Editoriale

Settembre 2019

DI Franz Botré
Franz Botré
Franz Botré
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Direttore ed editore
Tempo medio di lettura: 10' 45''

In vino veritas. La traduzione latina del verso del sofista e insegnante di retorica greco Zenobio (altri attribuiscono il verso ad Alceo, altri ancora la versione latina a Orazio, sentirò il saggio Stefano, Il Lorenzetto!) è una gran bella verità. Non pensiamo alla sbornia sfrenata, no, quella non giova a nulla e a niente, anzi, pensiamo alla piacevole ebbrezza che sa darti il ben bere, quello giusto, di qualità, quello del sapere, che allieta e favorisce il dialogo, la convivialità, che libera le emozioni e la sincerità. Sono quelle sensazioni ed emozioni che esaltano i sensi, quando le percepisco le chiamo «Spirito di Vino». Il servizio di copertina di settembre mette le radici in una serata di questa primavera trascorsa in un ristorante milanese: a tavola, pochi ma simili, e ogni piatto veniva condiviso con varie annate di Champagne di diverse Maison. Tutto però ha inizio a settembre dell’anno scorso a Bordeaux, presso Château Rauzan-Ségla, ospite dei signori Wertheimer (proprietari anche di Château Canon), per vivere in prima persona la nascita di uno storico rosso di Francia, l’Aoc Margaux. Una storia antica che da oltre 400 anni si ripete e si rinnova ogni fine estate, seguendo e interpretando maniacalmente le leggi della natura, assecondando le sapienti mani di uomini e donne appassionati della loro terra, del loro nettare, del loro Margaux. Avevo lo château a mia disposizione e ho cenato in compagnia di monsieur Nicolas Audebert, un vero genio del vino, un guascone di bravura, oggi direttore dei due château di casa Chanel. A cena, tra una portata e l’altra, dall’antipasto al dolce, ha stappato una dopo l’altra e raccontato con maestria vita, morte e miracoli delle varie annate di Château Rauzan-Ségla: dalla 1964 alla 1988, quindi la 1995, la 2010 e una fantastica 2015. Dopo cena, rimasto solo, e felice di esserlo, con lo château (castello) e uno Château (vino) tutti per me, ho visitato (e fotografato) tutte le stanze: bellissime! Gran classe, grande cultura, differente da Château Canon, quest’ultimo un esempio di come i Wertheimer hanno saputo unire (gli interni sono stati curati magistralmente dall’architetto Peter Marino) i valori e le tradizioni del passato alla contemporaneità. Ho così avuto l’ennesima conferma di che cosa significhi l’appellativo Grand Cru per questi nobili monsieur.

È un appellativo che i francesi vivono storicamente e culturalmente, che per loro ha un significato e un valore ben preciso, infonde serietà, rispetto, orgoglio e onore. Se penso al significato di quello italiano… Sembrano uguali, ma sono diversi… lasciamo perdere, è la solita Italietta, per spiegarlo non basterebbe tutto il numero. Passando dalla biblioteca prendo con me tre libri di storia di e dei Bordeaux che attirano l’attenzione. Arrivo in camera, metto un maglione sulle spalle ed esco sul balconcino con un ballon contenente un avanzo del ’64. Accendo un Partagás del 2014 e comincio a sfogliare i vecchi libri. Tra un sorso e un puff, pagina dopo pagina, libro dopo libro, resto inchiodato alla pagina di un capitolo che parlava di Decimo Magno Ausonio, nato nel 310 d.C. a Burdigala, oggi Bordeaux. C’è però troppo buio, così spengo il sigaro e rientro in casa: nello studio c’è uno sprofondante sofà, mi accomodo, accendo la lampada e inizio avidamente a leggere e divorare pagina dopo pagina il contenuto. Pazzesco, sapevo poco di Ausonio: ricordavo che non era tra gli autori più apprezzati della letteratura latina, ricordavo anche la via a lui dedicata a Milano, sapevo della statua barocca a sua somiglianza (?) posta sopra la volta di piazza Mercanti sempre all’ombra della Madonnina, ma non avevo mai letto nulla della sua vita: professore di grammatica e retorica a Tolosa, fu chiamato dall’imperatore Valentiniano I alla corte di Treviri (una delle più antiche e prestigiose università della Germania, fondata nel 1473) come precettore di Graziano, il futuro imperatore che lo nominò console e governatore della Gallia. Treviri è nel cuore della Mosella e Ausonio ne descrisse le suggestioni del paesaggio lungo il fiume in un poemetto di 483 esametri intitolato appunto Mosella. Anche se mi trovo a Bordeaux la mente e il palato corrono alle sensazioni, emozioni e ricordi dei vari Riesling, Troken, Eiswein, Auslese, Spätlese, Kabinett di Mosella. Continuo nelle mie letture e apprendo che Ausonio, in uno dei suoi tanti viaggi, definì Mediolanum la seconda Roma, ponendo al settimo posto la città fondata dai Galli Insubri verso il 590 a.C. ed elogiandola nel suo trattato Ordo Urbium Nobilium. Milano tra il 286 e il 402 d.C. fu capitale dell’Impero Romano d’Occidente. Due sono le lapidi poste a Milano alla memoria di Ausonio: la prima, come ricordavo poc’anzi, in piazza Mercanti verso via Orefici, tra le Scuole Palatine (visitate e frequentate da Catullo, Ovidio e Virgilio) e il Palazzo dei Notai; la seconda nel primo cortile del Castello Sforzesco. Nell’epigrafe sono scolpiti gli 11 esametri della sua lode: «Et Mediolani mira omnia, copia rerum, innumerae cultaeque domus, facunda virorum ingenia, et mores laeti: tum duplice muro amolificata loci species, populique voluptas circus, et inclusi moles cuneata theatri, templa, Palatinaeque arces, opulensque Moneta, et regio Herculei celebris sub honore lavacri, cuncta que marmoreis ornata peristyla signis, moeniaque in valli formam circundata labro. Omnia quae magnis operum velut aemula formis excellunt, nec iuncta premit vicinia Romae».

