Uomo
sei ancora tu?
DI Barbara Prampolini e Fabiana Giacomotti
11' 5''

Linee di bellezza, sedute dall’estetista e ricorso al chirurgo per un ritocchino o per eliminare un fastidioso inestetismo ormai sono una realtà anche e sempre di più nel mondo maschile. Si parla di cifre intorno al 20% del totale di interventi di chirurgia estetica e di aumenti, soprattutto oltreoceano, che si collocano intorno al 100%. Non è più una tendenza, è un fatto, come l’età media di chi ricorre alle cure estetiche, che si sta abbassando progressivamente. Per dirla in parole povere: sono caduti i modelli alla Steve McQueen, alla Sean Connery, a favore di una mascolinità decisamente leziosa ed effeminata. Ci sta che ogni epoca abbia il suo Rodolfo Valentino ma oggi sembra più una Valentina, ci perdoni Crepax, perché la sua Valentina aveva sicuramente più carattere dei belli e spesso piagnucolanti modelli maschili che vengono proposti ovunque, dalle passerelle ai reality, alle varie trasmissioni televisive. Muscoli tonici, pelle levigata, zero percentuale di grasso e il risvoltino dei pantaloni al posto giusto (giusto per la moda ma sbagliato per l’eleganza…). Cosa si nasconde dietro questa deriva? Reazione alla donna-uomo? Invidia della vagina come esiste l’invidia del pene? Dov’è finito l’Uomo che diceva, con le parole di Vecchioni «prendila te, quella col cervello… che s’innamori di te, quella che fa carriera»? Non è che ha capitolato sotto la gonna gonna gonna di Roberto?

 

Secondo Mario Pelle Ceravolo, specialista in chirurgia plastica presso l’Università di Rio de Janeiro, clinica Pitanguy (la mecca della chirurgia estetica) ed ex presidente della Aicpe (associazione italiana dei chirurghi plastici) che nel 2017 ha consegnato nelle sue sapienti mani il premio per la miglior pubblicazione internazionale su Plastic and Reconstructive Surgery, i fattori sono molteplici, sociologici, relazionali e professionali. «Anzitutto», afferma il chirurgo, «il primo elemento da indagare è di tipo sociologico e affonda le radici in quell’ormai lontano ’68, quando la donna ha iniziato una progressiva battaglia per l’affermazione di diritti assolutamente legittimi che l’hanno via via svuotata anche di aspetti peculiari e valoriali. Era ed è una donna dominata, nella maggior parte dei casi, da profonda rabbia e desiderio di rivendicazione sul maschio, con l’intenzione tuttavia di diventare a lui perfettamente sovrapponibile. Allora fu gettato un seme i cui frutti sono le odierne figure del maschio e della femmina, lontane anni luce dai modelli precedenti. L’estetica e la chirurgia non fanno altro che registrare un fenomeno, una richiesta sempre più decisa delle donne per un viso spigoloso, una mandibola più accentuata che punta verso una maschilizzazione dell’aspetto. Alla stessa stregua l’uomo, al netto delle esasperazioni di chi si rifà le sopracciglia, si depila e si trucca, va in ogni caso maggiormente incontro a caratteristiche che si avvicinano più al femminile che al maschile. È la fine del maschio virile, oggi percepito addirittura, ove resista alle mode, come reazionario, fascista e addirittura poco “fine”». 

 

«Forse vi è anche qualcosa di meno estetico e più profondo dietro una puntura di botox», dichiara Pelle Ceravolo; «un lato maschile in una donna e femminile in un uomo non fanno altro che gratificare le nostre tendenze criptiche alla omosessualità latente e stimolano un erotismo fantastico che ognuno di noi ha dentro ma che difficilmente giunge a livello di coscienza, se non in situazioni conclamate. Freud e colleghi parlavano di omosessualità latente, non accettata, ma attualmente la soglia di latenza si è abbassata moltissimo fino addirittura a esibire quel lato nascosto quasi fosse un valore aggiunto, un merito; ed ecco il caos, la sovrapposizione dei ruoli». 

 

Da un punto di vista delle relazioni è innegabile che la fotografia che immortala il rapporto uomo-donna mostri un uomo sempre più timoroso e impaurito e una donna sempre più grintosa e poco incline a ricoprire il ruolo di amante, moglie o fidanzata amorevole e remissiva. Queste problematiche vanno ben oltre il fatto estetico, che probabilmente rappresenta solo la punta di un iceberg dietro la quale si celano aspetti psicologici sicuramente più complessi. Il professor Pelle Ceravolo però punta il faro anche su un aspetto che in Italia è ancora agli albori ma che per esempio negli Stati Uniti è ormai consolidato da tempo: il risvolto professionale della chirurgia estetica. «È noto che in America ragazzi molto giovani ricoprano ruoli che normalmente in Italia sono riservati a persone mature, intorno ai 45-50 anni. Pertanto in quella realtà apparire giovani e freschi è fondamentale anche per trasmettere efficienza, produttività e adeguatezza. O sei giovane o sei fuori. In Italia il fenomeno non è ancora così esasperato ma l’eco arriverà anche qui, come sempre a distanza di tempo, ma arriverà». 

