Parola chiave: diversificazione

Lug 29 2021
Christian Dominici, Dottore commercialista,
laureato con lode presso l’Università L. Bocconi
in Economia Aziendale.

 

Professionalità, competenza e servizi di alto profilo. È su questi tre pilastri che si fonda lo Studio Dominici, una realtà affermata da vent’anni nel panorama finanziario milanese che nasce con l’idea di agevolare l’accesso al credito delle piccole, medie e grandi imprese italiane, a cui si aggiunge l’assistenza a banche e società finanziarie che gestiscono i crediti tributari.

«La nostra parola chiave è diversificazione perché lo Studio è solo una delle nostre attività» afferma Christian Dominici, titolare dello Studio CD.

Le altre realtà sono Christian Dominici S.p.a, un Oam (mediatore creditizio) vigilato dalla Banca, che è in grado di condurre un’azienda ad acquisire credito a tassi di mercato favorevoli, rivolgendosi esclusivamente a banche iscritte certificate dalla Banca d’Italia.

Un’altra è Naos Investimenti: nata nel 2006, ha come presidente Emiliano Bonomi e come amministratore il Dott. Christian Dominici. È una società specializzata nell’operare in Italia nell’acquisizione dei crediti Iva da società in bonis. Ciascuna delle soluzioni offerte dalla Naos Investimenti permette alle Pmi italiane di ottenere un importante apporto di nuova liquidità.

«Con un totale di 1 miliardo di euro di crediti tributari annui gestiti, contiamo oltre il 50% del mercato del nostro Paese, pur facendo riferimento a un unico soggetto», afferma il direttore.

In questo momento particolare dal punto di vista sanitario, lo Studio non ha cambiato tipologia di clientela ed è rimasto fedele al modus operandi sempre utilizzato: «Anzi, negli ultimi due anni il nostro fatturato è addirittura aumentato, dato che ci siamo impegnati nell’assistenza alle banche che hanno dovuto negoziare nuovi finanziamenti alle imprese loro clienti».

Le prospettive relative alla seconda parte dell’anno secondo Dominici non sono positive: «Ritengo che, nonostante l’arrivo delle varianti del virus, abbiamo tutti ripreso a condurre una vita normale, forse troppo in anticipo rispetto a quanto avremmo dovuto fare. Per quanto riguarda il Pil invece, dopo il -12% dell’anno scorso, posso dire con certezza che aumenterà», continua. «Vedo un fine anno complicato, in cui le imprese nostre clienti hanno sicuramente risolto i loro problemi di liquidità, ma non quelli relativi alla produzione industriale. Probabilmente assisteremo a delle chiusure parziali nei mesi più critici dell’anno, da settembre a dicembre. Purtroppo sono aspettative non troppo brillanti, almeno per quest’anno».

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