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Una regione

30 e lode

Da Milano a Monza, da Pavia a Bergamo: le università lombarde sono un magnete per le matricole italiane e straniere e superano a pieni voti gli esami della mobilità e del sapere interconnesso

DI Stefano Zurlo e Alberto Gerosa
Tempo medio di lettura: 5' 25''

La tradizione. E la capacità di correre verso l’Europa e il futuro. Trasmettendo ai giovani le energie e le spinte di un territorio che è il motore del made in Italy. Ecco il segreto del network universitario lombardo: un unicum che schiaccia la concorrenza degli altri atenei della penisola e ha pochi concorrenti nel Vecchio Continente. «C’è nella nostra cultura un humus straordinario che è il nutrimento di tutte queste eccellenze», spiega ad Arbiter Stefano Zecchi, intellettuale, poliedrico volto televisivo, professore emerito di Estetica alla Statale di Milano, «e c’è un filo che viene da lontano ed è intrecciato con la serietà, la competenza, la dedizione di un ceto accademico che non teme confronti. Aperto alle mille sollecitazioni di un ambiente stimolante, strutturato per esprimere la forza di un circuito economico e imprenditoriale poderoso e la vivacità e la creatività di una città come Milano, che sa sempre reinventarsi».

Così le diverse facoltà dei numerosi poli presenti sono in testa alle classifiche nazionali e sgomitano anche nel ranking internazionale. Ci sono modelli consolidati come la Bocconi, da decenni marchio di successo e uno dei simboli della capitale finanziaria del Paese, e altre realtà che hanno trovato un equilibrio virtuoso, in continuo divenire. «Il Politecnico di Milano», riprende Zecchi, «se la gioca con pochissimi competitor di prestigio, come quelli di Torino e Zurigo, perché ha saputo fare un passo in più: sforna brevetti su brevetti calamitando risorse e contributi privati». Altro capitolo glorioso quello che riguarda gli studenti di medicina, dalla Statale alle new entry come l’Humanitas e il San Raffaele: «Qui», aggiunge Zecchi, «si è raggiunto un livello altissimo e di questo si deve ringraziare la vituperata classe politica e il vituperatissimo ex governatore Roberto Formigoni che con la sua riforma, mettendo in concorrenza pubblico e privato al servizio del cittadino, ha fatto della sanità un fiore all’occhiello invidiato in tutto il mondo».

Ma i primati del capoluogo e delle città che gli fanno corona sono molteplici. La Bocconi, per citare solo un nome, è un altro pilastro di questa rete ricchissima che mischia rigore e fantasia, serietà e talento, fatica e passione. Anche se è vero che negli ultimi tempi c’è stato un leggero arretramento nelle classifiche che premiano i migliori, a conferma del fatto che anche i miti devono aggiornarsi. «C’è in effetti un problema», è la critica mossa da Zecchi, «che riguarda alcune università lombarde ed è legato alle modalità dei finanziamenti. In generale, e questo è un discorso che vale per le strutture pubbliche ma anche per quelle private, più studenti hai, più soldi ricevi dallo Stato. È chiaro che questa tendenza all’affollamento talvolta sacrifica o compromette la qualità». Luci & ombre, ma in un contesto che resta formidabile. «Non si vive mai sugli allori e nessun primato è scontato», spiega il professore, «ma un viaggio in Italia mostra come Milano e la Lombardia siano avanti, molto avanti pure su questo versante strategico». Non solo. Pragmatismo e dinamismo fanno accadere anche piccoli miracoli e così si scrivono pagine nuove di una storia che, sia detto senza retorica, non finisce di stupire. Ai templi blasonati del sapere, dalla Cattolica alla Statale fino a Pavia, si affiancano nuove promettenti esperienze. «Penso», è la conclusione di Zecchi, «a un piccolo gioiello come l’Università dell’Insubria che è nata e si è sviluppata fra Como e Varese negli ultimi anni, guadagnandosi una posizione di tutto rispetto nella mappa variegata della formazione». A riprova di una vocazione inesauribile e di un percorso di crescita sempre sorprendente. (Stefano Zurlo)

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Nella scelta di un’università non c’è solo il «cosa», ossia la facoltà alla quale iscriversi, ma c’è anche il «dove». Per i neodiplomati italiani la decisione è quasi obbligata: è sulla Lombardia, in particolare su Milano che bisogna scommettere. L’autorevole graduatoria QS, che ogni anno valuta le performance delle prime 1.000 università del pianeta, colloca il capoluogo lombardo al 36° posto nella classifica delle migliori città per gli studenti, assegnandogli il primato italiano. Non a caso ogni anno a Milano gli immatricolati sono non meno di 150mila. Come gli abitanti di una città di medie dimensioni. Anche i dati sui fuorisede la dicono lunga: gli studenti provenienti dalle altre regioni e dall’estero sono in aumento in tutti gli atenei milanesi. Alla Bocconi, per esempio, i primi sono il 55,5% degli iscritti (14.272), che sommati agli stranieri (15,4%) mettono decisamente in minoranza gli studenti lombardi (29,1%). Per quanto concerne le altre città, se sorprende poco che a Pavia, una delle università più antiche del mondo (fu fondata nel 1361), uno studente su tre non sia lombardo, la circostanza risulta meno ovvia nel caso dell’università di Bergamo, che di anni ne ha solo 50 (ma anche l’84,5% di occupabilità a un anno dal conseguimento del titolo di studio…).

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