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Quattro chef
alla corte di Re Giorgio
A Milano è andato in scena il primo appuntamento culinario che ha visto i capitani dei ristoranti dei quattro Armani/Hotel nel mondo sfidarsi alla ricerca del quinto gusto. Per la gioia del palato
DI Andrea Bertuzzi
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I 4 chef insieme a Giorgio Armani. Da sinistra: Alessandro Salvatico (Armani Hotel Dubai), Fabio Bano (Armani/Ristorante 5th Avenue, New York), Francesco Mazzi (Armani/Ristorante Ginza, Tokyo) e Filippo Gozzoli (Armani Hotel Milano).

Tempo medio di lettura: 3' 35''

«Se abbraccio il mio rivale è solo per soffocarlo», scriveva in tempi non sospetti il drammaturgo francese Jean Racine (1639-99). In effetti, quando in gioco ci sono grandi campioni solitamente la sana competizione si trasforma in acerrima rivalità. Non è stato così per i quattro chef al timone dei ristoranti dei quattro Armani/Hotel nel mondo (Dubai, Tokyo, New York e Milano), che la scorsa settimana hanno cucinato insieme presentando agli ospiti un menù in perfetto stile Re Giorgio. Si intitola «A World Journey: Four Chefs from Four Corners» ed è stato il primo appuntamento, partito dal capoluogo lombardo, al settimo piano di via Manzoni 31, di questo ciclo che vuole celebrare nel mondo lo stile Armani, in cucina. È stato divertente cercare di indovinare, piatto dopo piatto, chi fosse il suo creatore: Filippo Gozzoli (Milano), Fabio Bano (New York), Francesco Mazzi (Tokyo) o Alessandro Salvatico (Dubai)?

 

Difficile però risalire alla mano che ha ideato i vari piatti. I fiori di zucca al vapore, zucchine, chutney di pomodoro e tartufo bianco saranno una specialità dell’Armani ristorante di Milano o di New York? E il raviolo di capasanta, con ricotta, olive nere e pomodori sarà servito a Dubai o a Tokyo? Sul risotto alla zucca, limone, mostarda di Cremona, blu di gorgonzola e amaretto verrebbe da scommettere tutto su Milano, mentre per il filetto di wagyu con spugnole alla finanziera e polenta bianca verrebbe da escludere la città meneghina. Se non fosse per la polenta, che ci fa venire qualche dubbio… La verità è che i quattro chef esportano l’italianità nel mondo ed è quindi molto difficile indovinare le accoppiate vincenti. Ecco, comunque, le soluzioni del gioco: nell’ordine, Milano, Tokyo, Dubai e New York. Bisogna anche rilevare che i quattro chef si ispirano all’Armani philosophy.

 

 

 

Sì, c’è dunque uno stile Armani anche in cucina. Oltre a salato e dolce, acido e amaro, i quattro gusti tradizionali, l’Armani/Ristorante ne aggiunge uno nuovo, un quinto gusto per così dire: l’umami, termine che nella lingua giapponese significa «saporito». Attenzione ai dettagli, precisione degli equilibri, armonia degli accostamenti, un’attentissima selezione delle materie prime e degli ingredienti, e cromatismi dei piatti sono gli elementi fondamentali che contraddistinguono l’umami e che identificano l’evoluzione gastronomica dell’Armani/Ristorante.

 

 

L’abbinamento dei vini ha messo in campo eccellenti etichette marchigiane: Velenosi Brut metodo Classico Gran Cuvée 2009 per l’aperitivo, Offida Pecorino Villa Angela 2014 per gli antipasti, Lacrima di Morro d’Alba Superiore Quercia Antica 2013 per i primi, Rosso Piceno Superiorie Roggio del filare 2010 per i secondi e, infine, Vino di Visciole Selezione Quercia Antica per i dessert, una golosa composizione formata dalle proposte dei quattro chef in un unico piatto, simbolica unione dopo questa pacifica battaglia culinaria.

 

«A World Journey: Four Chefs from Four Corners» continua. La prossima tappa sarà a fine marzo 2016, a Tokyo, in concomitanza della fioritura primaverile dei ciliegi da fiore giapponesi e avrà come tema appunto «Sakura», che significa ciliegio nella lingua del Sol Levante. Seguiranno New York a ottobre 2016 e Dubai nel marzo 2017. Sempre nel segno di Re Giorgio, in cucina.

 

 

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