Maggio 2021 Editoriale

Mag 13 2021

 

Franz Botré

Ho sempre vissuto il mese di maggio come un mese esplosivo, per le emozioni e per i sensi. Sarà perché maggio porta nuova luce e nuova vita. Sarà perché questa luce esalta i colori, i profumi e la percezione delle emozioni. Sarà perché il primo maggio si festeggia tra 1.000 bandiere rosse la festa dei lavoratori, dimenticando che i lavoratori sono anche quelli con la bandiera verde, bianca o nera. Sarà che il 6 maggio Pantone lancia un messaggio di felicità attraverso l’unione e combinazione di due colori, definendo così il Pantone dell’anno 2021, il 17-5104 Ultimate Gray + il 13-0647 Illuminating. Una fusione cromatica di forza, di positività, un messaggio di felicità, ambizioso quello di accendere in questi tempi grigi la speranza. Un grigio stabile illuminato da un giallo vibrante, per esprimere positività, ottimismo. Sarà perché il mondo dell’ipocrisia si ricorda che tutti hanno una mamma. Sarà, ma ogni maggio mi viene in mente quella volta che visitai la Real basilica di Superga e inevitabilmente la mente ritorna al color granata, alla mitica squadra del Grande Torino. Sta di fatto che ogni maggio sento la luce e i colori penetrare in me. Tutto cambia, il linguaggio, lo spirito, lo sguardo, il modo di capire, vedere, sentire, osservare. Persino la soglia del mio limite della pazienza cambia. Ogni anno, a maggio, vengo pervaso da nuove energie creative che definiscono un nuovo spirito, una nuova consapevolezza, una nuova coscienza, che dettano nuove informazioni sulla verità. Rosso, bianco, verde, giallo, nero, arancione, blu e viola, tutte hanno un loro colore ben distinto, un Pantone ben preciso per colorare con gioia la vita di tutti i giorni. Perlomeno, mi aiutano a cercare di farlo.

 

Fin dall’infanzia vivo i colori attraverso i sensi, la vista, l’olfatto, l’udito, il gusto e il tatto. Marcato in modo indelebile è un ricordo di quando abitavo a Losanna. La prima domenica della prima settimana di maggio, con mio padre prendevamo a Ouchy il battello per Ginevra. Scendevamo dopo un quarto d’ora di navigazione, a Morges. Una bellissima cittadina medievale a poche miglia da Losanna per la tradizionale visita alla Fête de la tulipe. Una festa in onore di un fiore non propriamente svizzero, il tulipano, che come sempre, con grande abilità e maestria, gli organizzatori e i floricoltori elvetici hanno tramutato negli anni in celebrità. L’evento si svolge ogni anno, per sei settimane tra aprile e maggio, nel bellissimo Parc de l’Indépendance, su una superficie di circa 25mila metri quadrati, racchiusi tra il Castello (bellissimo, da non perdere, con sale d’armi uniche… quanto ho sognato e fantasticato in quelle sale!) e il fiume La Morges. Sotto un cielo azzurro, terso, ripulito dalla bise invernale, senza nuvole, tra cento tonalità di verdi di un parco vero, svizzero, passeggiando tra oltre 120mila tulipani, di 300 varietà, di 1.000 colori, mentre giovani musicisti della Svizzera Romanda accompagnano i tuoi passi con arie di Debussy, Britten, Stravinskij e Honegger. Luce, colori, musica, profumi, questa è arte, un vero orgasmo per la mente e i sensi. Uno spettacolo, recitato con maestria sul palcoscenico della natura, della vita. Non devi fare nulla, tranne che esserci e stare in religioso silenzio, attento a vedere e ascoltare. Tutti quelli che incontri hanno qualcosa da raccontare, scopri un mondo.

 

Che il tulipano ha origini persiane, il suo nome thulband, per la sua forma, deriva dal turco. Che è il fiore che più simboleggia l’amore perfetto, eterno, soprattutto se rosso, ma anche giallo, per un’ amore solare e spensierato. Quello violetto indica modestia, bianco l’eleganza e il rosa una nuova vita. Quelli rossi e rosa, recisi, ma meglio in bulbo, sono indicati e splendidi da regalare alla mamma, sempre, non solo per la sua festa. D’obbligo poi era la passeggiata in riva la lago con il déjeuner al jardin dell’Hôtel du Mont-Blanc. Per chiudere il pomeriggio, quattro passi in centro, in Grand-Rue, tra bancarelle e negozi di antiquariato. Ci sono tornato anche pochi anni fa con Antonella, mia moglie, perché volevo che anche lei provasse l’emozione e la gioia di cosa vuol dire e significa vivere l’esperienza dei colori di Morges. Perché i colori sono vita e ti aiutano a vivere. Te ne accorgi quando impari a usarli con consapevolezza, evitando i luoghi comuni, le frasi fatte, e decidi di impiegarli con intelligenza. Col tempo diventano amici, consiglieri e guaritori, per molti messaggeri e maestri. Saper coniugare i colori nella vita di tutti i giorni, ci aiuta a comunicare senza ipocrisie con il nostro sé e con la nostra anima. Spesso sono difficili da vedere, ancor più nominare, ma conferiscono un senso a tutti gli aspetti della nostra esistenza, perché rappresentano l’intermezzo tra materia e persona, tra percezione e memoria.

 

Secondo il pensiero del filosofo pedagogista Peter Deunov, ciascun colore ha un’influenza organica e psicologica, così come ciascun pensiero produce un colore particolare. Perché la mente per crescere deve nutrirsi di luce, di colore, è per questo che dobbiamo imparare giorno dopo giorno ad alimentarla. Il colore è vita, rappresenta uno stato d’animo nonché un’idea di visione del mondo. Ma il colore è anche serenità e felicità. Basta osservare il volto di chi, uomo o donna, riceve in regalo una «certa» scatola colorata. Anche senza saperne il contenuto, ma solo vedendola, il suo corpo, la sua mente e il suo cuore come per incanto vengono avvolti da un magico manto, quello della felicità. Cambiano espressione, con gli occhi esprimono soddisfazione, gioia, emozione. Alludo a quelle scatole magiche stampate con colori Pantone ad hoc, che senza leggere il logo capisci perfettamente la Maison di pertinenza e appartenenza. L’arancio Hermès, il bordeaux Cartier, il verde Rolex, il marrone Lvmh, il giallo Acqua di Parma, il blu Pantone 1837 C di Tiffany. Scatole magiche, uniche, che hanno emozionato e conquistato il mondo con il loro marketing cromatico. La stessa emozione che ho provato quando ho visto per la prima volta l’opera di copertina commissionata per questo numero: «Gentilissimo maestro Ugo Nespolo buon pomeriggio. Bellissima, è affascinante, entri nel tuo mondo, in quello da te sognato e voluto. Passi dal buio delle tenebre alla bellezza della luce, che è vita, che puoi ritrovare scavando tra le tue radici, nella storia, in quella dell’Uomo che sacrificò la vita per ridarci la luce. Che offrì e bevve per l’ultima volta da quella coppa per ridarci vita, speranza, futuro attraverso i colori della vita. Si potrebbe scrivere un libro sulla magia che dona il suo dipinto. Anche se privato dagli spessori della materia, appena ho aperto il file dell’allegato, m’è sembrato di essere dinanzi al rosone delle vetrate della cattedrale di Reims! Grazie». Così scrissi a Nespolo. È proprio vero, il colore è vita, è gioia!

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