Agosto 2020

Ago 10 2020

Le interiezioni fanno parte della grammatica italiana e della vita di tutti i giorni. Spesso le pronunciamo, scriviamo, leggiamo e usiamo come esclamazione per esprimere e sottolineare emozioni, stati d’animo. Sono reazioni istintive, che condensiamo in una sola espressione, di un tal momento. Immagino la vostra espressione di meraviglia: «Oh, che bella!», o almeno me lo auguro, quando in edicola avete preso tra le mani e acquistato questa copia, la vostra copia, come sempre numerata e firmata dall’artista del mese. Immagino il vostro sguardo affascinato nel toccare e osservare la copertina, le lavorazioni di stampa, abbagliati dalla calda cromia di fondo dell’opera e dal colto e raffinato tratto dell’artista Massimo Dalla Pola. Immagino anche il vostro punto di domanda riflesso negli occhi, lo stupore che proverete nel girare tra le mani un giornale che non si apre, non si sfoglia, racchiuso tra due dorsi come una preziosa cartella portadocumenti da conservare in archivio. Per leggerlo ed entrare nel mondo di Arbiter bisogna aprire la cartella. Immagino la sorpresa che avete provato nel vedere le tre emme in Bodoni Poster del nuovo logo del mondo di Arbiter: non è una forma espressiva, non indica perplessità né impazienza, tutt’altro, è solo una MMM di anticipazione al piacere di condividere un mondo. Socrate mi avrebbe chiesto: «Ti estí?» («Che cos’è?»). La mia risposta sarebbe stata: «Maestro, è l’Arte della mente, che passa alla mano, che trasforma la materia… È Arbiter!». È il piacere che sa dare una semplice immagine come la fórcola. Una scultura, un capolavoro creato e perfezionato nei secoli dall’uomo che ha saputo coniugare con maestria ed eccellenza la mente, la mano e la materia. Ecco, questo sarà d’ora in poi l’inserto che troverete in Arbiter. Frutto di domande e profonde riflessioni. Alla fine del 2019 mi sono chiesto: «Che senso ha continuare a fare un prodotto parallelo?». E ancora: «Perché pubblicare un supplemento due volte all’anno come abbiamo fatto negli ultimi dieci anni con Mestieri d’Arte & Design? Allora aveva un senso, ma oggi? Arbiter è già un giornale realizzato per chi ama il fatto a mano su misura, idee, capolavori, botteghe e maestri artigiani. È costruito per uomini e donne che amano e vivono i valori del passato nella contemporaneità. Appassionati di storia (quella vera, non convenzionale), di cultura e di tutti i piaceri e le virtù maschili. Alla fine, lo stesso Arbiter è il lavoro di artigiani della bottega di via Francesco Ferrucci a Milano. Ecco che in questi mesi difficili e complicati, ho voluto integrare e fondere l’opera in un prodotto unico. Perché alla fine è la stessa cosa, ha la stessa cultura, la stessa passione: MMM è una finestra che due, tre volte all’anno, secondo l’evoluzione del sistema, le necessità e l’attualità, si aprirà ai vostri occhi, cartaceo e online, per stupirvi, emozionarvi, coccolarvi e raccontarvi i Capolavori più belli della Mente, della Mano e della Materia che per voi sceglieremo. Saranno certamente sensazioni, percezioni ed emozioni vissute in maniera diversa ma uguale, uguale ma diversa. Un conto è vedere e apprezzare il giornale per trasparenza sul video, abbagliati dalla pulizia della luce, dai colori sempre vivi, vivaci e da testi e particolari delle immagini che a piacere si possono ingrandire. Un conto è aprirlo, tenendolo tra le mani, sfogliandolo, sentendo il rumore e il profumo della carta, degli inchiostri e della colla, dai sette passaggi tra stampa e verniciature varie, alla cartotecnica, alla rilegatura, all’esecuzione manuale della confezione di copertina. Otto giorni di confezione manuale (!) per realizzare il vostro numero di Arbiter che, come di consueto, avrà la numerazione progressiva e la firma dell’artista (come sempre a pagina 35) che ha compiuto l’opera di copertina. Quello che personalmente mi preme e conta è sentirvi esclamare in ogni numero: «MMM... che bello!». 

Purtroppo, quello che è accaduto nei primi mesi dell’anno è stato drammatico, ma allo stesso modo ha creato per l’Italia un momento che Socrate definirebbe «kairós». Questo è il nostro momento opportuno. Ora o mai più. È il momento di risanare il Paese, partendo dai nostri pozzi di petrolio, dalle nostre miniere di rame, di diamanti, ripartendo dai nostri tesori, dalla nostra vera ricchezza, quella dei mestieri d’arte, per creare nuove bellezze e nuovi posti di lavoro. Basta con l’umiliazione del reddito di cittadinanza, è diseducativo, è un insulto al dio del lavoro, crea una contro-cultura, quella del non lavoro, delle braccia conserte, del divano e della mano aperta in attesa di un sussidio. Basta continuare con le inutili politiche dei bonus, dal monopattino alla vacanza, dalla baby-sitter alla bicicletta, sono solo interventi e rimedi momentanei di marketing governativo, non creano futuro, lo distruggono. Lo asserisce e sostiene chi scrive, che lavora con amore e passione dal settembre del 1969. L’Italia non riparte con quei palliativi, ma spingendo, promuovendo, incentivando quel tessuto virtuoso di opifici, laboratori e bottegai che tutto il mondo ci invidia. Lo Stato deve sostenere le piccole e medie aziende perché trasmettano, formino, preparino, addestrino in modo serio, etico, disciplinato nuove generazioni di giovani lavoratori. È un passaggio importante, è un fatto e dovere culturale, strategico, oggi più che mai. Ricordo che il Made in Italy che il mondo ci invidia (!) è nato proprio grazie agli artigiani, alle piccole e medie imprese, non certo per le grandi industrie! Ho conosciuto il ministro Dario Franceschini a Vienna al pranzo dell’allora presidente della Repubblica d’Austria Heinz Fischer dopo il concerto di Capodanno, con lui c’era Sebastian Kurz, ai tempi 26enne ministro degli Esteri austriaco: fu una rapida presentazione, uno scambio di poche parole, convenevoli, un pranzo. Li apprezzai per quello che dissero, per l’Europa e per l’Italia. Da quel giorno li seguo, leggo i loro comunicati, le riflessioni che pubblicano, spesso li condivido, Kurz forse più di Franceschini. Caro ministro, ha tutte le caratteristiche consone al ministero che occupa, abbia più coraggio, s’imponga e imponga a questo governo le sue idee, i suoi pensieri. Ci creda. Lei può fare la differenza. Trovi il modo di premiare l’Italia migliore, le sue eccellenze, continueranno a dare il meglio di sé. Come avvenne 600 anni fa, quando Filippo Brunelleschi iniziò a costruire la sua Cupola.

Editoriale
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