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Tre libri per capire
il nostro tempo
Chi vuole cercare il senso della società contemporanea non deve farlo navigando sui social network ma nella crisi della democrazia... oppure andando sull’isola di Montecristo
DI Giuseppe Martini

libri novembre

Tempo medio di lettura: 3' 25''

Credo che chi è attratto in libreria dal Montecristo di Marco Albino Ferrari (Laterza, 18 euro) ubbidisca a un istinto di palingenesi, a un bisogno di assicurarsi che l’Incontaminato esiste, e si può toccare. La copertina aiuta: l’isola (poiché ovviamente stiamo parlando dell’isola, non del conte) è vista come da un’imbarcazione che si avvicina, è brulla e corpulenta, silenziosa e appartata. Sull’imbarcazione c’è stato Ferrari, con permesso di visitare l’isola italiana più selvaggia e inabitabile. Gli hanno fatto da guida i due custodi, giacché Montecristo ha due custodi, giovani, cauti e gentili, che vivono semidisconnessi dal mondo e conducono dieta indigena, quindi vegetariana. Non aspettatevi un baedeker, però, del resto inutile. Certamente ci troverete animali, piante e rocce. Colori, profumi e sentimenti. Uno che va a visitare un’isola così, e la decantasse come il paradiso brado della natura, farebbe fuffa, allora meglio le iguane di Darwin. No, il racconto di questa esperienza vale non per la riscoperta di un Eden, semmai per la rivelazione della nevrosi di natura e civiltà. Curare Montecristo significa partecipare a progetti di tutela, accumulare stellette. Significa distinguere due mondi, non separarli. Montecristo è il termometro della cattiva coscienza italiana, che conserva in un angolo ciò che distrugge nel resto.

 

A proposito di civiltà, chi vuole cercare il senso del nostro tempo non deve farlo nei social ma nella stanchezza democratica. C’è un vento forte che spinge: astensionismo elettorale, sfiducia nella politica, crisi della democrazia, segnali che la classe dirigente presa solo da poltrone valuterà troppo tardi. Per lo scrittore belga David Van Reybrouck (l’autore del fortunato Congo) le elezioni sono storicamente un sostegno oligarchico ammantato di ideali democratici, che tagliano fuori il popolo dalla possibilità di governarsi. Per cui in Contro le elezioni (Feltrinelli, 14 euro) propone la loro abolizione, ormai manipolate da troppi interessi economici, sostituendole con il sorteggio (o misto elezioni-sorteggio). Non è il caso di discutere la cosa nei dettagli. Lo stimolo però è troppo forte per ignorarlo, diamo troppo per scontato di vivere nel migliore dei mondi e di essere immuni dai ribaltoni della storia. Anche questa dev’essere una questione di coda di paglia: votando, deleghiamo ad altri la nostra irresponsabilità.

 

Volendo poi protendersi nel virtuale fino a vette impalpabili, sappiate che Bompiani ha appena pubblicato Cosa accadrebbe se? (21 euro), in cui Randall Munroe cerca di dare risposte serie, realistiche e scientifiche a domande assurde. Diciamo che, a parte i disegnini strepitosi di Munroe, ex ricercatore Nasa, ora scrittore e cartoonist, il bello sono più le domande che le risposte (peraltro godibilmente documentate): se tutte le persone sulla terra si mettessero vicine e facessero un saltello cosa accadrebbe? Su un piccolo asteroide di massa elevatissima ci si potrebbe vivere sopra come il Piccolo Principe? Sentite questa: quante probabilità ci sono che chiamando un numero a caso e dicendo «Salute», chi ha risposto abbia appena starnutito? Non so, ma è dai tempi remoti dei 12 anni che non sentivo domande del genere. Perché questo libro dovrebbe farci vivere meglio? Non lo so, però funziona.

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