OTTOBRE 2021 EDITORIALE

Ott 05 2021

Bisogna convenire, e lo dico senza ombra di irriverenza, che essere stato e chiamarsi Omobono è già in sé un fatto importante, che racchiude un programma. Saranno pure coincidenze, ma alle volte vi sono certe combinazioni di semplici dati anagrafici in cui sembra di poter ravvisare il segno di particolari predestinazioni. Sant’Omobono: non si può immaginare un insieme di sillabe che diano un suono più dolce e che meglio suggeriscano alla mente l’idea di una illuminata e sconfinata bontà. È tanto tempo ormai che sant’Omobono è il patrono dei sarti e dei mercanti, ma soltanto recentemente la ricorrenza della sua festa ha incominciato a essere celebrata in tutta Italia con particolare solennità così da diventare, come oggi è diventata, la festa di tutta la categoria. In omaggio a sant’Omobono e a Sua Gloria, una volta all’anno, in occasione di Milano Su Misura, i sarti si ritrovano per sentirsi uniti, affratellati in una popolosissima schiera di artigiani cui le difficoltà del mestiere, le lotte e le gelosie non potranno mai togliere la soddisfazione che dà il lavoro quando, come in questo caso, è tanto vicino all’arte. I sarti sono innamorati del loro lavoro anche se spesso e volentieri ne parlano male per denunciarne le amarezze che procura, le difficoltà e le ansie; talvolta se la prendono anche con l’andamento meteorologico delle stagioni che essi vorrebbero disposte secondo un preciso calendario perfettamente intonato ai vari indumenti fondamentali del guardaroba maschile. Parlano spesso male della loro clientela, che non comprende e, ahimè, talvolta non paga o paga troppo a rilento. Insomma, hanno sempre qualcosa o qualcuno contro cui lamentarsi. Ma, nel complesso, sono innamorati del loro mestiere che è veramente uno dei pochi che ancora riescono a dare delle soddisfazioni non soltanto materiali. E quando si trovano insieme hanno sempre da dirsi molte cose interessanti. M’è bastato vivere con loro e tra di loro l’anno scorso le due giornate di Milano Su Misura per capire di quanto hanno bisogno di vedersi, parlarsi, aggregarsi, confrontarsi per crescere. Si dice che i sarti hanno una terribile gelosia di mestiere e che non di rado dicono male l’uno dell’altro. È vero, può darsi: è un segno anche questo del grande amore che hanno per il loro lavoro. Sant’Omobono, dunque, una volta all’anno li raccoglierà tutti insieme: Milano Su Misura è un’occasione propizia per parlare dei problemi della categoria anche nel corso di un allegro convegno, per parlarne alla buona, magari, senza litigi e noiose prolusioni accademiche. Ed è un’occasione propizia per fare del bene a tutti e a tutta la categoria. Il Trofeo Arbiter propone anche quest’anno i suoi inediti e unici contenuti ai propri interlocutori: prima di tutti ai sarti che, spesso gelosi della propria autonomia, possono trarre soltanto benefici dal confronto. E poi alla comunicazione, perché la realtà sartoriale ha ancora molto da raccontare al mondo e al pubblico di Arbiter, avido di sapere, tecnico e culturale. La cronaca della manifestazione è da quest’anno in memoria di sant’Omobono Tucenghi, tra i primissimi laici canonizzati, fu santificato nel 1199, figlio di un sarto, patrono dei sarti, dei tessitori e dei mercanti. Sarà l’esempio di vita e fulcro su cui far crescere il successo della sartoria italiana nel mondo.

Come scrissi a febbraio, Arbiter è, e sarà, il punto di aggregazione su cui fondare e costruire insieme il futuro del fatto a mano Su Misura in Italia. Stabilendo insieme i principi che governano i valori in questo campo e la loro gerarchia. L’arte del sapere, di fare, di saper fare e di far sapere. Ricchissime le giornate dell’8 e del 9 ottobre di Milano Su Misura e del Trofeo Arbiter: 28 sarti, 13 artigiani, due convegni, due esposizioni, senza dimenticare gli approfondimenti, le interviste, le immagini e i commenti ai maestri artigiani della Mente, della Mano e della Materia. E a conclusione della 48 ore, la sfilata dei clienti dei sarti e la Cena di gala, con i riconoscimenti, le premiazioni e l’assegnazione del Trofeo ai Magistri e agli Iuvenes vincitori. Ma non voglio annoiarvi ripetendo ciò che magari avrete già letto o che già sapete. L’anno scorso, l’eco di Milano su Misura è arrivata lontano, in Corea, Cina, Giappone, India, America del Nord e del Sud, Russia. Il mondo della sartoria si è accorto di avere una rivista che parla con loro e attraverso i loro clienti. Quest’anno, Covid permettendo, anche il nostro pubblico sa, è informato e può partecipare. Una deminutio chiamare voi lettori di Arbiter «pubblico»: vi conosco ormai bene, siete uomini e donne che non applaudono a qualsiasi cosa, viva o morta che sia. Amate toccare i tessuti, comparare spalle di giacche differenti, capire cosa renda un abito più convincente dell’altro. La mia idea, la sapete, è che non tutti sono destinati a vivere in bermuda, senza mai una camicia stirata di fresco, un paio di scarpe curate, che sappiano di cultura, una giacca che faccia sentire bene chi la indossa e chi la guarda. Una platea unica, preparata, di conoscitori, che pratica o aspira a una vita su misura, non può che essere irregolare e imprevedibile. Solo la fame è comune a tutti. Fame di sapere sempre di più, per liberarsi dalla schiavitù di voler sempre di più senza mai sentirsi soddisfatti. Fame di imparare a scegliere le cose giuste e usarle nel modo migliore. Per non perdersi nel mare delle bruttezze che ci circondano, basterà sapere e seguire con fierezza, visione e pertinenza la rotta dello stile e dell’eleganza dell’uomo che Nettuno indica secondo i punti cardinali della bussola del Trofeo Arbiter: Etica, Estetica, Qualità ed Emozione.

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