L’Abu Dhabi che non ti aspetti

Il più grande e importante tra gli Emirati è un luogo in sviluppo costante che va annotato nelle prossime destinazioni di viaggio: cultura, auto veloci, buon cibo e divertimenti di ogni tipo, tutto a disposizione di tutti

DI Claudio Giudice
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Chiudete gli occhi. Apriteli. Davanti a voi una distesa infinita di sabbia, l’aria secca del deserto e sull’orizzonte il profilo di una città ultramoderna i cui grattacieli svettano verso l’alto, «dove osano le aquile» o in questo caso i falconi. Siete ad Abu Dhabi, primo per importanza e dimensione tra gli Emirati Arabi Uniti, uno degli stati col maggior tasso di sviluppo al mondo. Ma cosa sappiamo davvero noi occidentali di questi luoghi? Spesso poco, frutto perlopiù dell’immaginario collettivo e di informazione generalizzata: ricchezza, lusso sfrenato, Islam e soprattutto petrolio. Se ci si ferma alla superficie in parte è così, ma come ogni Paese va conosciuta la sua storia. Fino al 1958 Abu Dhabi riconduceva a una comunità di beduini, pastori e pescatori dediti alla coltivazione di datteri (indescrivibile il gusto di quelli, di ogni tipo, assaggiati all’immenso mercato dedicato), qualche varietà di verdura nelle oasi, all’allevamento di cammelli e alla pesca. Poi successe, si scoprirono i giacimenti di petrolio. Contrariamente a quanto si può pensare, lo sceicco Shakhbut II bin Sultan Al Nahyan, diffidente e non ancora conscio delle potenzialità dell’oro nero, mise da parte i ricavi; si deve quindi aspettare lo sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan per vedere l’inizio dello sviluppo degli Emirati. Da allora, era il 1966 quando salì al potere, la crescita non ha conosciuto sosta: lo sceicco Zayed, come viene chiamato e la cui foto è presente in ogni edificio pubblico insieme a quella del regnante attuale, l’emiro Khalifa bin Zayed Al Nayhan, ha investito con grande lungimiranza per rendere Abu Dhabi e gli Emirati Arabi Uniti in generale dei luoghi moderni e avanzati, potendo usufruire di una riserva quasi illimitata di risorse.

Facciamo un salto in avanti di 60 anni e arriviamo ai giorni nostri. L’Emirato è uno dei luoghi più particolari al mondo e, a onor del vero, raccoglie anche molte contraddizioni interne: da un lato si trova il governo, assolutista, islamico e improntato alla difesa della popolazione emiratina, per cui se si imposta la propria vita secondo dettami ben precisi, si ottiene dallo stato bonus economici considerevoli, come per esempio la casa di proprietà, il sostenimento delle spese scolastiche dei figli e molto altro. Dall’altro lato, l’estrema apertura economica verso chiunque abbia un progetto, la voglia di metterlo in pratica e sia disposto a seguire le regole. Inoltre, grazie alla disponibilità economica e al conseguente arrivo di personalità di spicco di vari ambiti, la città guarda al proprio futuro in maniera innovativa: entro il 2030 Abu Dhabi vuole essere ecosostenibile (ne è un esempio l’innovativa Masdar City, centro urbano che conta solo su energia solare) e avere un’economia non più basata solo su petrolio e turismo.

Tuttavia, dal momento che per ora il turismo è ancora una delle fonti economiche maggiori, è doveroso ricordare che anche in questo aspetto Abu Dhabi offre veramente di tutto. Fuori dalle città c’è il deserto; è indescrivibile quello che si prova a essere in mezzo al nulla, attorniati solo da sabbia e silenzio. Sono quei luoghi in cui ci si sente piccoli, si percepisce il Sublime nel senso romantico del termine. E tra una duna e l’altra, nella regione di Al Dhafra, altra città dell’Emirato, si scoprono resort che definire da mille e una notte è poco. Tra questi, il Qasr Al Sarab Desert Resort by Anantara: l’architettura richiama quella tipica di un villaggio del deserto, case basse, colori che si confondono con quelli dell’ambiente circostante. Ma una volta varcata la soglia della hall, comincia un’esperienza a 360 gradi: cucina, «dune bashing» (gita sulle dune su un fuoristrada attrezzato, purtroppo guidato solo dalla guida), piscine, spa, palestra, shopping e tanto altro, al punto che non c’è abbastanza tempo per fare tutto.