Come la storia insegna il presente è figlio e frutto del passato. Possibile che il degrado umano dell’odierna società come registrano sociologi, antropologi e psicologi sia figlio primogenito di un ’68 disordinato? Ai posteri l’ardua sentenza…

Barbara Prampolini

 

 

 

Non so se abbiate visto la foto di Mickey Rourke e Axl Rose scattata qualche settimana fa durante un incontro di boxe a Los Angeles. Erano insieme e i fan che li hanno riconosciuti,
a fatica, dopo averli festeggiati come si conveniva a due leggende del cinema e della musica quali sono, ne hanno postato l’immagine su Twitter e lì si è scatenato l’inferno. Sberleffi, battute, insulti. Nel mondo ideale e molto stucchevole del politicamente corretto la gente è inclusiva, non discriminante, peace and love, anzi «pis en lov» come scrive l’amica Elvira, dirigente di Aidda (l’Associazione imprenditrici e donne dirigenti d’azienda,
ndr), quando è di umore acido. Nel mondo reale, il meglio che si siano presi quelle due facce devastate dall’alcol, dalla cocaina, dal botox e dal grasso, è un meme storpiato sulle note di Paradise City: «Take me down to Bakery City/ where the rolls are creamy and the cakes are tasty»; da cui una prima considerazione, che traggo direttamente da George Orwell e che certamente conoscete: «A cinquant’anni ogni uomo ha la faccia che si merita». La seconda è invece, molto più modestamente, mia, ed è tratta da una lunga frequentazione con le più varie espressioni del benessere: «Il bravo chirurgo non lascia segni del suo passaggio».

 

Non sono visceralmente o tanto meno ideologicamente ostile al cosiddetto «ritocchino»: a nessuno fa piacere invecchiare nella società della giovinezza, mi pare ovvio. L’uomo sciatto, malcurato o, peggio, sporco, in nome dell’apocrifo detto «l’omo vero c’ha da puzzà» non mi ha mai fatto neanche ridere. Ma nulla, sia in una donna sia in un uomo, invecchia e inquieta più di un volto a cui non si possa attribuire un’età o, peggio, di cui la faccia esprima un’anagrafica diversa rispetto alle mani, al tono delle gambe, alla pelle del décolleté. Una bocca a canotto su un collo vizzo richiama subito la bambola del ventriloquo, cioè il film dell’orrore. Gli zigomi pompati e lucidi riecheggiano i pupi siciliani; le mani ripassate nei bagni di paraffina, gli arti in cera delle reliquie sotto teca che scansiamo quando entriamo in chiesa perché ci fanno impressione. Perché irreali simulacri di vita. Se volete che questo accada perché, come ha ribattuto in tv a una mia osservazione qualche tempo fa un Attila dei connotati che va per la maggiore a Roma, «fa status», smettete subito di leggere queste righe e rivolgetevi al medico che fa per voi e che non è specializzato in chirurgia plastica o in dermatologia, ma in psichiatria.

 

Più che la faccia, avete bisogno di mettervi a nuovo l’autostima. Se, invece, il vostro è un modellamento per imitazione e contiguità, e mi riferisco alle facce che in Italia si vedono quasi esclusivamente nei quartieri di Roma nord e che Dagospia classifica come «vasche smaltate» nei suoi «Cafonal», facendone oggetto di gallerie fotografiche di poco meno crudeli del meme toccato al front man dei Guns n’Roses, cambiate quartiere per un week-end, magari città, e guardatevi attorno. Credete che a Milano, a Parigi o a Firenze i dermatologi siano senza lavoro e che i chirurghi languiscano nei propri studi, sbadigliando? Certo che no, ma hanno fatto della discrezione e del silenzio la loro arma più forte di persuasione: il loro nome circola per passaparola, non fa mostra di sé nei programmi di seconda serata. La storia dell’umanità dimostra che ogni epoca, ogni cultura, ha cercato di modificare l’aspetto dei suoi componenti, sia con posticci (i nei settecenteschi; la celeberrima «braghetta» tardomedievale che enfatizzava la virilità maschile; il faux cul e le guance imbottite di rotolini di stoffa per le signore, a cui Elisabetta I di Inghilterra ricorreva spesso per mascherare l’effetto dei tanti molari perduti), sia con interventi veri e propri, come rasature, tatuaggi, mutilazioni rituali ed estetiche. Ma, sebbene i canoni di bellezza siano profondamente mutati nel tempo e rispondano a differenze specifiche, non ricordo nessun intervento mirato a repellere. Perfino il disco labiale delle donne Mursi risponde a canoni estetici condivisi e riconosciuti all’interno della comunità. I volti trasfigurati dagli acidi e le tossine della nostra comunità non rispondono invece a nessuna di queste specifiche. Rendono chi li usa dei fuori casta globali, irriconoscibili a tutti. Pensateci, prima di spingere vostra moglie o voi stessi sotto le mani di un tipo che promette di darvi uno status estetico all’altezza del vostro portafoglio.

Fabiana Giacomotti

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