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La collezione Fiftysix di Vacheron Constantin è l’espressione tecnica ed estetica del valore e dei valori del passato della Maison. E per l’occasione ha fatto anche indossare a una grande complicazione un abito in acciaio
DI Valentina Ceriani - FOTO DI Roberto sorrentino - Tecnica di Alberto uglietti

Tempo medio di lettura: 2' 45''

Dà lì a poco sarebbero stati i fabulous sixties. Gli anni della rottura, del cambiamento, nella moda e nei modi. Gli anni di una riscossa. Era il 1956 e se nell’aria qualcosa già era in atto, l’orologeria non perdeva l’occasione per affermare e confermare i suoi codici, le sue regole. Confini ben delineati e saldi, per nulla pronti, e oseremmo dire disposti, a farsi scardinare. Era il ’56, oggi tradotto Fiftysix, il modello che raccoglie un’importante tradizione firmata Vacheron Constantin. Attinge al passato e lo reinterpreta, restituendoci un impeccabile esercizio estetico e tecnico. L’eco è quella della referenza 6073, «che fu dirompente allora ed è stata lo stimolo, oggi, per approcciare un nuovo capitolo della storia di Vacheron Constantin», dice Marco Pagani, brand manager Vacheron Constantin Italia. «Di quel modello la collezione Fiftysix conserva tutta la ricchezza espressiva del design dell’epoca e propone un importante contenuto tecnico.

 

Dal punto di vista estetico, sono stati mantenuti molti dettagli, come le anse a forma di croce di Malta, simbolo della Maison, il vetro box-type, ovvero il caratteristico vetro bombato, tipico dell’epoca; l’essenzialità delle linee è rispettata attraverso la scelta di integrare la corona nella cassa», prosegue Pagani. «Le caratteristiche del quadrante sono tra le peculiarità della collezione:  è suddiviso in settori concentrici che valorizzano il rimando agli anni 50, soprattutto in corrispondenza della minuteria che alterna indici a numeri arabi.

La differenza di tono tra i settori si ottiene con sofisticate finiture che contribuiscono a creare anche giochi di luce. Oltre al valore estetico, la struttura del quadrante contribuisce pure alla leggibilità delle funzioni». Anche nel cuore è possibile riscoprire tutto il Dna del marchio, così se la referenza 6073 è stata il primo orologio con movimento a carica automatica con struttura impermeabile in un’epoca in cui la maggior parte dei segnatempo era dotato di movimenti a carica manuale, la nuova collezione «propone calibri di Manifattura che riflettono la più elevata competenza orologiera e il savoir-faire più raffinato».

Il calendario completo visto ai raggi X in queste pagine, è equipaggiato con il calibro 2460QCL/1, un movimento di Manifattura certificato dal Punzone di Ginevra, che esprime tutte le esperienze della Maison con una complicazione di grande appeal. «Le caratteristiche del calibro, le finiture dei componenti e la massa oscillante scheletrata d’oro conferiscono preziosità anche ai modelli con cassa in acciaio», dice Marco Pagani.

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