Dicembre 2021 Editoriale

La vita è un gioiello. Vero, lo confermo. È il bene più prezioso per ogni essere umano. Quanto meno dovrebbe esserlo. È un’efficace metafora della vita, è un dono d’amore da rispettare e trova la sua espressione più nobile quando viene donata nella dedizione degli altri, del prossimo. Un messaggio atavico, dal valore universale, valido ieri come oggi, da conservare e difendere. Il gioiello è prezioso per la sua bellezza, per la sua rarità, proprio come è preziosa la vita. «Un uomo che osa sprecare anche un’ora del suo tempo non ha scoperto il valore della vita»: lo riscrivo oggi così come lo scrisse Charles Darwin nel 1859 quando pubblicò la sua teoria sull’evoluzione della specie. Certo è che i giorni della vita non sempre sono uguali. Pensate al Santo Natale 2019, chi avrebbe mai immaginato e detto che sarebbe stato l’ultimo trascorso in tutta serenità? C’è il tempo della gioia e il tempo della sofferenza, il tempo della delusione e il tempo della gratificazione. La tentazione sempre più diffusa è quella di banalizzare e ridurre la gratificazione al solo valore economico, dimenticando invece il vero valore aggiunto di un gioiello: quello di essere un dono. È un dono che la natura ci fa tramite le qualità artistiche e artigiane dell’uomo. Sintesi di bellezza, ma ancor prima portatore di un messaggio etico ed estetico, carico di significati da porgere a una persona a cui vogliamo bene. Come dice il nostro Elegantiarum sub editor, l’avvocato Giancarlo Maresca, per gioiello s’intende qualcosa di piccolo e allo stesso tempo incorruttibile, perché fatto d’oro, materiali preziosi e gemme. Tanto basta a escludere dalla categoria quel ciarpame realizzato in materiali privi di pregio intrinseco che negli ultimi tempi pretende d’essere chiamato e catalogato come gioielleria.

Il gioiello maschile ha cominciato a diffondersi sotto forma di braccialetto che, nell’immaginazione dell’uomo, è sempre stato presente come testimonianza di una storia personale che l’oggetto incorpora. Il fenomeno ha raggiunto zone del corpo più visibili grazie a catene e anelli.  L’ornamento maschile vistoso è presente in tutte le culture ancestrali come attributo di provenienza, posizione sociale, coraggio o categoria di attività. Tutte informazioni che la civiltà che chiamiamo classica ha nel tempo lentamente trasferito nel linguaggio dell’abbigliamento. Quando la sua complessità è stata tale da veicolarle tutte, per di più con una qualità narrativa che nei casi migliori si chiamava eleganza, gioielli, piume, perline e sveglie al collo sono state bandite. Una collana appariscente ed esibita in bella vista veniva considerata segno di appartenenza a qualche clan malavitoso, o comunque denunciava una forte spinta eversiva. Ora che ne vediamo molte, la domanda da farsi non è tanto se siano belle o brutte, quanto perché siano tornate in auge. È insomma un tema antropologico, più che estetico. L’adozione di «catename vario» da parte di un adulto comporta una dichiarazione di abiura della sensibilità classica in favore di un affrancamento dai ruoli che essa comporta. Il nuovo uomo non è orgoglioso della virilità, non pratica la riservatezza e, soprattutto, intende sottolineare che la sua natura individuale ha la precedenza su quella collettiva. La comunità di cui si sente parte non è la Patria, la famiglia o la categoria professionale, tutti luoghi dove interessi e opinioni sono spesso divergenti, bensì quella che ascolta un certo tipo di musica, frequenta determinati posti e ha le stesse idee. Il gioiello maschile è quindi simbolo di un convinto e felice rientro in uno stile tribale di esistenza. Detta così sarebbe una bella cosa, considerata l’ammirazione che nutriamo per la sostenibile serenità del buon selvaggio. Il problema è che, in una vera cultura tribale, l’accesso alle caste superiori, quelle di sacerdoti e guerrieri, avviene attraverso prove difficili e cruente, mentre al bar si può fare lo spavaldo semplicemente acquistando per corrispondenza un anellone col teschio. In conclusione, i riferimenti archetipici della ferraglia e del ciarpame maschile sono chiari: avventura, indipendenza, valore, solo che il tutto ha la profondità di uno spritz e altrettanta frivolezza. Ma i gioielli, come sostantivi, vanno declinati in molte sfaccettature, esattamente come un diamante che mostra facce simili e impercettibilmente diverse a seconda di ciascuna angolazione, ridefinendo i valori e le priorità.

Nella vita tutto può essere e diventare un gioiello. Sono gioielli, allora, gli affetti più cari come una moglie o una figlia (o figlio), uno stimato collaboratore o una famiglia. Molto più semplici, le sfaccettature personali e culturali connotate dalla rarità e preziosità di sostanza materiale, come un’opera d’arte, un libro, un gioiello in oro o in altro materiale prezioso, con pietre preziose. Personalmente non porto e non amo portare gioielli, tranne la fede e l’orologio. Considero gioielli i luoghi «nascosti», incantevoli, meravigliosi, come Venezia, il lago di Sorapis nelle Dolomiti, la Valle dei Templi ad Agrigento. Così come la semplicità tecnica di un go-kart (ricordo il primo, un Dap-Sirio, un vero missile gioiello) o dell’ultima Ferrari, la 812 Superfast, con un V12 da 800 cavalli che ho provato giro dopo giro sulla pista di Fiorano. Così come un dipinto, una fotografia o una boite vintage di Quai d’Orsay o di Montecristo recuperata a Cuba. Capitolo a parte per me è l’orologio, bello, affascinante, intrigante, ma anche utile, che mi ha conquistato per il suo meccanismo, le sue forme. Personalmente non ho mai considerato le passioni come forma di investimento (forse sbagliando) ma ho sempre scelto e agito razionalmente, dando ogni volta più spazio al valore emozionale, al senso di appartenenza, alla passione. Ogni qual volta faccio un acquisto do sempre più spazio al cuore, cercando il risultato dei valori espressi dall’espressione Q/E + P/Q. Qualità ed Emozione e il rapporto tra Prezzo e Qualità sono ormai regole di vita. Giusto per non cadere nel tranello della parola più abusata e ostentata degli ultimi anni: lusso. Oggi tutto è lusso, tutti fanno e acquistano il lusso. Ma attenzione, vi sono lussi eleganti e lussi volgari, funzionali e vacui. Esistono lussi artistici e orrendi, idioti e intelligenti. Certamente è stato un grande lusso, per me, commissionare l’opera di copertina di questo numero a un grande artista, e gioielliere, come Giampiero Bodino.

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