Alex d’Oriente
DI Alex Djordjevich
Tempo Medio Di Lettura: 8' 5''

 

Parlando di Istanbul, ai più viene in mente la capitale di un Paese a metà tra Europa e Asia. Questo è però solo l’aspetto geografico; la città ha infatti una sua tipica forma di buon gusto e dei rituali antichi di secoli. La gente ha un modo di parlare, di fare affari e di pensare tutto suo. Quando mi è giunto l’invito firmato a mano da Serdar Gülgün (in foto, a sinistra, con l’autore), ho capito allora che mi aspettava un viaggio indimenticabile. Da tre anni ormai Gülgün, esperto di arte ottomana, ricercato interior designer e acclamato autore, regna su casa sua, il palazzo Macar Feyzullah Pasha Köskü, fiabesca sede del Ballo Ottomano che si celebra ogni due anni. Il solo visitarlo è una delizia, ma venirci per una festa è un’esperienza unica.

 

Così ho deciso di prepararmi adeguatamente, concedendomi al Kilic Pasha Hamam un antico rito ottomano del quale avevo sempre letto. In questo luogo i gentiluomini vanno a rilassarsi e a farsi coccolare. Dapprima il benvenuto: un asciugamano caldo e un succo fresco alla mela cotogna, come da tradizione; poi il massaggiatore personale conduce nell’hamam, dove comincia il lavaggio rituale con acqua calda e un guanto di spugna vegetale che lascia la pelle fresca come mai prima. Dopodiché, steso su un marmo caldo, inizia il trattamento col sapone: il massaggiatore porta una larga federa di cuscino e la riempie con schiuma di sapone, che poi riversa su di me. La sensazione è quella di un’estrema rilassatezza, che dona splendore tanto alla pelle quanto allo spirito. Dopo questa esperienza memorabile mi hanno portato rapidamente al Four Seasons Bosphorus Hotel, per prepararmi.

 

 

Ad aspettarmi nella mia stanza c’erano dei regali speciali, un braccialetto con una tartaruga d’oro, simbolo di saggezza e longevità, e una delizia turca aromatizzata alla rosa, proveniente dallo storico negozio di dolci Haci Bekir. Per quella sera la mia scelta è caduta su una bellissima giacca coi revers a scialle in lana color crema. Per essere meno stravagante, l’ho abbinata a un dolcevita nero di baby cashmere, a un paio di discrete scarpe di vernice e, come dettaglio eccentrico, a una spilletta a forma di tartaruga. Al tramonto, a bordo di uno yacht privato, abbiamo attraversato lo stretto del Bosforo. Indimenticabile la vista della tenuta di Serdar, immersa tra le palme e circondata da uno splendido parco; quando poi ci siamo avvicinati alla dimora, che fu anticamente il casino di caccia di un pascià, la scalinata scintillava della luce diffusa dalle candele piazzate sul carapace delle tartarughe di Serdar (che le nutre esclusivamente con fragole).

 

 

Sempre a lume di candela, abbiamo varcato l’ingresso verso il salotto e il bar, affollati dalle persone più eleganti di quella parte del mondo; Serdar, il nostro ospite, indossava uno smoking di velluto con ricami dorati. I suoni esotici delle percussioni suonate dal vivo, lo Champagne con la melagrana e i Gin tonic aromatizzati con le spezie locali scorrevano generosamente. Io ho apprezzato la compagnia di Mario Tavella, presidente di Sotheby’s Europa, il quale ha condiviso con noi il suo vasto sapere sulle antichità senza prezzo dalle quali eravamo circondati. Ugualmente senza prezzo è stata l’esperienza di avere un interlocutore tanto competente. Serdar ci ha poi dato il benvenuto, spiegandoci come questo evento fosse per lui una sorta di Biennale dell’Amicizia: percepire l’amore e l’amicizia degli ospiti giunti dai quattro angoli del pianeta lo rende molto felice.

 

In seguito ci ha invitati al piano di sopra, dove ci aspettava un incredibile allestimento. Al centro della sala dal soffitto voltato splendidamente decorato a stucco, un leone imbalsamato, trofeo di qualche pascià del passato, sovrastava il tavolo del buffet. Tra le prelibatezze, servite in piccole padelle di rame, rimangono memorabili il delicatissimo vitello con erbe fresche, spigole pescate nelle acque locali con lenticchie nere aromatizzate al limone e una speciale selezione di halva caramellato, una delle principali delicatezze del posto.

 

 

 

 

L’euforia è giunta al culmine quando due danzatrici del ventre si sono esibite incantando sia il festeggiato sia gli invitati, uomini e donne. Canti e balli sono proseguiti fin dopo mezzanotte: tutti erano muniti dei tradizionali fez rossi, di maschere baffute e di daire (tipico tamburello della tradizione turca, ndr), coi quali si sono fatti immortalare per il selfie di rito. La serata si è conclusa con la performance di un celebre ballerino locale, che ha creato un’atmosfera unica col suo costume dalle ali argentate, in suggestivo contrasto con la sala piena di oggetti antichi. Un ricordo che si aggiunge ai tanti altri gelosamente riportati a casa da quest’incantevole città, dove da sempre le onde d’oriente si infrangono contro le scogliere d’occidente.