EDITORIALE CATEGORIA NEWS BOCCIATI & PROMOSSI RUBRICHE EVENTI INVIA LE TUE STORIE
Sostantivo
Maschile
Dove tutto è pensato solo per l’uomo, l’abito su misura è il completamento di un’attitudine, che parte dalla scelta dei tessuti. Nel nome di Ermenegildo Zegna
DI Giancarlo Maresca - FOTO DI Gianni Rizzotti

Tessuto-zegna-1014x487 copia

Tempo medio di lettura: 6'

Ciò che veramente intendiamo per nobiltà non è una nascita privilegiata, quanto un atteggiamento dello spirito composto da attitudini piuttosto pesanti da sostenere: senso dinastico, senso del dovere, senso della giustizia, senso del gusto, legame territoriale, coraggio, indipendenza. In oltre cento anni e per quattro generazioni gli Zegna hanno manifestato e affinato tutte queste doti, mostrando che Vittorio Emanuele III, non certo immune da errori di giudizio, non si era affatto sbagliato nel concedere a Ermenegildo Zegna il titolo di conte di Monte Rubello. Se vivessero in Scozia avrebbero un tartan, ma qualcosa del genere lo hanno fatto affidando un ruolo iconico al gessato grigio del packaging o usando come un vero e proprio crest il sigillo di ceralacca che dal 1949 compare ovunque, dalla ciminiera della fabbrica ai tagli di tessuto per le sartorie.

 

Quando ho visitato la casa madre, lassù a Trivero, sono rimasto colpito dal senso istituzionale, che in pratica è fiducia nel futuro fondata sul rispetto del passato. Un vero e proprio museo, detto Casa Zegna, racconta con oggetti e immagini la storia dell’azienda e quella delle «cinquecento mani», quante sono quelle che toccano il prodotto dagli allevamenti ovini alla consegna al cliente. La Fondazione Zegna vanta anche un’importante collezione di pubblicità e riviste, tra cui l’unica raccolta completa esistente di Arbiter. Esemplari di tutti i tessuti, fin dal primo del 1910, recentemente rieditato in occasione del centenario, sono custoditi in due archivi speculari, di cui uno a disposizione dei disegnatori ed eventuali visitatori qualificati, l’altro sigillato e intoccabile, perché preservi in eterno il suo contenuto. Se aggiungiamo gli archivi di Agnona, che fa parte del gruppo, e quelli acquisiti da aziende di varie epoche, Paesi e specializzazioni, ci troviamo di fronte a un patrimonio culturale incalcolabile. Una vera e propria banca, ma coi conti bene in ordine, visto che ogni articolo è schedato e catalogato in modo professionale.

 

Una targa del 1988 ricorda il fondatore Ermenegildo Zegna con due laconiche righe: «Di lui parlano le opere che vi circondano». Si riferisce all’Oasi Zegna, primo e ancora insuperato esempio di mecenatismo ambientale, al monumentale stabilimento che offre lavoro a centinaia di persone, ma anche alle opere pubbliche da lui volute e sostenute: la strada, l’asilo, l’ospedale, la casa di riposo, la piscina. Tutta questa storia finisce inevitabilmente nei prodotti, che lungi dal vivere di gloria vengono continuamente aggiornati tenendo presente da un lato lo stile dei tempi, che cambiano, e dall’altro quello di Zegna, la cui impronta fatta di qualità, dinamismo e concretezza resta immutabile. Zegna fattura ben più di un miliardo di euro, che per un’impresa a conduzione interamente familiare è già un’eccezione. Non esiste invece un altro marchio dell’abbigliamento di pari dimensioni che si rivolga esclusivamente all’uomo: dai tessuti alla maglieria, dagli accessori ai profumi. Una purezza che ha il suo prezzo, ma fa di ogni loro negozio un sofisticato club maschile.

 

Per i lettori di Arbiter sono andato in quello di via Montenapoleone a provare gli abiti della linea bespoke, la cui comprensione non poteva però prescindere da quella del mondo da cui vengono. Premetto che un negozio non è una bottega, e non si discute direttamente col sarto. Io sono stato servito da un signore dalla competenza, gentilezza, gusto e cultura tessile ineccepibili. Mi ha chiesto di non nominarlo, quindi mi limiterò a dire che si è formato in azienda e che a sua volta ha istruito gli altri commessi perché chi si affida a Zegna possa sapersi compreso e vivere il vestito e tutta la vicenda che porterà alla sua realizzazione come un’esperienza positiva. Anche se volendo è possibile partire dalle misure, in genere si usa un capo pilota. In tal modo il cliente può rendersi subito conto se l’impostazione generale risponde al suo gusto e può decidere se orientarsi su una scelta completamente diversa o personalizzare quella di base.

 

 

 

 

Io ho provato e messo a punto allo specchio qualche capo finito, ma ovviamente quello che viene consegnato non è un capo già esistente e poi modificato, ma un lavoro ridisegnato per il singolo cliente sulla linea di cui ha avuto il vantaggio di poter verificare in anteprima l’effetto. Naturalmente i capi pilota suggeriscono un numero limitato di soluzioni, mentre non c’è limite alle modifiche, anche sostanziali. Si può chiedere la giacca monopetto a uno, due o tre bottoni, o con altrettante coppie se a petto doppio. Le fodere sono applicate a mano e così le maniche e il collo, dettagli scomparsi anche da molte sartorie. La spalla proposta è appena sostenuta, ma la si può avere più sagomata, più svuotata, più stretta o più larga, insomma fare quello che si vuole, o meglio quello che piace. Come sempre tutto parte dalla scelta del tessuto, che qui è una festa che può durare a lungo. Sin dalle origini le preoccupazioni di Ermenegildo Zegna sono state la ricerca delle materie pregiate, la lavorazione a regola d’arte e l’aggiornamento tecnico e stilistico.

 

C’è una continuità perfetta tra la classe tutta contemporanea dei tessuti e il dinamismo degli abiti. I pantaloni sono asciutti quanto basta, con quote sobrie in altezza e larghezza. La bellezza della giacca è nella proporzione dei volumi, vivacizzati da un punto vita ben marcato, baveri snelli, spalle morbide, interni leggerissimi, insomma quanto basta per slanciare la figura, rubare qualche chilo alla bilancia e togliere qualche anno dalla carta di identità, ma senza cancellare i titoli dal curriculum.

 

 

 

 

Effettua il login per visualizzare l'articolo completo - clicca qui