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Un mosaico
per la copertina di Arbiter
Anche ciò che non viene degnato di uno sguardo può svelare una bellezza insita e sconosciuta. Così Marzia Canzian ha iniziato ad assemblare piccole pietre nella Scuola Mosaicisti del Friuli
DI Giuseppe Frangi
Marzia-Canzian

Marzia Canzian, 27 anni, di Pordenone, davanti a un’opera musiva («Scrittura», 1998) realizzata dagli allievi nella Scuola Mosaicisti del Friuli su bozzetto condiviso con l’artista Lojze Spacal.

Tempo medio di lettura: 1' 35''

Marzia è molto paziente. Ma soprattutto è molto ingegnosa. Ha solo 27 anni, vive a Pordenone. È allieva della Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo, ma ha già un profilo autoriale molto maturo e compiuto. Marzia racconta di aver scoperto il mosaico quasi per caso. Frequentava una scuola d’arte, quando visitando l’istituto di Spilimbergo ha avuto quasi una folgorazione che le ha fatto cambiare strada. Quale sia il contenuto di questa folgorazione è lei stessa a rivelarlo: «Mi piaceva l’idea di poter fare delle cose belle con materiali poveri, che magari non vengono neanche degnati di uno sguardo». Così ha iniziato disciplinatamente a imparare il mestiere dell’assemblare le piccole pietre o le tessere di vetro. Lo ha fatto impegnandosi sulle copie di grandi mosaici del passato, come si deve fare per assimilare bene una disciplina.

 

Ma poi la sua mente viaggiava libera verso tutte le cose che le passavano davanti agli occhi e cominciava a immaginare con forme inattese una volta assemblate con amore e con poesia. I primi a essere intercettati dal suo sguardo sono stati i sassi del suo Tagliamento. Sassi neri attraversati in genere da una sottile venatura bianca. Marzia, tagliandoli e accostandoli seguendo proprio quel leggero segno bianco, scopriva che si venivano a creare forme delicate e astratte. «Mi sono fatta quasi guidare. Non ho cercato forme realistiche, ma ho capito che potevo realizzare opere compiute seguendo anche le linee equilibrate e delicate che emergevano da quei sassi. In un certo senso il materiale mi ha preso per mano…».

 

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