Editoriale

Luglio 2019

DI Franz Botré
Franz Botré
Franz Botré
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Direttore ed editore
Tempo medio di lettura: 10' 50''

Dimenticare il luglio del 1969 è impossibile, perché quella è stata la mia ultima estate da studente e la prima di una nuova vita. Erano i primi di luglio, mia madre come sempre lavorava sino a sera, io, finita la scuola, bighellonavo per casa. Allora abitavo in campagna, a Bresso (!), tutti i giorni con la mia bici andavo alla mitica Scarioni a Niguarda, una delle più belle piscine realizzate a Milano, oggi tristemente e barbaramente abbandonata. Una sera, dinnanzi a un piatto di minestrone semifreddo, senza tante pippe e ingarbugliati giri di parole, mia madre mi disse che il liceo artistico non poteva permetterselo. Mi consigliò di comprare e leggere attentamente tutti i giorni il Corriere della Sera e di trovarmi un lavoro. Con molta serenità ingoiai il rospo, mi guardai in giro e senza batter ciglio cominciai a pensare cosa voler fare da grande. Mi venne incontro il mitico zio Nani, il fratello di mia madre, all’epoca ispettore della Cino del Duca editore. Mi offrì una simpatica opportunità, nulla di che, ma era un primo passo, così, tanto per cominciare, tanto per guadagnarsi qualche lira e farsi una vacanza senza pesare sul portafoglio di mia madre.

Da meno di un mese avevo dato gli esami della terza media e, dopo la pagella, come programmato con il Nani, sarei partito per le spiagge, dal 25 luglio al 20 agosto. Un mare di ombrelloni, di sdraio, di sabbia, fine, ustionante, lunga più di 30 chilometri e larga dai 200 ai 300 metri, da Marina di Carrara sino a Viareggio. Il lavoro era divertente: con altri cinque ragazzi più o meno coetanei e un capo indicato dall’agenzia di distribuzione giornali di Viareggio, mettevamo gratis, per propaganda, sotto ogni ombrellone, vecchi numeri con il timbro omaggio di Stop, Intimità e Historia. Così tutte le mattine per 20 giorni, sabati compresi: con un pullmino carico di 80 pacchi di giornali percorrevamo da nord a sud la Versilia, dando la caccia ai vari bagni. Setacciavamo a tappeto tutti gli stabilimenti balneari, distribuendo come dei forsennati dalle 9.30 alle 13.00 più di 3.500 copie, tutte vecchie e rigorosamente omaggiate. Nei bagni più ostici, gestiti da titolari sospettosi, maleducati e titubanti, per conquistare la loro simpatia e giungere all’obbiettivo, regalavamo bellissimi specchi logati Stop da appendere all’interno delle cabine. Finito, dopo pranzo il meritato bagno, un po’ di sole e relax, sino alle 18.30, poi iniziava il divertimento. Ogni sera tra le 18.30 e le 20.30 individuavamo con il distributore tre edicole della Versilia, quelle in posizioni strategiche per intercettare il flusso del ritorno dalle spiagge o per l’inizio della serata, quindi ci dividevamo in tre gruppi di lavoro e armati di calze di seta e di borse-cuscino da spiaggia, tutto rigorosamente logato, picchettavamo come katanga le tre edicole. A chiunque comprava una rivista edita dalla Cino del Duca, gli strappavamo a titolo di ricevuta l’angolo destro della copertina: le acquirenti, nonne, mamme e le tante ragazze che ci circondavano, potevano scegliere il loro cadeau. Va da sé che alle più attraenti, invitanti e seducenti, anche senza ricevuta, davo via calze di seta come frisbee, sperando che poi il frisbee ritornasse. E tornarono, cavolo se tornarono, da Forte dei Marmi a Viareggio, da Pietrasanta a Camaiore. Oggi, quando ripenso a quelle serate mi do del pirla, ne ho regalate e date via troppo poche di calze e di borse… Vivevo solo in una pensione a Pietrasanta, in una cameretta piccola, gradevole e appartata che dava su un fresco e buio giardino esotico, potevo andare e venire senza controllo, a tutte le ore. Fu la mia prima estate calda, libera, tutto era sesso e tutto era nudo. Lo zio Nani era fiero di me, un po’ meno mia madre che in poche settimane mi ritrovò con le briglie smesse e abbandonate tra i corridoi della pensione. Anche nei cinema esplodeva la grande voglia, molti i film che uscivano in programmazione vietati ai 18, ai 16, ai 14 anni, come quello del bravo Nino Manfredi Vedo nudo, Florinda Bolkan con Metti una sera a cena o Angelika Ott e Sieghardt Rupp in Sexy report, mentre a Roma una giovane attrice italiana veniva scritturata per sei anni da Dino De Laurentiis: la bellissima e affascinante Laura Antonelli. Passai un’estate bellissima, vivace, lavorando ma divertendomi, svagandomi ma senza spendere denari, se non quelli guadagnati, riuscii anche a risparmiare qualche lira. Una cosa però capii: fare un lavoro che ti diverte e che ti dà è importante per vivere bene, tanto quanto saper gestire con parsimonia il denaro. Feci tesoro di quella breve ma intensa esperienza. Nel frattempo, come consigliato da mia mamma, avevo preso l’abitudine di comprare ogni giorno il Corriere, ossia tre ghiaccioli in meno in cambio però della possibilità di trovare un lavoro non è un grosso sacrificio, ci sta. Avendo qualche lira in tasca, cominciai a frequentare le edicole e comprare anche Auto italiana e poi Autosprint.

