Febbraio 2021 – Editoriale

Feb 12 2021

Franz Botré

Con immensa soddisfazione posso affermare che dopo 215 numeri pensati, creati, lavorati e stampati, che dopo 20 anni di ricerca, la quarta fase del progetto si è concretizzata. Sono arrivato finalmente al punto in cui volevo arrivare. Attenzione, però, non è il punto di arrivo, è quello di una ripartenza. L’Uomo Arbiter oggi c’è! L’ho capito leggendo, analizzando e studiando profondamente i risultati di questo quinto sondaggio. I primi tre vennero fatti con l’allora Monsieur, gli ultimi due con Arbiter, interrogando come sempre gli abbonati, i lettori e la tribù del nostro mensile. È bene ricordare e sapere che i primi sondaggi venivano eseguiti tra una platea di 500 persone, a quest’ultimo hanno partecipato in 1.370 (120 donne!) su 1.500 interrogate. Molti di questi lettori che fedelmente ci seguono e sono vicini al giornale, come testimoniano le numerosissime lettere e mail che arrivano in redazione, sono gli stessi che 20 anni fa immaginavo e vedevo titubanti, insoddisfatti, dinanzi alle edicole scegliere un giornale maschile. Erano anni felici, in cui regnava la pubblicità, le edicole erano tante, oltre 30mila (oggi sono meno della metà), tutte invase da maschili, più o meno belli, più o meno interessanti. Molti di questi progetti si sovrapponevano, alcuni erano fotocopie, stessi contenuti, stesse foto, stesse cartelle stampa a cui ispirarsi. Di diverso avevano il formato, il logo e il prezzo. In questo panorama, mancava un mensile di riferimento, che li appagasse, che interpretasse i loro gusti, che fosse credibile, che avesse buona reputazione e fosse in linea con la loro cultura, con il loro modo di essere.

 

Allora, attorno al 2000, ero vicedirettore di Class e da anni dirigevo Gentleman, che avevo altresì creato e progettato. Ma più passava il tempo e più capivo che c’era una parte di uomini insoddisfatti, orfani di un proprio giornale di riferimento. Fu allora che decisi di cambiare barca, di virare e di cambiare rotta: creai Monsieur. Da quel momento è iniziato un nuovo progetto. Un progetto circolare: ho messo l’uomo al centro di un cerchio (molto prima che lo facesse Ennio Doris), in modo che ogni settore di interesse e ogni passione della sua vita fossero equivalenti ed equidistanti dal fulcro. Cominciai a setacciare e selezionare la società, per cercare, individuare e dialogare con uomini di buone maniere e di gusto. Fu così che dal 2001 al 2010 Monsieur divenne la rivista dell’uomo extravagante. Ovvero il mensile per chi, partendo dallo stesso fulcro, cerca nel giornale le risposte alle numerose domande. Poco alla volta mi accorsi che i lettori di Monsieur erano diversi da tutti gli altri. Reagivano, dialogavano, scrivevano, telefonavano, partecipavano. Ogni volta che a Firenze c’era (e c’è) il Pitti Immagine Uomo, la nostra Lounge si trasformava in un vero e proprio Club. Decine e decine di lettori giunti da Bari, Palermo, Venezia, da tutta Italia per condividere il momento, i contenuti, lo spazio. Tutto avveniva senza l’uso dei social, partecipavano solo ed esclusivamente leggendo il giornale. Non mi era mai successo di trovare una comunità così coesa. Molti, anno dopo anno, sono passati da stimati lettori a collaboratori. La conferma arriva dai numeri emersi dalle varie analisi dei tre sondaggi eseguiti nel corso dei dieci anni, questionari che hanno evidenziato e messo in ordine e in fila passioni, aspirazioni, gusti e tante aspettative. Una cosa ho imparato da queste risposte, spaccati e tabelle: i sondaggi, severi, sono una immensa fonte di valore inestimabile per l’evoluzione del prodotto editoriale. È la stessa telemetria che maniacalmente adottavo nelle corse in auto. Quante volte pensavo di essere veloce e poi l’ingegnere ai box mostrandomi i dati della telemetria mi dava del paracarro?  Allora mi fermavo ai box, mi concentravo, leggevo attentamente tutti i dati, li analizzavo: l’utilizzo dei freni, dello sterzo, dell’acceleratore, delle traiettorie. Alla fine capivo e distinguevo gli errori fatti dalle cose ben fatte. Ripartivo e come per incanto toglievo immediatamente, minimo, mezzo secondo sul tempo al giro. Spesso ho tolto anche un secondo, una vita per chi corre, così, subito al secondo giro.

