Marzo 2021 – Editoriale

Mar 19 2021

Franz Botré

Quando penso alla realizzazione del numero di Arbiter, parto sempre da un punto nello spazio dell’ipotetico foglio bianco che si trova nella mente. Con lo sguardo perso, ma concentrato, guardo fuori dalla finestra dell’ufficio, il cielo, gli alberi o i dipinti appesi alla parete di fronte alla scrivania con le orchidee di Cecilia e la lampada mappamondo. Comunque, e in ogni caso, in sottofondo la mia selezione musicale degli ultimi 63 anni. Questo è l’abbordaggio mentale-creativo che attuo da sempre, tutti i mesi, tutti gli anni, in tutti i luoghi in cui mi trovo a pensare alle prossime copertine. A casa, in sala, immerso nei libri, o a Corvara da Michil, in pace e relax, viene tutto meglio: non posso dimenticare che lì ho pensato, disegnato, creato (nella mia testa) e poi realizzato, tre giornali. È un bellissimo esercizio. Inizio a pensare, a riflettere, meditare sul tema di copertina: cosa faccio a marzo? E ad aprile? E poi a maggio? Come sapete, ogni copertina di Arbiter è un’opera e, in quanto tale, è unica e irripetibile, firmata e numerata. Per commissionarla e averla in tempo utile, serve tempo, tanto tempo, non è come organizzare e fare una foto. Via, ecco la copertina. Parto sempre da concetti giornalistici e culturali, da assolvere e raccontare attraverso dei testi che dovranno essere parallelamente visualizzati dall’opera. Passo quindi in rassegna tutto ciò che mi ha colpito, affascinato ed emozionato. Ciò che ho letto, sui libri e sui giornali. Che ho visto, dai film agli spettacoli. Dai dibattiti televisivi alle storie che ho sentito alla radio, agli argomenti che ho dibattuto, parlato e discusso con gli amici su temi vicini e di loro interesse. Poi aggiungo del mio, il sapere, le esperienze, le prese di posizione su tutti gli argomenti che hanno toccato la vita. Il tutto deve poi passare tra le fini maglie del setaccio dei valori etici, estetici, qualitativi ed emozionali dell’Uomo Arbiter. Cerco argomenti che interessino il lettore, che sappiano stimolare, informare, far riflettere, suscitare emozione e stupore al nostro Uomo, alle Donne che ci seguono e a tutta la nostra Tribù. Una volta chiarito cosa dire e raccontare, va individuato e trovato l’artista a cui affidare la storia di copertina e, di conseguenza, spiegare che cosa ottenere dalla sua opera.

Non è facile, ma nemmeno difficile. Per questo passaggio mi avvalgo di un superbo consulente, un caro amico e collega che dal ’78 frequento professionalmente: Giuseppe Frangi. Con lui discutiamo sulla scelta dell’artista, sulla tecnica che vorrei, il genere e tipo d’arte cui ispirarsi o più s’addica al concetto giornalistico da esprimere. Certo che, nel momento in cui arriva l’opera in redazione, è sempre molto emozionante, affascinante e gratificante. Anche perché rivedo tutto il film e risento la colonna sonora che l’ha ispirata e accompagnata. Sì, perché ogni copertina, ogni quadro, ha la sua musica o la sua canzone. Se potessi permettermelo, oltre il dipinto e la traduzione in latino del servizio di copertina, farei comporre e mettere in musica, ogni mese, anche la colonna sonora del numero! Il tema di questo mese mi è stato ispirato dal momento storico in cui stiamo vivendo. Da una parte la reclusione forzata legata alla guerra contro il Covid, i difficili rapporti nella società e quelli pericolosi e contorti tra uomo e donna. Dall’altra, il ritorno della primavera, della voglia di vivere. È il momento opportuno per risvegliare i nostri sensi, seguendo l’esempio della natura. Con i suoi colori, tempi e profumi. Dobbiamo avere e far crescere in noi la voglia di riscoprire la sensibilità, gli affetti, i piaceri, le bellezze, gli stupori. è arrivato il momento che gli uomini si assumano le proprie responsabilità e che tornino a contemplare e amare la bellezza del corpo della donna: la nostra anima. Che abbandonino il loro essere egocentrici, arroganti, spesso cattivi e violenti. è tempo del ritorno all’incanto per la donna com’è, con le sue misteriose morbidezze, con i suoi teneri annunci di cellulite, sensibile e seducente: corpo, anima e desiderio. Il corpo femminile torna a essere quello che sempre fu: il motore eterno di ogni forza vitale.

Mentre ragionavo su come commissionare l’opera di copertina, il pensiero è andato immediatamente alla Primavera del Botticelli, alla voglia di celebrare la primavera raffigurando le nove figure della mitologia classica su un prato fiorito, davanti a un bosco di aranci e alloro, in mezzo a centinaia di piante e fiori diversi dei quali, con un minimo di attenzione e fantasia, si possono percepire i profumi. L’opera è un inno all’amore, alla prosperità e alla pace. Poi mi sono confrontato con l’amico Frangi. Donne nude, vere, con le loro bellezze e i loro difetti, seni, naturalezza, glutei, spontaneità, trasparenze, uomini e natura, tanta natura. Mi ha ascoltato con attenzione, abbiamo fantasticato, ipotizzato e ci siamo salutati. Il risultato l’avete appena visto. L’artista prescelto, lo sloveno Aleksander Velišcˇek, ha così interpretato il tema di questo numero: il corpo della donna come apice di bellezza in cui realtà e idealità trovano un punto magico di convergenza. Per un pittore è la palestra più affascinante e alta, come dimostrano i tanti capolavori nella storia dell’arte. Tra questi certamente c’è Le déjeuner sur l’herbe di Édouard Manet, un quadro sensuale, enigmatico, dove il corpo della donna scoprendosi si avvolge in realtà di mille segreti. La scelta di ridipingerla è stata per l’artista un tentativo di indagarne i misteri e i segreti. Siam partiti dal punto A per arrivare 500 anni dopo al punto B. Così è nata l’opera di copertina. Mentre scrivevo e confezionavo questo numero, sarà perché amo la Galleria degli Uffizi e Firenze, nella mente mi era entrato, e continuava a ripetersi, il ritornello di una vecchia canzone: «È primavera che festa di colori! Madonne e fiori trionfo eterno di gioventù… Fiorin di noce, c’è poca luce ma tanta pace, fiorin di noce, c’è poca luce. Fiorin di brace, Madonna Bice non nega baci, baciar le piace, che male c’è? Fiorin dipinto, s’amava tanto nel Quattrocento, fiorin dipinto, s’amava tanto. È primavera, svegliatevi bambine alle Cascine, messere Aprile fa il rubacuor». Era la Mattinata fiorentina del milanese D’Anzi e del napoletano Galdieri, la cantava nel ’41 Alberto Rabagliati, erano anni difficili, bisognava restare uniti e credere nel futuro. La dedicavano alla primavera, a Firenze e alla bellezza di vivere!

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