Classe di ferro

M assimo Pasinato rivelò a 13 anni una vocazione per ago e forbice. Oggi vizia il cliente, facendolo sentire un po’ maharajah e un po’ stilista

Vicenza è conosciuta come capitale dell’oreficeria, ma è anche un importante polo conciario, metallurgico e industriale in genere. La sua vitalità economica non è una novità, come dimostrano i palazzi pubblici e le dimore private affidate già nel Rinascimento alla dispendiosa magnificenza del Palladio. In un’area dove da secoli si accumulano nuovi capitali, ricerca del meglio e voglia di distinguersi sono una tradizione. Oggi lo status symbol più efficace è mantenersi in forma, ma non è stato sempre così. Prima che lo facessero la tonicità e l’abbronzatura, il successo era stato raccontato da orologi, auto e abbigliamento. Quando gli uomini si distinguevano dall’abito e gli abiti si distinguevano dalla fattura, le più prospere province del Veneto contavano su sartorie di elevata qualità, che nel complesso hanno rappresentato una scuola stilistica e tecnica seconda per importanza solo a quella napoletana. Dagli anni 60 sino alla fine del secolo scorso, il sarto più esclusivo di Vicenza era Gino Calabresi. Nel suo laboratorio lavoravano la moglie Delfina e la signora Giuseppina, il cui figlio Massimo rivelò già a 13 anni una vera vocazione per l’ago e la forbice.

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