La voglia del sapere non mi lascia, pagina dopo pagina si fanno le quattro del mattino, alle otto ho appuntamento con monsieur Aubert nella sala grande per la colazione, dopodiché trasferimento a Château Canon: mi restano poco meno di quattro ore per vivere il «mio» castello. Decido che è tempo di andarsene a letto, almeno per un paio d’ore. Due giorni dopo, sulla strada del ritorno riflettevo e pensavo alla mia Milano, alla sua magnificenza, perché lo è, come e grazie a chi lo è diventata. Il fulcro che unisce Bordeaux con Ausonio, la Gallia con Mosella, l’Impero d’Occidente con Milano, lo trovo nell’eccellenza della Scuola Palatina. Dopo l’invasione dei Longobardi e dei Franchi la cultura si trasferì a Pavia ma tornò a Milano e iniziò a risplendere con l’arrivo dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, fu lei a restituire alla Scuola Palatina l’antica eccellenza, invitando docenti e uomini celebri lombardi, come Marsilio Landriani per la fisica, Paolo Frisi per la matematica, Francesco Soave per la filosofia, Cesare Beccaria e Gian Domenico Romagnosi per l’economia politica, Giuseppe Parini per la magniloquenza e Ruggero Giuseppe Boscovich per tutta la cultura.Vicino all’imperatrice, l’uomo che criticò ferocemente e successivamente plasmò, ridisegnò la città e portò all’efficienza milanese e lombarda: Wenzel Anton von Kaunitz-Rietberg. Il suo drastico intervento e programma tradusse il concetto di etica in estetica, facendo guadagnare al capoluogo lombardo la nomea di capitale morale d’Italia. Oggi, come e più di allora, un vero segno distintivo mondiale. Nato a Vienna e discendente da una storica nobile famiglia della Boemia, Kaunitz divenne uno dei più grandi politici e diplomatici della storia. Ecco che ritorna lo Spirito di Vino: la capitale austriaca è una metropoli con più di 700 ettari di vigneti, con 190 viticoltori, tra le colline Kahlenberg, Nussberg, Bisamberg sino al Mauer, 25 chilometri attorno al Danubio e ai boschi viennesi. Una storia antica di compatibilità, dove 20 vitigni diversi riescono a trasformarsi nel mitico vino Gemischter Satz. Un giro fantastico, da non perdere lungo strade romane, tra vigne magiche. Questo è lo Spirito di Vino! Dalla Mosella al Danubio, come da Vienna a Milano. Non è un caso che Kaunitz diede vita al Mailänder Kataster, la monumentale opera di censimento di tutte le proprietà fondiarie del Ducato di Milano, il famoso Catasto teresiano. Così come nacquero diverse istituzioni fondate e patrocinate dal governo austriaco, dal Teatro alla Scala (!) all’Accademia di Brera (!), dalla Biblioteca Braidense (!) alla Cassa di Risparmio delle Province Lombarde. Come se non bastasse, portarono a termine il Duomo e realizzarono la Villa Reale di Monza e molte altre opere oggi omologate milanesi. Esempi di cultura che il mondo ci invidia e che cercano goffamente di imitare, ma di Milano ce n’è una.

Credo che una via a Milano Kaunitz se la meriterebbe, quanto e forse più di Ausonio. Da Bordeaux a Treviri, da Vienna a Milano, una città unica, che piaccia o no, che il mondo sta scoprendo anno dopo anno non solo come capitale economica, fatta di business, moda e shopping, ma anche come una città globale che trasuda di storia, tradizione, tecnologia e cultura. Basti pensare alle sue università. Ecco che torna lo Spirito di Vino, nato questa primavera a tavola, centellinando (si fa per dire) dei grandi Champagne. Da Milano a Monza, da Pavia a Bergamo le università lombarde sono oggi più che mai un magnete per le matricole italiane e straniere e meritano la lode. All’insegna della nobiltà e del sapere interconnesso. Un sistema lombardo della formazione universitaria che primeggia in Italia, che offre 44 discipline differenti a far da traino. È una storia che nasce da lontano, è un intreccio di serietà, di competenze, di dedizione, di un ceto accademico che non teme confronti, sempre aperto a mille sollecitazioni in un ambiente stimolante, pensato per esprimere la forza di un circuito economico e imprenditoriale vivace e poderoso, di una città che sa sempre avere la forza e il coraggio di rimettersi in gioco e reinventarsi. Così facendo si è raggiunto un livello altissimo, grazie alla vituperata classe politica «Gallico-Barbara» e, piaccia o non piaccia, al vituperatissimo ex governatore Roberto Formigoni che, con la sua riforma, ha fatto della sanità un’eccellenza invidiata nel mondo. Ora tocca all’università. Da Bordeaux a Bergamo, come da Treviri a Pavia, così come da Vienna a Milano, passando da Monza, è un ritorno all’antica prassi dei «clerici vagantes», gli studenti che nel Medioevo percorrevano in lungo e in largo l’Europa per frequentare le lezioni di loro interesse. Lo dicevo: «In Vino Universitatis».

Franz Botré