 

Questo modo d’essere l’ho adottato nella vita e soprattutto nel modo di condurre i giornali. è quello giusto per capire cosa sbagli, come fare per migliorare, dove vuoi arrivare e per comprendere i limiti, tutti, personali e aziendali. Alla fine i sondaggi avevano messo in evidenza molti spunti e belle opportunità per riflessioni interessanti. Avevo capito che in questa società l’uomo stava rapidamente cambiando, che si stavano formando tante nuove tipologie di uomini, diversi tra loro, in tutto e per tutto, con culture ed esigenze diverse, con stimoli, desideri differenti. Capii che non si può parlare e coinvolgere tutti. Era e sarà sempre più una questione di identificazione del target. La domanda era semplice: con chi vuoi parlare? Perché farlo con tutti è praticamente impossibile. Puoi farlo solo attraverso un quotidiano, una radio o una televisione. In una società maschile, sempre più selezionata e stratificata dall’alto al basso e dal basso verso l’alto, ormai suddivisa tra i «simili» e i «dissimili». Scelsi di seguire quella dei «simili», composta da uomini che non hanno voglia di scendere a compromessi, che non amano l’ipocrisia del politicamente corretto, ma amano le donne (qualcuno anche gli uomini), la famiglia, l’arte, la storia, quella vera, la Patria, i valori, l’etica più che l’estetica. Perenni esploratori di emozioni e di qualità della vita. Nel loro guardaroba, l’abito sartoriale ha conquistato spazio con il crescere dell’età e della cultura. Con il passare del tempo hanno capito che un bell’abito sartoriale esprime con grazia chi siamo e che, per contro, l’abito che ci fa sembrare qualcun altro si chiama solo costume. Sono uomini a cui non interessa affatto apparire, ma interessa essere. Capii che era giunto il momento di andare oltre, di alzare l’asticella, di passare al setaccio la società per trovare e selezionare l’Uomo. Fu così che abbandonai l’uomo extravagante, per mettermi alla ricerca e aggregare attorno al futuro giornale l’Uomo Elegantiarum. Presi il meglio di Monsieur e, dopo 35 anni, plasmai e riportai in vita Arbiter. Un giornale pensato come uno spazio di confronto, dibattito, selezione, maturazione e crescita. Fondato sulla pertinenza dell’essere, in un mondo dove sempre di più prevale l’apparire. Un mensile che valorizza il dialogo continuo con i lettori, che si pone come stella polare per uomini che vogliono orientarsi in un presente che ha sempre più bisogno di idee vere e autentiche. Oggi, dopo dieci anni, con questo nuovo sondaggio, arriva la conferma. La strada percorsa e intrapresa era quella giusta. La stella polare, quella della sartoria, mi ha condotto sull’isola che c’è! Abitata dall’Uomo che cerca e vuole tutto fatto a mano, su misura, capi esclusivi, realizzati con cura dalle sapienti mani di nobili artigiani italiani. Nuovi territori, che mi hanno fatto scoprire nuovi orizzonti, nuovi lettori, sempre più giovani, affascinati e coinvolti dal verbo di Arbiter.

 

Alla fine emerge ciò che presumevo e che volevo: meno ma meglio! Un Uomo che sa riconoscere gli assi cartesiani dell’educazione allo stile: materiali e fogge, vale a dire sostanza e forme dell’eleganza. Ma volevo andare oltre. In questi anni, avendo fotografato più di 60 cabine armadio dei nostri lettori, leggendo attentamente tra le immagini, avevo notato e riconosciuto capi non solo fatti a mano su misura tipicamente sartoriali, ma anche giacche, camicie, scarpe, paltò, impermeabili, jeans di aziende della grande confezione. Mi sono quindi chiesto: ma un Uomo così preparato, selettivo, con il gusto del sapere, che sa cogliere i particolari che fanno la differenza, quali marchi sceglie e acquista, indossa e fa entrare nella sua cabina armadio? In teoria ho capito che i nomi dei marchi non contano, ma questa verità appartiene e serve solo a chi, come gli Uomini Arbiter, conosce il prodotto così bene da poterne giudicare da solo i pregi, i difetti e il valore. È la conseguenza logica di chi sa. è il rapporto che fonde l’emozione, la qualità e il giusto prezzo. Ora che la scacchiera dello stile è completata, direi che da quest’anno possiamo andare oltre e iniziare un nuovo percorso di approfondimento, per giocare tra simili e fare le proprie mosse con la strategia del sapere e arrivare ognuno alla propria eleganza.

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