L’arte della misura

L e linee delle giacche non hanno guizzi che le rendano appariscenti e svelano proporzioni di un’armonia omerica.  è la cifra stilistica di Andrea Lombardo, sarto di Budrio

 

Pochi mesi fa l’amico bolognese Franco Forni, che spesso mi onora della sua ospitalità, mi mostrava il tight che aveva fatto cucire in occasione di un matrimonio cui avrebbe dovuto partecipare in Spagna. La gran parte di questi capi fa apparire gli uomini che li indossano come il ripieno di un tacos gigante, un bruco non trasformatosi completamente in farfalla o, peggio, una blatta riuscitasi a drizzare sulle zampe. Il suo rivelava invece un dominio non comune delle linee e dimensioni indispensabili a slanciare la parte inferiore e valorizzare quella superiore, in modo da conferire solennità senza perdere in dinamismo. Naturalmente gli chiesi chi lo avesse realizzato e lui mi fece il nome della Sartoria Lombardo di Andrea Lombardo, che si era recentemente trasferito a Budrio dopo aver lavorato a Bologna per quattro decenni. Budrio è una tranquilla cittadina dalle origini antichissime, anche se furono i romani a dare alle sue campagne l’assetto che in parte hanno tuttora. Sono infatti un esempio ben conservato delle assegnazioni ai coloni, in questo caso legionari a riposo, effettuate nel III e II secolo a.C. col nome di centuriazioni. Non le mancano monumenti e personaggi storici di rilievo come quel Giuseppe Barilli che, con lo pseudonimo di Quirico Filopanti, inventò i fusi orari e ha così meritato che gli si intitolasse la piazza principale.

Con buona pace di tutto ciò, non credo che ci sarei mai andato se non per incontrare di persona Andrea Lombardo, raccomandatomi anche da un altro paio di appassionati del bel vestire. Originario di Alcamo, vi restò fino a 16 anni quando il padre, contadino, col coraggio di una generazione che seppe credere nel futuro tanto da crearlo con le proprie mani decise di investire tutti i risparmi in un podere nel bolognese, dove si trasferì con moglie e quattro figli. I primi rudimenti dell’arte di cucire gli erano già stati trasmessi dalla madre sarta, così appena giunto a Bologna poté trovare lavoro presso il maestro Di Marco, che aveva lavorato a lungo con Domenico Caraceni. Quando annunciò che voleva andar via per imparare a tagliare, Di Marco gli promise che se fosse rimasto glielo avrebbe insegnato lui stesso. Un vero privilegio, che costrinse Lombardo ad accettare. In seguito perfezionò la tecnica frequentando l’affermata scuola di taglio Santarelli e Castellucci, che aveva sede a Roma in via del Tritone. A quel punto non gli mancava altro, così tornò a Bologna per mettersi in proprio. Era il 1970, proprio quando per la sartoria si apriva il decennio più difficile.

La Sartoria Lombardo si trasferisce a Budrio

«Sinceramente», dice, «fu un periodo complicato. Non nego di aver vissuto momenti di sconforto in cui ho cercato delle alternative, ma se non le ho trovate o non mi sono fatto trovare da esse è probabilmente perché dentro di me non vedevo altro destino che la sartoria. Ho raccolto le forze e ce l’ho messa tutta, provando e riprovando alla ricerca di una mia linea. Se vuoi piacere a tutti non sei buono per nessuno, così ho intrapreso una strada personale da cui non ho mai deviato. Il mio abito vuole essere classico, formale, comodo e soprattutto bello, perché di tutte le qualità la bellezza è quella che si vede di più, che apprezza chiunque. Bisogna saper essere attuali nei dettagli, nei materiali, nei colori e nei pesi, ma seguo i tempi senza cedere alla tentazione di strafare da un lato o prendere scorciatoie dall’altro. Voglio che la mia giacca sia così equilibrata che la si sarebbe potuta mettere 20 anni fa come tra altri 20, ma perché un capo duri tanto bisogna anche metterci dentro tutto il lavoro che ci vuole».

[adrotate banner="7"]
Vestire
Iscriviti

Newsletter

Entra nel mondo di Arbiter: iscriviti alla nostra newsletter per restare sempre aggiornato e ricevere i contenuti in anteprima.