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Scolpito

nel tempo

Nell’estetica scheletrata dell’Excalibur Automatico Skeleton di Roger Dubuis si intravedono i virtuosismi di una tecnica che sfida i codici dell’alta orologeria

DI Valentina Ceriani - FOTO DI Roberto Sorrentino - Tecnica di Alberto Uglietti
Tempo medio di lettura: 1' 50''

Espressione tecnica e architettonica del tempo. L’interprete primo assume la forma di orologio scultura. Siamo nella nicchia dell’alta orologeria, tra virtuosismi meccanici ed espressioni estetiche raffinate, dove il confine tra i due si perde nelle scheletature firmate Roger Dubuis, che portano alla scoperta del mondo leggendario di Excalibur. Qui raccontato nel volto scolpito, e incorniciato dalla cassa in oro bianco, dell’Excalibur 42 Automatic Skeleton.

 

La maestria si perde nell’assenza di un quadrante che cede volutamente il passo al calibro RD820SQ: «Perché mai nascondere un calibro così dietro un quadrante?», chiede, non perché cerchi una risposta ma per sottolineare l’eccellenza del movimento, Gregory Bruttin, product strategy director di Roger Dubuis. «L’idea dietro la sua creazione è di far coesistere tecnica ed estetica, arrivando anche a rompere i codici dell’alta orologeria e reinterpretarli con l’obiettivo di proiettarli in un’altra dimensione».

 

ESPLOSO

Il réhaut circoscrive le lancette d’oro bianco. Il microrotore scheletrato. Il bilanciere, insieme alla sua spirale, oscilla alla frequenza di 28.800 alternanze/ora.La molla motrice, contenuta nel bariletto anch’esso sottoposto a profonda scheletratura, assicura un’autonomia di funzionamento a piena carica di 60 ore.

 

Un territorio, quello della scheletratura contemporanea, in cui Roger Dubuis fa sfoggio delle sue abilità pionieristiche: nel calibro RD820SQ, certificato col Punzone di Ginevra, meccanica, tecnica e architettura si incontrano, talvolta anche in maniera audace, mettendo in mostra dettagli di decorazione unici. «Lo sviluppo di questo movimento ha richiesto 530 ore di manifattura e di test, di cui 170 sono state dedicate a rispettare i criteri della certificazione», spiega Gregory Bruttin.

 

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