo, digitale e portatile, ispira e nasconde vizi più inquietanti. In un mondo pluralista tutti gli ambienti esclusivamente maschili sono minacciati di estinzione, eppure resta una certezza immutabile: date agli uomini un posto tutto loro e ne faranno un club. Come si fa a distinguerlo? In qualsiasi altro posto aperto al pubblico si perseguono scopi pratici; al circolo si va invece per dedicarsi all’incompresa arte di perdere tempo. Accade ancora oggi nelle barberie di paese e in gran parte delle sartorie e calzolerie di città, dove gli artigiani pazientemente tollerano clienti che vengono a chiacchierare con loro o tra loro indipendentemente da prove e ordinazioni.

 

La mattina in cui sono andato a trovare Massimiliano Capobianco nella sua bottega in Roma, via Collina 34, ho visto arrivare almeno quattro distinti signori in vena di conversazione. L’argomento del giorno, o più probabilmente del mese, era il cambio di stagione, in occasione del quale viene sempre il desiderio di aggiungere un tassello al mosaico mai finito del proprio guardaroba. Nel corso della mattinata, almeno un altro paio di interessanti personaggi sono entrati per salutare, e se non ci fosse stato l’ingombrante presenza mia e del fotografo si sarebbero di certo trattenuti a chiacchierare. Del resto il giovane maestro, col suo aspetto da patriota risorgimentale e il temperamento spontaneo di una Barbera astigiana, è un interlocutore che non stanca e non si stanca mai. Lo spazio non è molto, ma l’atmosfera è accogliente. Gli ho chiesto come mai abbia scelto di lavorare in un terraneo fronte strada e non in un appartamento, come la maggior parte dei colleghi.

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