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Quando il gentiluomo

perde le staffe

È tollerante, ma non è un santo. Ogni tanto subisce un affronto che digerisce a fatica. Ecco che cosa non può proprio sopportare.

DI Paul de Sury
Tempo medio di lettura: 3' 10''

Un gentiluomo deve essere tollerante. Procede in autostrada in seconda corsia fino al limite della velocità consentita e guarda con distacco quelli che viaggiano a 70 all’ora in terza corsia e quelli che sfrecciano a 200 nella prima, se non in quella di emergenza. Sopporta quelli che inveiscono al telefonino in treno con il rappresentante di Pinerolo. Non reagisce al cameriere che gli dà del tu pur avendo la metà dei suoi anni e gli propone uno spaghettino o un filettino (quando usano i diminutivi mi viene il timore che mi vogliano portare il cibo già tagliato a pezzettini e imboccarmi facendo l’aeroplanino). Tout comprendre c’est tout pardonner.

 

Il gentiluomo, però, non è un santo. Ogni tanto subisce un affronto che digerisce a fatica. Ma che cosa gli può far perdere le staffe? La seguente è una lista molto soggettiva e in ordine casuale di abusi intollerabili. Partiamo dalla tavola. Il Duca di Bedford giudicava insopportabili i servizi in argento da pesce, per lui il vero simbolo del nouveau riche. Oggi assistiamo indifferenti a individui che accoltellano con gusto branzini e frittate. Quanti si ricordano che il pesce e le uova, non avendone bisogno, mal sopportano una lama? Io non digerisco i bicchieri quadrati.

 

Non so chi sia il designer deficiente che è uscito con questa trovata ma lo condannerei a vagare per un mese nel Sahara per poi offrirgli da bere dallo spigolo (impossibile) o dal lato piatto che permette di inzupparsi la camicia. Odio l’aceto balsamico che oggi viene schizzato su qualsiasi pietanza, per non parlare del tofu, il formaggio più stupido del mondo. Ho rivalutato la feta durante una vacanza greca ma solo impiegata come ripieno dei peperoni arrostiti.

 

Capitolo abbigliamento. Ci siamo già occupati di calze corte e fantasmini. In generale, l’abbigliamento fuori contesto è esecrabile. I ragazzini possono indossare uno zainetto, un quarantenne no. Un adulto può indossare i calzoni corti solo in spiaggia o le sneaker esclusivamente su un campo da tennis, in città sono capi vietati. Una mia idiosincrasia personale riguarda l’uso della giacca. «Ma come fai a tenerla con questo caldo? Toglila». La gente non si rende conto che un gentiluomo, oggi, si porta dietro almeno le chiavi di casa, le chiavi della vettura, il portafoglio, il telefonino, l’agenda, le sigarette, l’accendino e l’elenco è incompleto. Dove si mettono questi due chili di accessori? Vogliamo forse rispolverare il borsello? La giacca è molto comoda come contenitore. Però deve essere portata con la cravatta.

 

Qualcuno, sicuramente uno stilista, ne ha sdoganato l’uso con la sola camicia. Terrificante. Se quest’ultima viene allacciata fino all’ultimo bottone, si assumono immediatamente le sembianze di un disgraziato in fila per ritirare il sussidio di disoccupazione. Se si lascia slacciata, si viene scambiati per un playboy argentino di serie D. Il peggio, roba da condanna al bagno penale, sono quelli che si infilano la cravatta nel taschino a modi pochettona. E come la mettiamo con l’umorismo?

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