 

Oggi, quando rileggo il Corriere di quei giorni di luglio del 1969, non posso che constatare e prendere atto che poco o niente è cambiato in questo Paese, anzi. Siamo solo diventati più arroganti, maleducati, anarchici e onnipotenti, con una gran paura di morire. Iniziando la lettura del quotidiano di quel dì, si parte con un titolo che urla: «I partiti polverizzati» e aggiunge: «Dove andremo a finire? La scissione socialista non è che l’ultima e più vistosa manifestazione di una malattia mortale che minaccia la sopravvivenza stessa delle istituzioni e della democrazia in Italia». Girando pagina, si parla di finanza e il titolo e il sommario sono una bella sintesi del tutto: «La borsa stenta a riprendersi. La situazione politica non offre cenni di schiarita: gli operatori, pertanto, rinunciano a impostare nuove operazioni…». Poco più sotto, un box sentenzia: «Sentenza a Palermo. Sei anni a Bazan. Si è concluso a Palermo il processo per le irregolarità al Banco di Sicilia…». Per diritto di cronaca aggiungo che quell’accusa non resse ai tre gradi di giudizio e finì in nulla. Sulle pagine milanesi un articolo spaccava la pagina, l’occhiello, il titolo e il sommario non lasciavano dubbi: «La deposizione del docente contestato al processo per le violenze alla Statale. Trimarchi conferma: “Fui sequestrato”. Ha indicato quattro degli studenti che lo tennero prigioniero nell’aula 208 dell’Università (Capanna, Banfi, Cappelli e Laurini)…». Qualche giorno dopo si leggeva che a Torino i sindacati erano stati contestati e il titolo a cinque colonne recitava: «Torino, l’anarchia in fabbrica». A Berlino nella prigione di Plötzensee in cui furono assassinati gli attentatori di Hitler i neonazisti hanno dipinto croci uncinate e lasciato scritte antisemitiche, il titolo recitava: «La svastica ricompare a Berlino nel luogo dei delitti nazisti». Il 20 luglio, un titolo a quattro colonne ci portava in America: «Edward Kennedy in tribunale». Il sommario spiegava benissimo: «Sarà oggi accusato di abbandono del luogo dell’incidente. Si presentò alla polizia parecchie ore dopo la sciagura, in cui è annegata un’ex-segretaria del fratello Bob». Poco sopra, un titolo portava l’attenzione sul canale di Suez: «Israele distrugge una fortezza egiziana», mentre il mio stimato Papa, Paolo VI, da Castelgandolfo richiamava l’attenzione e il pericolo che l’uomo diventi servo del sistema di una vita tecnocratica. L’Antonio Maria Montini da Concesio era veramente avanti!

 

Tutti i giorni tra il 12 e il 22 luglio, poi, l’immancabile pezzo sul clima: «Il termometro continua a salire. Fuga dalle città. Code sulle autostrade della Liguria – Incendi per autocombustioni – Temperature elevate anche in montagna – A Rovigo toccati i quaranta all’ombra». Anche lo sport era più o meno uguale e il 21 luglio un titolo a tutta pagina strillava: «Merckx si è vendicato – Cacciato dal Giro ha umiliato i rivali nel Tour». A centro pagina un bel titolo sull’automobilismo: «Stewart: sei corse cinque vittorie. È a un soffio dal titolo mondiale». In un box a lato: «Non ci sono più maghi a Maranello? Le macchine italiane hanno ancora deluso…». Jackie era scozzese, oggi Louis Hamilton
inglese, ma la zuppa è la stessa. Per contro si poteva leggere una bella réclame a tre colonne per tutta pagina, anticipata da un quadrifoglio recitava: «L’Alfa Romeo VINCE», quindi elencava il primato tecnico raggiunto dalle sue vetture elencando tutte le vittorie ottenute nel mondo delle competizioni, dalla 1750 berlina alla Gt, alla Spider, delle Giulia, delle Junior. Per contro, qualche giorno dopo una notizia che leggendola oggi fa pensare e riflettere: «Una “mille” potenziata che arriva dall’Est. La Skoda lancia una versione sportiva del suo modello base che supera agevolmente i 155 chilometri orari». Così è cambiato il mondo in 50 anni! Ma la notizia più importante fu quella anticipata dal Corriere domenica 20 luglio, esaltata con un occhiello a tutta pagina lunedì 21 luglio, (guarda caso San Lorenzo) che riportava: «Tutto il mondo ha vissuto lo storico evento». Poi, il titolo su due righe che sentenziava: «L’UOMO È SULLA LUNA. Alle 4.57 ha mosso i primi passi». Credo che mai nella storia un avvenimento abbia avuto così tanti testimoni, circa 900 milioni di persone seguirono la diretta televisiva. Il tutto è stato descritto, commentato, dibattuto e interpretato da cronisti di tutte le lingue, da poeti, letterati, storici, registi che hanno suscitato in tutto il mondo interesse, curiosità, reazioni, ipotesi, amori e fantasie, le stesse che da sempre accompagnano gli abitanti della terra quando di notte guardano il cielo per cercare la luna. Che emozione, la vivo ancora oggi come fosse ieri. Per l’occasione comprammo la televisione e quella fu la prima e ultima volta che guardai la Tv con mia madre. Rimanemmo cinque ore inchiodati alla sedia, con un caldo porco, bevendo tè freddo e cedrata Tassoni davanti a quello schermo grigio che illuminava la cucina al buio per tenere lontane le zanzare. Prima di chiudere le tapparelle dalla finestra guardai la luna, la vidi diversa dal solito, più vicina, più mia e pensai: «Chissà se domani troverò un posto di lavoro, cribbio, dopo tutto non chiedo mica la luna?».

Franz Botré