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I sei cocktail dell'estate
per brindare a un incontro
Quello tra Champagne e mixologia. Veuve Clicquot Rich, grazie alla riscoperta del dosaggio ricco, esalta inedite combinazioni. Attingendo all’identità più antica della Maison
DI Andrea Grignaffini - FOTO DI Laila Pozzo

Veuve-Clicquot

Tempo medio di lettura: 1' 30''

C’è un capitolo, in quel grandissimo capolavoro della letteratura che è Moby Dick, in cui Herman Melville si serve dell’allegoria della tessitura di una stuoia per raccontare quanto Destino, Caso e Libero Arbitrio siano le uniche forze che edificano, muovono e modificano la vita dell’uomo. Una piccola dissertazione filosofica sulla combinazione di quei tre elementi la cui interazione costituisce il senso del nostro «tutto». Proprio questo passaggio del libro c’è tornato alla mente quando abbiamo appreso dell’ultima delle tante aperture, delle tante filiazioni si potrebbe dire, di una Maison iconica come Veuve Clicquot; una Maison spregiudicata, anche, la cui apertura mentale sta nell’aver concepito, ed edificato, un nuovo mondo possibile per lo Champagne attraverso un processo di traduzione della tradizione, volta a edificare un altro presente e inaugurare, con esso, una nuova via verso il futuro.

 

Poco importa, comunque, che queste operazioni possano sconquassare, e dall’interno, il veterano mondo degli champagnisti, i quali potrebbero certo obiettare che, alla fine, si tratti nient’altro che di trovate commerciali, il che sarebbe pure legittimo se non fosse che, come amava dire il filosofo tedesco Ludwig Wittgenstein «tutto ciò che vediamo potrebbe essere altrimenti» come pure, udite udite, tutto ciò che gustiamo. Pertanto, quel che di questa storia dovrebbe interessare l’enofilo è proprio la costruzione del nuovo. 

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