Lasciato il deserto, è tempo di tornare alla città. Qui ancora di più, l’imbarazzo della scelta ti attanaglia: attività adrenaliniche o culturali? Visitare i mall o la candida e silenziosa moschea? Il Louvre, nel distretto culturale di Saadiyat, dove stanno arrivando anche altri tra i principali musei occidentali, merita una visita perfino da parte del turista meno interessato all’arte, se non altro per l’innovativa architettura pensata da Jean Nouvel che ha pensato la sua creazione come una «candida Medina sovrastata da un cielo artificiale».

Un altro luogo che è doveroso visitare è la Grande Moschea voluta dallo sceicco Zayed. La sua costruzione ha richiesto 11 anni, dal 1996 al 2007, e ha impiegato artigiani e materiali provenienti da regioni diverse del pianeta con lo scopo di «unire il mondo». Il prodotto finito è un luogo immenso, può accogliere oltre 41mila persone, e nei giorni in cui non ci sono le preghiere trasmette pace e tranquillità: vi si cammina scalzi su marmi di varia provenienza, si fa silenzio in modo che anche chi non è spirituale trova dentro di sé un momento di raccoglimento, specie all’ora a cui tramonta il sole, dove la luce dà vita a giochi abbaglianti.

Ma Abu Dhabi non è solo cultura e pace: dal 2009 infatti, a Yas Island, distretto votato all’adrenalina, poco fuori dalla città, si tiene il Gp di Abu Dhabi di F1, sul circuito di Yas Marina. Il tracciato, di nuova concezione e progettato dallo specialista Hermann Tilke, si snoda sul porto, con un pittoresco passaggio sotto lo Yas Hotel. Quando non ci sono gare, è possibile affittare vetture da corsa di ogni genere, formula, prototipi, Gt e perfino vetture da drifting, con le quali fare scuola guida, ma anche farsi portare a bordo delle stesse nel «servizio taxi» offerto dai piloti professionisti di stanza lì (quasi tutti europei). E poco lontano dalla pista, l’immancabile Ferrari World, il nome parla da sé. Una menzione va al Formula Rossa, la montagna russa più veloce al mondo con la sua velocità massima di 239 km/h.

Infine, sempre nella zona di Yas Island, una delle attività più suggestive: il giro sull’aliscafo. Al di là della bellezza di fare un giro su un aereo di così piccole dimensioni (guidato ovviamente da un professionista), questo è il modo in cui più ci si rende conto di cosa sia Abu Dhabi. Dall’alto si vede la geografia del territorio, ma soprattutto come esso cambia e perché. Spiega il pilota che quando si sta via anche solo per pochi mesi, al ritorno si trovano intere nuove zone della città, appena edificate. Il tutto per un’estensione enorme, facendo sì che non esista un vero centro della città. Dall’aliscafo si percepisce il dinamismo che permea la città e la voglia di metterlo a frutto, per creare un luogo da mille e una notte, che abbia però una solida base anche alla luce del sole.

Gli Emirati Arabi, Abu Dhabi in primis, sono infatti Paesi che si sono affacciati di recente sul grande mondo, ma grazie alla consapevolezza, sempre più consolidata, di quali siano le loro potenzialità, stanno guadagnandosi un ruolo da protagonisti negli scenari mondiali. Non passa giorno senza che una nuova idea prenda vita.

Che sia dunque questa la chiave del successo di un Paese? Fermento intellettuale e voglia di trasformare i pensieri in fatti. Forse la vecchia Europa dovrebbe ricordarsene…

(www.visitabudhabi.ae, italy@dctabudhabi.ae)